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Dall'altro, soprattutto nel caso dell'Italia, un'attenta gestione della politica di emissione ha portato il Tesoro, come notavano gli analisti di Barclays pochi giorni fa, a emettere già 35,9 miliardi di euro di titoli nei primi due mesi dell'anno (contro i 33,7 miliardi di inizio 2012), con durata media dei titoli emessi salita a 7,3 anni (dai 5,4 dei titoli emessi nello stesso periodo dell'anno passato), completando il 19% del programma di emissioni lorde dell'intero 2013 e potendo così limitarsi a emettere una maggiore quantità di titoli a breve termine o tagliare l'ammontare offerto per limitare l'impatto di un rialzo dei tassi in caso di nuove tensioni.

Si noti che per un paese come l'Italia che a fine febbraio aveva poco più di 1.671 miliardi di debito pubblico in circolazione (con una vita media di 6,54 anni), ogni punto base in meno di rendimento corrisponde a un risparmio teorico in termini di interessi  (che diventa effettivo quando il calo dei rendimenti avviene in asta) di 167 milioni di euro circa. Si noti anche che a causa dell'effetto moltiplicativo legato alla durata media ("duration") dei titoli, più lontana è la scadenza maggiore sarà l'effetto che un taglio dei tassi ufficiali avrà sui tassi di mercato pagati dalle diverse emissioni.

Come dire che un taglio di 25 punti base dei tassi della Bce potrebbero mediamente far calare di circa 162 punti base il costo complessivo del debito pubblico italiano, ossia assicurare un risparmio di circa 27 miliardi di euro nell'arco di un anno. Un dato che da solo consentirebbe di dare una boccata d'ossigeno sia alle banche italiane, zeppe di Btp, sia all'economia tricolore (evitando la necessità di ulteriori manovre fiscali che finirebbero con l'accentuare la recessione). Una "droga" molto più potente ed efficace in prima battuta per i mercati (ma in seconda battuta anche per l'economia reale) di qualsiasi proclama politico.

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