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Era inevitabile che il caso derivati Mps, con una perdita potenziale da 740 milioni di euro per il bilancio 2012, piombasse come un macigno in campagna elettorale ai danni della lista civica Mario Monti per l'Italia e dei suoi supporter centristi. Già, perché i soldi per mettere in sicurezza e salvare i coefficienti patrimoniali della banca più antica del mondo ce li ha messi il Tesoro: ben 3,4 miliardi di euro, che nell'ultimo mese sono diventati 3,9 proprio per far fronte alla grana derivati, di Monti-bond. Strumenti obbligazionari speciali predisposti già nel 2009 dall'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti e che l'attuale esecutivo ha rinnovato per fornire liquidità al gruppo di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola a caccia di risorse per rispondere alle richieste dell'European Banking Authority (Eba) e coprire adeguatamente gli oltre 22 miliardi di Btp contenuti nel bilancio della banca.

Peccato che questi soldi sono stati messi a disposizione di Siena da parte del Ministero di Via XX Settembre mentre il governo reintroduceva l'Imu, aumentava di un punto l'Iva e bloccava la rivalutazione delle pensioni. Insomma, con una mano Monti tartassava i ceti medi con l'austerity fiscale per la ragion di Stato di mettere in sicurezza i conti pubblici dell'Italia e dall'altra stanziava dei soldi per permettere alla sesta banca del Paese di fronteggiare delle perdite su derivati. Perdite causate da una scellerata gestione che strapapagò (9 miliardi)  AntonVeneta a fine 2009. Ancora una colpa per quei soliti banchieri dai bonus milionari che non godono di molta simpatia presso l'opinione pubblica. E così, Monti ne fa ora le spese, mentre cerca di lottare con Pd e Pdl per restare ancora a Palazzo Chigi nella prossima legislatura.

Grande imbarazzo per le dimissioni di Mussari anche per Profumo. Il banchiere fu il main sponsor nel 2010 dell'ascesa di Mussari all'Abi...

I più feroci nemici del Professore hanno approfittato immediatamente dell'assist proveniente da Siena per sommergerlo di critiche. "Le banche hanno badato troppo alla finanza e poco all'economia reale, alle famiglie e alle imprese. Monti ha coccolato le banche e dato schiaffi al ceto medio", ha tuonato il segretario del Pdl Angelino Alfano."Se la magistratura metterà lo stesso zelo che ha messo in altre vicende su quella del Montepaschi, ci troveremo davanti ad una vicenda di enorme portata. A cominciare dall'acquisto di banche a prezzi assurdi da parte del Monte. La cosa più grave è che tutto ciò accada mentre il governo Monti accorda 3,9 miliardi al MPS, più dell'Imu pagata sulla prima casa dagli italiani", ha detto invece il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri.

Anche per il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro "la vicenda che ha coinvolto il dimissionario presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, è gravissima. Ma è ancor più grave che il governo Monti abbia finanziato le casse del Monte dei Paschi di Siena con un prestito da 3,9 miliardi di euro, cifra equivalente all'Imu sulla prima casa, l'imposta con cui questo esecutivo ha tartassato gli italiani". "Si tratta di soldi pubblici, presi dalle casse dello Stato e dalle tasche dei cittadini, e versati a Mps da questo governo di banchieri", ha aggiunto Di Pietro, secondo cui "tutta quest'operazione rappresenta l'ennesimo schiaffo alle famiglie italiane salassate da Monti con le politiche del rigore. Politiche che hanno fatto pagare il costo della crisi ai lavoratori, ai giovani, ai pensionati, ai pù onesti, alle piccole e medie imprese e agli artigiani che, in questo momento, sono presi per il collo dal sistema bancario.

bersani 2 400

Critiche con qualche siparietto arriveranno anche dal leader del Movimento 5 Stelle che domani sera terrà un comizio proprio nella città del Palio. Protagonista in passato di molte partecipazioni alle assemblee di alcune blue chips di Piazza Affari, Beppe Grillo ha annunciato infatti la sua presenza, tra i soci, all'assemblea di Mps di venerdì che dovrà votare la delega per l'aumento di capitale da 4,5 miliardi di euro (da effettuare entro il 2015).

Al coro si è aggiunto infine anche il movimento Rivoluzione civile - Ingroia. "La vicenda del Mps è inquietante. Si parla anche di soldi pubblici, miliardi di euro dei cittadini italiani che vanno in fumo per i giochi speculativi della finanza", ha spiegato Orazio Licandro, coordinatore della segreteria nazionale del Pdci, candidato con l'ex magistrato. "Sembra che la crisi no abbia insegnato nulla, una crisi che nasce dall'economia di carta e sta scaricando i suoi costi su cittadini e lavoratori", ha aggiunto.

All'interno dell'arco costituzionale, invece, c'è grosso imbarazzo da parte del partito di Pier Luigi Bersani. Mps è infatti una banca della finanza rossa storicamente legata a doppio filo alle sorti del Pd toscano e senese. Un legame che si concretizza nella nomina da parte del Comune di Siena, della Provincia e della Regione Toscana (istituzioni ben presidiate dal Partito democratico), dei vertici della Fondazione Montepaschi, azionista di maggioranza relativa della banca di Palazzo Sansedoni con oltre il 30%. Ente che ha sempre designato presidenti e amministratori delegati del gruppo. L'unica voce critica  nei confronti di Mussari che si è alzata a Sinistra è stata quella dell'ex sindaco della città del Palio Franco Ceccuzzi, politico che nella prima metà del 2012 ha voluto l'avvicendamento al comando della banca (fuori la coppia Mussari e Vigni, dentro quella Profumo-Viola) e che ha pagato con la poltrona l'essersi messo contro l'ex componente margheritina del Pd in consiglio comunale. 


 




 

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