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Economia

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Ma chi è maggiormente sensibile all'andamento dello spread Btp-Bund, tra le banche tricolori, avendo una maggiore quantità di titoli di stato in portafoglio? Mps a fronte di un portafoglio titoli e derivati di 37,3 miliardi di euro a fine settembre, risulta avere in cassa circa 24,7 miliardi di Btp, UniCredit sempre a fine settembre deteneva circa 92,7 miliardi di euro di titoli sovrani di cui 42,5 miliardi euro erano titoli di stato italiani, Intesa Sanpaolo parlava di un'esposizione in titoli verso lo Stato italiano pari a 80,2 miliardi (di cui però 31,2 miliardi erano riferiti a titoli in portafoglio delle compagnie assicurative del gruppo), Banco Popolare ne dichiarava 12,24 miliardi su 12,55 miliardi scarsi di valorizzazione complessiva del portafoglio titoli di stato, Ubi Banca non superava i 2,43 miliardi di titoli di stato italiani in portafoglio a fronte di 2,50 miliardi di valore complessivo.

In totale solo le prime 5 banche italiane avevano dunque oltre 162 miliardi di euro di titoli di stato italiani in cassa. Da settembre ad oggi, peraltro, i titoli di stato italiani hanno continuato a recuperare terreno e lo spread a "stringere": non è dunque detto che nel frattempo qualche istituto non abbia approfittato del momento favorevole per limare la propria esposizione in vista della chiusura dell'anno. Qualcosa di più preciso sarà possibile saperlo già nelle prossime settimane, quando inizieranno a circolare le prime stime e anticipazioni sui risultati di bilancio del 2012 degli istituti di credito italiani.

Oltre all'andamento dello spread a tenere alta l'attenzione sui titoli bancari tricolori sono anche le novità in materia di requisiti di liquidità: ieri il Comitato di Basilea ha raggiunto l'accordo definitivo riguardo gli standard di liquidità ("Lcr") previsti dagli accordi di Basilea 3, accogliendo richieste giunte da più parti (compresa la Banca d'Italia) e scaglionando nel tempo l'entrata in vigore degli stessi, che anziché scattare subito dal primo gennaio 2015 entreranno gradualmente in vigore, da allora fino al primo gennaio 2019. Una decisione che potrebbe essere imitata a breve dalle autorità statunitensi e che sembra premiare le banche a maggiore capitalizzazione (come ha ricordato il presidente del gruppo dei Governatori, e numero uno della Bank of England, Mervyn King, "l'ampia maggioranza" delle principali banche mondiali "già detiene un livello di liquidità ben al di sopra del minimo richiesto da questi standard").

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