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Economia


Sarebbero una decina gli indagati da parte della procura di Siena nell'ambito dell'indagine su alcune operazioni compiute dall'ex management dell'Mps. I pubblici ministeri, Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, sono al lavoro per analizzare l'intera documentazione acquisita dai militari della Guardia di Finanza nel corso delle perquisizioni compiute dall'inizio dell'inchiesta. L'intenzione degli inquirenti è al momento, in particolare, quella di chiarire che fine ha fatto la plusvalenza ricavata nel 2007 attraverso l'operazione di acquisizione di Antonveneta. Banca acquistata dall'istituto di Piazza Salimbeni per circa 10 miliardi di euro dalla Banca Santander che invece l'aveva acquisita a 6,6 miliardi.
 
Un manager dell'Area Finanza del Monte dei Paschi sta aiutando gli inquirenti a scoprire che cosa accadde al momento di trattare l'acquisizione di Antonveneta. Starebbe svelando i reali termini dell'accordo che portarono alla famosa "plusvalenza" di circa tre miliardi di euro concordata con i venditori del Banco Santander.
 
Sono pronti gli avvisi a comparire per gli indagati e potrebbero essere notificati già nelle prossime ore visto che gli interrogatori sono stati fissati per la prossima settimana. È la svolta attesa, dopo le ultime verifiche effettuate dai pubblici ministeri Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso e dal Nucleo Valutario della Guardia di Finanza. L'attenzione si concentra su tutte le fasi dell'operazione, ma anche su quanto accadde all'interno del consiglio di amministrazione in carica nel 2007. In particolare si sta cercando di verificare che cosa accadde al momento di redistribuire gli incarichi.
 
I reati contestati ai manager vanno dall'associazione a delinquere alle false comunicazioni, oltre alla turbativa e in alcuni casi all'aggiotaggio. In tutto il periodo del negoziato tra italiani e spagnoli, ma anche recentemente, sarebbero state infatti effettuate manovre speculative sul titolo Mps. L'ipotesi dell'accusa è che in quella plusvalenza siano rientrate alcune "stecche" per i manager, senza escludere che anche la politica abbia potuto partecipare alla spartizione. Proprio di questo sta parlando la «fonte», già interrogata più volte dagli inquirenti. Si tratta di un funzionario di alto livello che ha seguito personalmente le fasi dell'affare e ne conosce bene i retroscena.
 
"Ho visto questo intervento molto forte del Presidente della Repubblica che chiede ai giornali di non parlare dello scandalo", ha esordito il segretario federale del Carroccio conversando con i giornalisti durante un incontro con i commercianti e i residenti del quartiere Isola, tappa della sua campagna  per le regionali in Lombardia. "Non voglio pensare che sia un intervento di censura - ha proseguito Maroni - però è singolare che il Presidente della Repubblica si svegli adesso, e in passato non abbia mai detto una parola sulla violazione del segreto istruttorio o del segreto di indagine, cosa che lui richiama". "Non vorrei - ha ipotizzato - che ci fosse qualche cattivo pensiero di chi dice che, adesso, lo fa perché la vicenda Mps riguarda il Pd, il partito di cui lui ha fatto parte".
 

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