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Economia


 

Banca d'italia

Di Andrea Deugeni
e Luca Spoldi

Il peggio per Mps sembra alle spalle nonostante i "gufi" che pronosticavano perdite per un miliardo o più e la necessità di un salvataggio immediato del gruppo. Se non emergeranno altri problemi legati ai derivati, come ha più volte ribadito in conference call stamane l'amministratore delegato Fabrizio Viola, per il Monte dei Paschi di Siena la pulizia di bilancio annunciata dovrebbe rivelarsi drastica (730 milioni di euro di impatto sul bilancio 2012) ma non tale da mettere a rischio la tenuta patrimoniale dell'istituto, una volta varati i "Monti bond". Il problema che resta sullo sfondo è, semmai, uno scenario macroeconomico che resta a dir poco incerto e che induce a pronosticare un ulteriore incremento delle sofferenze e uno spread che deve tornare a livelli bassi visto che i target del piano industriale fissati dal duo Profumo-Viola si basano su un livello precrisi del differenziale Btp-Bund precrisi.

Così anche se non si tratta di una questione posta sul tappeto ora, a Siena ci si continua a interrogare quale potrebbe essere il nuovo "socio finanziario" di lungo termine che possa piacere ad Alessandro Profumo e a Viola, ma anche alla Banca d'Italia. Secondo alcuni rumors raccolti a Siena, l'ipotesi di fare spazio ad un socio estero, sia Axa (già socia al 2,05%), sia magari un "estero vestito" come potrebbe essere Bnp Paribas suggerito da Mediobanca, non sembra politicamente spendibile. Di più: si sussurra a Siena che Via Nazionale per ora vedrebbe con favore una sorta di congelamento dello "status quo" che consentisse a Rocca Salimbeni di difendere se non la "senesità" quanto meno la "toscanità" dell'istituto, vecchio pallino della politica locale e nazionale.

Ma chi potrebbe corrispondere a questi "desiderata" visto che l'uscita di Francesco Caltagirone aveva già fatto propendere per l'ingresso col 4% di Alberto Aleotti (patron del gruppo farmaceutico fiorentino Menarini), che al più potrebbe arrotondare la propria partecipazione ma certo non sottoscrivere per intero l'eventuale aumento da 1 miliardo di euro che Profumo e Viola si sono già fatti autorizzare per avere mano libera da qui al prossimo quinquennio?

Per il momento non ci sono risposte, ma solo un'ipotesi, formulata in ambienti politici: quella di un intervento di Cassa depositi e prestiti tramite il "braccio armato" Fsi (Fondo strategico italiano), già intervenuto poche settimane fa per rilevare "pro tempore" la quota (4,5%) di Generali posseduta dalla Banca d'Italia, in attesa di ricollocarla sul mercato entro i prossimi tre anni. Fsi non avrebbe alcun problema a sottoscrivere anche per intero l'aumento di capitale, ma secondo alcuni offrirebbe il fianco ad una critica: sommare ai 3,9 miliardi di "Monti bond" anche un miliardo di aumento riservato a Fsi farebbe di fatto del Tesoro l'azionista di riferimento con 5 miliardi di euro di capitale (ove i Monti bond fossero convertiti in azioni per pari ammontare), pari al 40% dei 12,5 miliardi di capitale ex aumento e conversione.

Per questo l'ipotesi, che in realtà sembra non dispiacere affatto ai palazzi della politica, potrebbe essere "stigmatizzata" dai mercati ed è dunque destinata a rimanere una "estrema ratio" a cui ricorrere se Profumo e Viola non dovessero riuscire a percorrere altre vie già prefigurate, a partire dalle dismissioni di attività non più "core" come quelle di Consum.it o nel leasing e factoring. Lasciando spazio anche agli analisti per iniziare a delineare con maggiore precisione gli eventuali vantaggi di una scelta "esterofila", che per concretizzarsi dovrebbe essere interiorizzata per tempo sia dai sindacati interni sia dalle autorità politiche e di mercato italiane.

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