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Ma la Banca d'Italia sul caso Mps ha vigilato bene o male? In un'audizione in Parlamento, il ministro dell'Economia Vittorio Grilli ha promosso la squadra di ispettori di Via Nazionale capitanata da Anna Maria Tarantola, all'epoca ancora alla guida della Vigilanza di Palazzo Koch. Nelle ultime due settimane, da quando cioè è deflagrato lo scandalo derivati a Rocca Salimbeni, in molti hanno però puntato il dito contro l'ex vicedirettore generale di BankItalia. E, a cascata, su Mario Draghi prima e Ignazio Visco poi.

Da ultimi, lo hanno fatto ieri sera alla trasmissione Servizio Pubblico il conduttore Michele Santoro e il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, mentre il responsabile economico del Pd, il mite Stefano Fassina, cercava di limitare il fuoco di critiche che si sono abbattute nei confronti dell'istituzione più importante per il corretto funzionamento del nostro sistema bancario. "State attenti a gettare fango su BankItalia", ha più volte avvertito Fassina.

I disinformati Santoro e Di Pietro (con tanto di teatrino), insomma, cercavano di far vedere (verbali alla mano) che di fronte alle perplessità e sollecitazioni messe nero su bianco dagli ispettori inviati a Siena sulle operazioni finanziarie Santorini e Alexandria nascoste nelle pieghe del bilancio del Montepaschi, i vertici di BankItalia non avevano fatto nulla per evitare il disastro.

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Nulla per evitare il disastro? Tenendo presente che, come ha ricordato perfino l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che con Mario Draghi non ha mai avuto molto feeling, la legge non dà pieni poteri alla Banca d'Italia per bloccare un'acquisizione come quella di AntonVeneta, perché il prezzo è troppo elevato e la definizione del prezzo rientra nella piena autonomia imprenditoriale delle banche, Via Nazionale ha in sequenza: 1) Convocato i massimi vertici di Mps, chiedendone la testa (cosa che è avvenuta immediatamente con il licenziamento di Vigni e l'arrivo di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola); 2) Bloccato la mega-liquidazione da 4 milioni corrisposta a Vigni e gli commina una multa da 64 mila euro; 3)  Consegnato i faldoni alla magistratura senese immediatamente, a inizio 2012. Azione che ha avuto come conseguenza un mega blitz a maggio della Guardia di Finanza, sempre lo scorso anno, nella sede della banca in piazza del Campo e a casa  di Mussari. Blitz al termine del quale i magistrati hanno ipotizzato i primi reati per l'ex presidente e il suo direttore generale.

Al termine di questo intervento, la magistratura ha iniziato il suo corso e ora, dalle indagini a cui BankItalia ha dato il là, emergeranno tutte le colpe del precedente management del Montepaschi. In sede civile e penale. Questa si chiama Vigilanza. Cari Di Pietro e Santoro, invece che gli ispettori, da Via Nazionale dovevano forse mandare i sicari per sparare a Vigni e a Mussari?

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