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Economia


 

sede mps

Di Andrea Deugeni
e Luca Spoldi

Mps sull'ottovolante a Piazza Affari, anche se nessun socio o "mano forte" sembra in manovra: dopo un'apertura in calo di otto punti il titolo subisce una sospensione per eccesso di ribasso sul limite del 10%, per poi chiudere con un calo dell'8,43%, poco oltre i 25 centesimi per azione. Cosa ha fatto cambiare idea a trader e gestori rispetto ai continui acquisti che negli ultimi tre mesi hanno comunque fatto risalire di oltre un quarto il valore del titolo rispetto ai minimi visti a fine luglio quando per comprare un'azione del Montepaschi bastavano 15,5 centesimi di euro è facile intuirlo: le dimissioni di Giuseppe Mussari dalla presidenza dell'Abi per evitare di coinvolgere l'associazione nelle "polemiche" che riguardano l'operato dell'ex presidente di Mps (e prima ancora di Fondazione Montepaschi) e i timori circa la solidità dei conti dell'istituto.

Quanto al primo punto, il mercato guarda principalmente due aspetti: la politica di acquisizioni, giudicata tardiva e a caro prezzo già all'epoca, che portò la banca a rilevare il controllo di Biverbanca (nel frattempo rivenduta) e Antonveneta (il cui avviamento è stato svalutato integralmente lo scorso anno) nel 2008, meno di un anno prima dell'esplosione della crisi economico-finanziaria di portata mondiale generata dal crack di Lehman Brothers, e le operazioni su derivati aperte con controparti del calibro di Deutsche Bank, Goldman Sachs o Nomura, che hanno già prodotto perdite per decine di milioni di euro in bilancio ma che rischiano di produrne ancora di più in futuro, tanto che qualcuno già parla di operazioni nate non sotto una cattiva stella ma al fine di spalmare sui bilanci futuri perdite che altrimenti avrebbero compromesso gli ultimi esercizi della gestione Mussari.

Quanto al secondo punto, tra le sale operative italiane da tempo gira il timore che sui bilanci del gruppo senese il peso dei crediti deteriorati sia destinato a mantenersi ancora per qualche tempo molto superiore alle medie di settore, già in crescita (secondo gli ultimi dati Bankitalia, riferiti a novembre, le sofferenze lorde hanno superato i 121,8 miliardi ossia il 6,33% degli impieghi lordi e le sofferenze nette i 62,12 miliardi o il 3,23% degli impieghi lordi). Il che significa che nei prossimi trimestri Mps dovrà procedere ad ulteriori svalutazioni e accantonamenti al fondo rischi su crediti.

Un lavoro di pulizia che probabilmente riguarderà anche altri istituti italiani. Non a caso oggi scendono anche le quotazioni di Banco Popolare (-4,11%), Ubi Banca (-4,14%) e Intesa Sanpaolo (-2,60%), nonostante un report positivo giunto sul settore bancario italiano da Morgan Stanley, che consiglia di guardare oltre i problemi attuali e di iniziare a sovrappesare alcuni tra i nomi principali del comparto come UniCredit, in quanto rispetto a qualche mese fa stanno ormai migliorando le condizioni di accesso al funding mentre sembra ridursi la competizione per nuovi depositi e i margini sembrano poter tornare a salire fin dal prossimo trimestre se non da questo. Per gli analisti americani visto il "forte sconto sul Nav" a cui trattano sia UniCredit sia Intesa Sanpaolo, vi sarebbe dunque la possibilità di iniziare ad accumulare posizioni.

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