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Economia


 

 

Di Andrea Deugeni
e Luca Spoldi

 

Si precisa che la posizione di Marco Morelli è stata archiviata dal gip competente del tribunale di Siena il 13.12.2013

Qualcuno a Siena avrebbe dovuto e potuto prevedere che operazioni in derivati come Alexandria o Santorini sarebbero state foriere di guai per il gruppo Montepaschi? La domanda circola da giorni in ambienti finanziari milanesi e s'intreccia con i commenti sulla congruità o meno delle valutazioni di Antonveneta al momento dell'acquisizione dell'ex controllata italiana del gruppo Abn Amro (annunciata l'8 novembre 2007 e perfezionata il 30 maggio 2008) da parte della banca senese. Acquisizione per finanziare la quale Mps lanciò a giugno un aumento di capitale da 5 miliardi di euro rivolto ai propri azionisti, un parallelo aumento da 950 milioni di euro riservato a Jp Morgan Securities (che da allora figura nel libro soci di Mps col 2,527% del capitale sociale), un prestito obbligazionario decennale 2008-2018 da 2,16 miliardi di euro su cui venne pagato un tasso pari all'Euribor più 250 punti base ed acceso un finanziamento ponte a un anno stipulato in data 24 aprile 2008 con un pool di banche (Merrill Lynch, Credit Suisse, Jp Morgan, Citi, Mediobanca e Goldman Sachs) per ulteriori 1,95 miliardi con un tasso pari all'Euribor più 10 punti base, per il cui rimborso erano previste una serie di cessioni di "asset non strategici" tra cui Finsoe, la partecipazione in Banca del Monte di Parma, 150 sportelli piuttosto che la quota di minoranza (49%) di Mps Immobiliare.

Si noti che Jp Morgan, come ricordava una nota del dicembre 2008 della stessa Mps, aveva sottoscritto le azioni dell'aumento di capitale riservato da 950 milioni di euro "al fine di porle al servizio di un'emissione di strumenti finanziari convertibili (i "titoli Fresh"), il cui lancio è stato annunciato dalla stessa Jp Morgan in data 8 aprile 2008". In tutto una manovra da 10 miliardi di euro, che per importi e complessità non poteva non essere stata sottoposta ai vertici operativi dell'epoca: il direttore generale Antonio Vigni, il vice-direttore e neo Cfo, Marco Morelli, e il dirigente centrale responsabile della direzione finanza del gruppo, Gianluca Baldassarri. Facciamo attenzione alle date: il 25 maggio del 2006 il Cda dell'istituto aveva nominato Vigni, un "interno" (era entrato nel gruppo nel 1972) che aveva percorso tutte le tappe della carriera, quale successore di Emilio Tonini (direttore generale di Rocca Salimbeni dal 2003 al 2006).

Un mese dopo, nel giugno del 2006, un "esterno", Morelli, fino a quel momento direttore generale di Jp Morgan Italia (e membro del comitato esecutivo di Jp Morgan Europe), era stato nominato vice direttore generale di Banca Mps con responsabilità direzione corporate banking capital market per poi assumere due anni dopo, nel giugno 2008 (quando ormai l'acquisizione di Antonveneta era stata finanziata), l'incarico di Cfo del gruppo Mps subentrando a Daniele Pirondini. Manager "girato" nella stessa occasione su Antonveneta col grado di vice direttore generale (assieme all'altro ex vice dg di Mps, Giuseppe Menzi, che venne nominato amministratore delegato della controllata veneta) e mantenendo la carica di vice direttore generale (e ricoprendo anche il ruolo di amministratore delegato di Mps capital services banca per le imprese).

Nel marzo del 2010 Morelli esce dalla banca senese, venendo sostituito da Marco Massacesi (che rileva entrambe le funzioni di vice direttore generale e Cfo), per sbarcare in Intesa Sanpaolo dove (di cui viene nominato direttore generale vicario e responsabile della Banca dei Territori), istituto dove resta sino al marzo dello scorso anno prima di assumere, dal luglio 2012, l'incarico di country executive per l'Italia di Merril Lynch (e la vice presidenza della divisione Global corporate and investment banking per l'Europa, il Medio Oriente e l'Africa) al posto di Luigi Gubitosi (nel frattempo volato alla Rai).

Quanto a  Baldassarri era entrato in Mps nel 2001 dopo precedenti esperienze nel gruppo Banca popolare di Novara, poi in BpVi Sim, infine nel gruppo Banca di Roma (di cui nel 2000 era divenuto condirettore centrale responsabile della funzione investimenti di proprietà). Proprio a Baldassarri, "dimissionato" nel marzo dello scorso anno dopo l'arrivo ai vertici di Mps di Fabrizio Viola, sarebbe stato imputato l'acquisto di circa 25 miliardi di Btp e la successiva decisione di "coprire" quasi integralmente il "rischio su tassi" con interest rate swap coi quali Siena aveva cambiato il tasso fisso in un tasso variabile (Euribor più 25 punti base) nell'attesa che i tassi risalissero (e che le quotazioni dei Btp potessero calare). Cosa che non è avvenuta per l'intervento concertato delle banche centrali mondiali che dall'esplosione della crisi finanziaria seguita al collasso nell'ottobre del 2008 di Lehman Brother (banca d'affari che un anno prima di fallire aveva venduto a Siena un prodotto derivato descritto come "complesso", Antrhacite, legato a un paniere di fondi hedge) e del debito sovrano greco, dal maggio 2010, hanno di fatto congelato vicino a zero i tassi ufficiali per evitare il collasso dei mercati del credito. Oltre a far saltare ogni previsione, la crisi indusse Mps a ricorrere prima a Deutsche Bank per confezionare il "progetto Santorini" (nel dicembre 2008) e l'anno successivo a Nomura per cercare di rimediare ai guai causati da "Alexandria" (operazione che era stata avviata fin dal 2006 con Dresdner Bank).

Una girandola di intermediari e operazioni una meno fortunata dell'altra in tempi certamente difficili, ma la domanda è: avrebbero potuto o dovuto Vigni, Pirandini/Morelli e Baldassarri prevedere cosa stava per succedere e a quali rischi l'istituto era esposto in conseguenza delle decisioni operative prese? Un caso di cattiva comunicazione tra i vari livelli di management, di inefficiente controllo del rischio o che altro? Sinché non si farà chiarezza su questi punti a Piazza Affari il titolo Mps, che oggi ha chiuso appena sopra i 22 centesimi, pressoché sugli stessi livelli di venerdì dopo una iniziale sospensione per eccesso di ribasso in apertura di giornata, appare destinato a continuare a restare in altalena.

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