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Economia
Paolo Balice
 
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"Siena rischia un altro aumento di capitale? Vedremo. Dipende. Se verrà fuori un grande scandalo...". Lo spiega ad Affari Paolo Balice, presidente dell'associazione degli analisti italiani (Aiaf), intervistato sul caso-Mps. L'esperto aggiunge, però, che "al momento il rischio reputazionale non esiste" e che il Monte, come tutte le banche italiane, "è alle prese con il problema delle sofferenze e della ristrutturazione della rete delle filiali. In Mps, ci sono stati degli errori di strategia, ma non bisogna generalizzare".
 
L'INTERVISTA

Come giudica lo scandalo-derivati che è scoppiato a Siena? Che idea si è fatto della vicenda Mps?
"Ci sono stati degli errori nelle acquisizioni passate, errori che ormai sono storia. Mi riferisco ad AntonVeneta, ma anche all'acquisto di Banca 121. Sui dettagli finanziari dell'operazioni finanziarie, sono in corso delle indagini e noi analisti esterni, per le nostre valutazioni, ci basiamo su dati di bilancio. Dobbiamo quindi attendere i resoconti della magistratura e della Vigilanza della Banca d'Italia. Indubbiamente, è un caso isolato con una storia travagliata che ha ora i riflettori addosso per la campagna elettorale".

D'accordo, ma esiste un rischio contagio per il tramite della reputazione per tutto il sistema bancario italiano? Una tegola che, forse, non ci voleva proprio ora che la situazione finanziaria del nostro Paese e delle nostre banche andava normalizzandosi...
"Il sistema bancario italiano è sano e lo dimostra la reazione che ha avuto nei confronti della crisi dei mutui americani. Reazione che non c'è stata in altri Paesi europei. Detto questo, in Mps ci sono stati degli errori di strategia che hanno portato a ulteriori errori. Ma non bisogna generalizzare. Le banche italiane sono tornate a finanziarsi sui mercati internazionali, riuscendo a raccogliere in un canale che prima si era prosciugato. C'è una stabilizzazione in corso, una buona notizia. Un miglioramento complessivo. Al di là della vicenda Mps, i problemi reali del sistema bancario italiano sono altri".

IL CURRICULUM/ Laureato in Economia con specializzazione in Banking all'Università la Sapienza di Roma, Balice, 55 anni, è responsabile per il centro Italia della divisione Wealth Management di Azimut. Dal 1983 lavora in gruppi bancari e di gestione del risparmio. Ha ricoperto, tra l'altro i seguenti incarichi: gruppo Azimut: direttore studi e gestioni patrimoniali, gruppo Invesco: direttore investimenti Italia e deputy Cio multimanager team Europe.

Quali?
"Sono tre: il livello delle sofferenze, la ristrutturazione complessiva della rete distributiva e la quantità di titoli di Stato italiani presenti nei bilanci. Quest'ultimo aspetto, ora, è meno problematico, grazie alla riduzione dello spread Btp-Bund. Direi quindi che, rimosso l'elemento d'imbarazzo per l'Abi della presidenza Mussari, il caso Siena resterà isoltato senza conseguenze sistemiche. A differenza della crisi americana, in cui moltissimi istituti erano erano rimasti invece impigliati in una rete diffusa di titoli derivati".

D'accordo, ma lo Stato è dovuto intervenire con 3,9 miliardi di euro di Monti-bond...
"Si tratta di un finanziamento effettuato a tassi molto onerosi, in cui lo Stato s'indebiterà al 4% e verrà rimborsato al 9%. In più, i vertici della banca hanno fatto sapere che intendono restituire il prestito nei tempi previsti, senza ritardi aggiuntivi".

Alla luce invece della situazione contabile attuale e dei numeri in possesso dell'Aiaf, com'è invece la situazione dei crediti in sofferenza in Mps?
"Le sofferenze sono un tema generale di tutto il sistema bancario. Non c'è una differenza sostanziale fra i vari istituti italiani. Direi che bisogna leggere la situazione in una chiave positiva".

Quale?
"Veniamo da un mondo in cui il sistema delle imprese dipende molto da quello delle banche. E' un sistema bancocentrico, in cui gli istituti di credito hanno spesso svolto il ruolo sostitutivo del mercato dei capitali, anche perché nel nostro Paese non si è mai sviluppato un vero e proprio mercato delle obbligazioni corporate, di finanziamento diretto. Se questa situazione, quindi, portasse a una minore dipendenza delle imprese da parte delle banche, considererei il riequilibrio in maniera positiva". 

Se la situazione dovesse peggiorare, anche considerando un'evoluzione negativa delle inchieste, Mps rischia un altro aumento di capitale?
"Vedremo. Dipende. Se verrà fuori un grande scandalo... ma in questo momento il rischio reputazionale non è menzionabile".  

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