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E' durato 8 ore l'interrogatorio degli inquirenti senesi all'ex direttore generale Antonio Vigni per l'operazione di AntonVeneta avvenuta nel 2007 e che ha portato a una maxiacquisizione con una plusvalenza per gli spagnoli del Santander di oltre 2 miliardi.

Il banchiere deve chiarire quali rapporti ha avuto con i vertici del gruppo spagnolo dalla quale la banca padovana venne acquisita per 10 miliardi di euro (per questo episodio, agli atti degli inquirenti, c'è anche una e-mail inviata nel 2007 allo stesso Vigni dal suo vice, Giuseppe Manzi, dove venivano espresse perplessità sulla criticità dell'operazione) e far luce su una serie di operazioni sospette come l'acquisto dei derivati, attraverso i veicoli Santorini e Alexandria.

L'ex direttore generale ha lasciato il palazzo di giustizia da un'uscita secondaria evitando di incontrare i giornalisti che da ore attendevano che terminasse l'interrogatorio. A quanto si è appreso, i pm potrebbero decidere di riascoltare Vigni in un secondo momento.

L'ex presidente Giuseppe Mussari (che sarà interrogato domani) e Vigni sono indagati dalla Procura per manipolazione del mercato e falso. Avrebbero attuato un "medesimo disegno criminoso", "in concorso tra loro" nell'ambito del programma di finanziamento ideato per il reperimento delle risorse finanziare necessarie all'acquisizione di Antonveneta. Per l'ex presidente di Banca Mps la Procura ipotizza i reati di falso in prospetto e manipolazione del mercato

Dall'informativa della Gdf è emerso che anche Marco Morelli e Pirondini, entrambi direttori finanziari di Mps in diversi periodi, sono stati iscritti nel registro degli indagati. Morelli, che dopo un passaggio a Intesa Sanpaolo è oggi responsabile italiano di Bofa Merrill Lynch, avrebbe omesso, insieme a Vigni, alla Banca d'Italia e alla Consob dettagli fondamentali sul finanziamento da un miliardo di euro riservato a JpMorgan necessario al Monte per comprare l'istituto padovano.

Morelli Mussari

L'interrogatorio di Vigni precede quello di Mussari, già presentatosi in Procura ma senza essere ascoltato dai pubblici ministeri. L'ex presidente di Mps ha chiesto infatti un rinvio per giovedì a causa degli impegni di uno dei suoi difensori. L'ex direttore generale del Montepaschi è giunto circa alle 10.30 in Procura a Siena a bordo di un taxi accompagnato dall'avvocato Roberto Borgogno, dello studio Coppi, ed Enrico De Martino ed è entrato negli uffici senza rilasciare alcuna dichiarazione. Ressa di giornalisti, fotografi e cameramen all'ingresso di Palazzo di Giustizia.

Le indagini hanno portato anche a un sequestro preventivo del valore di 40 milioni in titoli e liquidità oggetto di "scudo fiscale". I provvedimenti sono stati eseguiti nei confronti di banche e fiduciarie in ordine all'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno dell'istituto bancario Mps.

Mentre l'ex dg era sotto torchio, a Siena si è tenuto il lungo Cda chiamato a valutare la prima stima delle perdite riportate sui prodotti strutturati Alexandria, Santorini e Nota Italia. Dopo 6 ore, il presidente di Rocca Salimbeni Alessandro Profumo non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti. Il rosso causato dai derivati dovrebbe aggirarsi intorno a 720 milioni.

In Borsa, il titolo è salito sull'altalena: dopo un'apertura positiva in controtendenza con gli indici di Piazza Affari, le azioni sono tornate a perdere, per risalire in chiusura dell'1,14%, a 0,23 euro.

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