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Economia
giuseppe mussari

L'affaire Montepaschi si ingarbuglia nelle procure ma mostra segni di distensione in Borsa. Il titolo della banca senese prosegue il rally iniziato venerdì scorso. Il sotegno pubblico dei Monti-bond (certificato anche dal via libera di Bankitalia) e le rassicurazioni di Viola e Profumo sulla solidità dell'istituto portano il titolo a chiudere con un cauto +0,65% a 0,26 euro per azione.

Sempre vorticosi gli scambi, con più di un miliardo di azioni passate di mano, equivalenti al l'8,7% del capitale sociale della banca; il volume supera di tre volte la media
giornaliera dell'ultimo mese.

Mps risulta però essere il titolo di gran lunga più scambiato del listino per numero di contratti e anche oggi ha stentato a fare prezzo in avvio, è arrivata nelle prime fasi a guadagnare oltre il 7%; poco prima della chiusura ha virato in negativo, per poi riportarsi sopra la parita'.

La fiducia incassata dai mercati non allenta la tensione sulla banca. La procura di Siena sta spulciando i documenti dell'istituto, a partire dall'acquisto di Antonveneta. Ormai restano pochi dubbi sul fatto che la copertura di quell'operazione (da 9,3 miliardi) sia all'origine delle successive manovere di Mps. Manovre che, con il passare dei giorni, sembrano sempre più intricate. Perché, per sostenere quell'acquisizione servivano soldi. Molti soldi.

Nell'aprile del 2008, cinque mesi dopo la chiusura con Antonveneta, Rocca Salimbeni ottiene un prestito da un miliardo da Jp Morgan (il convertendo Fresh).  Quel miliardo è fondamentale perché consente all'istituto senese di restare oltre l'8% di total capital ratio, soglia necessaria per consentire a una banca di concludere un'acquisizione. Peccato però che il convertendo di Jp Morgan, pur essendo un prestito, viene utilizzato come parte del capitale. In sostanza è un prestito differito, perché il prestito poteva essere restituito solo convertendolo in azioni. Di fatto, però, la Banca d'Italia aveva sollevato il problema, chiedendo informazioni "circa la computabilità dell'intera operazione di rafforzamento patrimoniale". 

Il carteggio tra Palazzo Koch e Siena si conclude il 27 ottobre, quando Bankitalia dà il suo benestrare alla versione di Vigni. L'allora direttore generale assicura che "Jp Morgan ha acquistato la proprietà delle azioni senza ricevere alcuna protezione" da Mps. Una versione, con la quale Montepaschi avrebbe ingannato la Banca d'Italia, che non convince la procura. Gli inquirenti stanno approfondendo la funzione di quel miliardo. Così come stanno indagando su possibili attività speculative per gonfiare il prezzo di Mps e su un accordo tra venditore (Santander) e acquirente (Montepaschi) per spartirsi la plusvalenza di un'operazione fuori prezzo. Mano a mano che la Procura avanza, torna al punto di partenza: il peccato originale resta Antonveneta.     

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