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Economia


 

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"Accordo fatto: il Consiglio europeo ha approvato l'accordo sul quadro finanziario pluriennale per il resto del decennio. Valeva la pena di aspettare".

E' il testo di un messaggio mandato dal presidente Herman Van Rompuy su Twitter alle 16,22, oltre 25 ore dopo l'orario previsto inizialmente per l'avvio del vertice, che in realtà è cominciato solo ieri sera dopo lunghe trattative incrociate fra i leader e con il presidente stesso.

L'accordo sul bilancio comunitario 2014-2020 è stato raggiunto su una seconda bozza di compromesso rivista dal presidente dopo una nuova pausa tecnica, ma secondo quanto riferiscono fonti europee le cifre complessive non cambiano rispetto a quelle diffuse in mattinata (960 miliardi di impegni e 908 di pagamenti).

E' la prima volta nella storia dell'Unione che un bilancio pluriennale è inferiore rispetto al precedente. La proposta iniziale della Commissione europea era di circa mille miliardi di trasferimenti effettivi. La discrepanza rispetto all'ultimo bilancio del 2007-2013, a livello di impegni e pagamenti effettivi, è rispettivamente di 34 e 34,6 miliardi.

   

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La cifra di 960 miliardi di euro per i cosiddetti "impegni" è di 11,9 mld inferiore a quella proposta da Van Rompuy nel fallito vertice di novembre scorso. La somma di 908,4 miliardi è per i "pagamenti", ovvero l'effettiva liquidità a disposizione per le politiche europee fra il 2014 ed il 2020. Quest'ultima è a metà strada fra le due ipotesi di inizio serata (fra 903 e 915 miliardi). Nella bozza aumentano di 1,25 miliardi di euro i fondi per Pac. Crescono di 4,659 miliardi anche i fondi per la coesione "economica, sociale e territoriale". Gli stanziamenti complessivi sono oggi 324,707 miliardi, nella proposta del fallito summit di novembre erano 320,148 miliardi.

Ma a farla da padrone sono soprattutto i tagli, che vanno maggiormente a colpire aree nevralgiche per la crescita economica: infrastrutture, innovazione e ricerca vengono ulteriormente tagliati di 13,84 miliardi. Nella bozza vengono infatti stanziati 125,69 miliardi, nel fallito vertice di novembre erano 139,54 miliardi e ben 164,31 nella proposta della Commissione. Nel solo capitolo "Connecting Europe", per la realizzazione di infrastrutture nel settore dei trasporti, delle reti e dell'energia, vanno persi oltre 11 miliardi. Scure anche sull'amministrazione di un altro miliardo di euro rispetto a novembre, e quasi due miliardi in meno per gli Affari Esteri, ovvero il portafoglio a disposizione di Cathrine Ashton. Il capitolo 4, che comprende anche il servizio diplomatico, nella bozza presentata da Herman Van Rompuy ai leader ha una dotazione di 58,767 miliardi. E' prevista la conferma del fondo per gli aiuti ai cittadini più poveri, ma con un taglio: vengono stanziati 2,1 miliardi di euro, il Parlamento ne aveva chiesti 2,5 miliardi.

I capitoli di spesa "tradizionali" vengono quindi tutti preservati, e i tagli si concentrano sulla spesa comune che non tocca "buste nazionali" e quindi interessi particolari. La tanto attesa iniziativa contro la disoccupazione giovanile di Van Rompuy viene finanziata con circa sei miliardi di euro, a cui potranno accedere i Paesi dove il tasso di disoccupazione giovanile supera il 25%, quindi Italia compresa.

Quanto all'Italia, si registrano alcune novità interessanti: il suo saldo netto migliora di 500 milioni di euro all'anno, e passa così da un saldo netto negativo di 4,5 miliardi nel periodo 2007-2011 a un saldo negativo di 4 miliardi per il settennato 2014-2020. Secondo i primi conti relativi alla bozza, complessivamente dovrebbero esserci 3 miliardi dedicati all'Italia in più, equamente ripartiti tra le voci relative al supporto alle "regioni meno sviluppate", colpite dalla crisi, e allo "sviluppo rurale".

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