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Parenti-serpenti a Siena. Mentre in Italia la Procura va avanti con le indagini, da Oltralpe rimbalza la voce che Axa Assicurazioni, colosso assicurativo che nella banca di piazza del Campo è socio forte con il 3,72%, non guardi proprio con particolare apprensione alla bufera giudiziaria (e borsistica) che si sta abbattendo sull'istituto senese. Anzi, con la banca che nel 2013 dovrà fare i salti mortali per tornare alla redditività e iniziare a restituire i Monti-Bond con tanto di salati interessi e che potrebbe ritrovarsi quindi da un momento all'altro in crisi di liquidità, l'affaire Mps potrebbe giocare a favore dei cugini transalpini.

Fantafinanza, complottismo? Qualcosa di vero, forse, a riflettere bene c'è. Di motivi per sfregarsi le mani, i francesi li hanno. Per prima cosa, nei rapporti di forza che sottendono alla partnership commerciale con il Monte. E' vero, infatti, che il legame fra Axa e Mps è di quelli forti e cementati con tanto di manager che siedono in maniera incrociata nei rispettivi consigli di amministrazione e joint venture in Italia attive sia nel ramo vita sia nel Danni, ma Siena e Parigi dovranno ora rifare i conti della loro partnership bancassicurativa alla luce del piano di chiusure e cessioni di filiali (400) che la banca ha già in parte realizzato e che deve ancora realizzare. Meno filiali a disposizione vogliono, infatti, dire anche meno sportelli da cui vendere le proprie polizze e Axa, desiderosa di crescere in Italia (è uno dei mercati core del Vecchio Continente dov'è meno presente), farà sicuramente pesare il fatto di poter disporre ora di un canale distributivo un po' ridotto.  

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La voglia della compagnia assicurativa transalpina di crescere nel nostro Paese, ripetendo le fortunate gesta delle connazionali Lactalis, Lvmh e Bnp-Paribas, fa sì che Axa non trascuri nemmeno l'idea, tutt'altro che balzana, di aumentare il proprio peso nell'azionariato del gruppo senese e di mettere le mani su una banca sotto pressione. Il Monte ha già messo in cantiere un aumento di capitale da un miliardo (con esclusione del diritto di opzione per gli attuali soci), ma potrebbe dover bussare alla porta degli azionisti per altri 6,5 miliardi e riuscire a rimborsare così i Monti-Bond.

Insomma, un soggetto che, se i target del piano industriale non dovessero essere centrati (Mps intende rimborsare tutto per cassa), potrebbe esser costretto a richiedere altri denari agli azionisti (BankItalia ha già detto niet ad altri prestiti). Stando ai rumors che circolano negli ambienti finanziari francesi, i manager di Parigi starebbero dunque alla finestra senza grandi timori di veder naufragare la loro avventura italiana.

Se i francesi si preparano a fare gli avvoltoi, in Mps, secondo quanto raccontano fonti interne ad Affari il duo Viola-Profumo procede invece spedito con l'operatività, marca la distanza con la precedente disastrosa gestione e non si preoccupa a sua volta delle mire dei francesi. I motivi? Ci sono una serie di fattori che renderebbero difficile la campagna d'Italia di Henry De Castries, presidente e amministratore delegato di Axa.

Analisti scatenati/  Da quando è scoppiato lo scandalo, gli analisti finanziari si sono prodotti in una mitragliata di giudizi di sell, reduce e underweight accompagnati da target price sempre più bassi. Ancora nessuno, tuttavia, ha eguagliato BofA Merrill Lynch che al rating underperform ha attaccato un obiettivo di prezzo a zero euro...

In primis, il tetto statutario del 4% al diritto di voto in assemblea. Vincolo che al momento fiacca ogni velleità di scalare il Monte. Poi, per salire nell'azionariato (e il caso Aleotti lo dimostra), i nuovi azionisti dovrebbero avere l'ok degli altri convitati: in prima battuta, quello della Fondazione. E' sicuro, infatti, che l'ente guidato da Gabriello Mancini è oberato dai debiti e dovrà mettere sul mercato un altro 10% dell'istituto di credito, ma difficilmente scenderà sotto il 20%. Una quota a cui si aggiungerebbero i pacchetti di altri azionisti amici, come la famiglia che controlla il gruppo farmaceutico Menarini, e che rappresenterebbe uno zoccolo duro di azioni a presidio della senesità-italianità della banca.

C'è poi il fantasma della nazionalizzazione che aleggia nel futuro di Mps. Nel caso il Tesoro decida infatti di convertire i propri crediti con Siena, i francesi resterebbero con un pugno di mosche in mano, perché in caso di conversione a questi prezzi, Via XX Settembre entrerebbe con oltre l'80% del capitale.

Viola e Profumo dormono sonni abbastanza tranquilli, anche perché nei prossimi mesi la bufera giudiziaria e i numeri del bilancio 2012 potrebbero essere un ottimo assist per sbloccare la situazione sul complesso fronte delle relazioni industriali. E' un fatto che a metà dicembre la maggior parte delle sigle sindacali abbia messo la propria firma sotto l'accordo quadro sul piano industriale che prevede 4.600 esuberi e la cessione di 400 sportelli, ma bisogna anche tener presente che non hanno siglato la Fisac-Cgil e Dircredito. Sindacati che rappresentano oltre il 25% della forza lavoro in Mps. Nei prossimi trimestri, far capire ai rappresentanti dei lavoratori di Susanna Camusso che la situazione contabile è ancora critica e che il piano industriale rischia di fallire potrebbe ammorbidire anche la riottosa Cgil e consentire a Viola e Profumo di procedere spediti anche sul fronte del taglio dei costi.

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