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Economia

Di Edoardo Merenda - www.mutuiperlacasa.com

A prescindere da chi vincerà le elezioni, gli italiani dovranno riconsiderare un ritorno allo spread alto. A dirlo è il capo della divisione strategica di Morgan Stanley che è preoccupato per il valore dell'euro rispetto al dollaro e allo yen giapponese, e per un possibile rialzo dei tassi d'interesse previsto dalla Bce. Ma sui mutui casa che effetto si avrà post-election day? Ci sono due differenti correnti di pensiero.

La prima è che la politica nazionale, destra o sinistra che sia, essendo "sottomessa" alle dinamiche economiche dettate dagli spread, Derivati ed Hedge Funds, non potrà che subirne i condizionamenti. Leggendo in questi giorni quello che dichiara Laurence Mutkin, "rate strategist" di Morgan Stanley, lanciando un allarme sull'Europa e in particolare su Italia e Spagna e lo fa attraverso un "Now we're getting worried" ("Ora ci stiamo preoccupando"), il debito dello stato Italiano, unito all'euro forte voluto dalla Germania, dopo le elezioni, per chiunque vincerà, si dovrà tornare a combattere con spread rialzisti e finanziamenti offerti con interessi alti. La seconda, legata alle opinioni degli esperti Mutui Casa nazionali, dipenderà molto dalla capacità del nuovo governo di rimettere in moto un sistema produttivo ormai al rallentatore.

L'Italia, che si sta avvicinando sempre di più al profilo socio-demografico del Giappone, per età media, stile di vita e costo della macchina pubblica, ma che a differenza di quest'ultimo non potrà né aumentare il debito né svalutare la propria moneta, non ha molte aspettative di sviluppo. Scelte come aumentare la produzione e l'occupazione, aiutando con le proprie risorse le aziende in crisi, potrebbero ridare fiducia al sistema bancario che tornerebbe ad erogare mutui e prestiti a tassi più contenuti e con minor rischio di default. Oppure, in extrema ratio, utilizzare la Cassa Depositi e Prestiti per finanziarie direttamente le famiglie che chiedono un mutuo per la casa, rimettendo in circolo liquidità a basso tasso di interesse.

Quello che desta qualche dubbio su ciò che potrebbe succedere il giorno dopo le elezioni è che si possa fare molto poco a livello locale per uscire da questa "sottomissione" dall'economia globale, fatta di svalutazioni e debiti sovrani. Certo è che una maggiore coesione tra gli stati europei, in tema di politiche per le famiglie e le imprese, porterebbe maggiori vantaggi. Basta pensare che nel solo Regno Unito, che ha gli stessi abitanti dell'Italia, si concedono il triplo dei mutui e prestiti alle famiglie con tassi più bassi del 10%, mentre in Germania, la stessa Unicredit (Hvb), concede mutui ai tedeschi all'1,5% di spread, contro un "molto sconveniente" 4,50% agli italiani.

Quest'anno, in Italia si è erogata una quantità di mutui e prestiti pari alla metà di quella del 2011. La BCE ha tenuto i tassi di sconto vicini allo zero, si è re-introdotta la tassa sulla prima casa, ma a dire dei guru di finanza USA la situazione appare sempre difficile. La campagna elettorale porterà un vincitore che dovrebbe in teoria dialogare con il sistema finanziario per poter garantire flussi di denaro alle famiglie per i mutui, e alle imprese per gli affidamenti.

Per il momento, ancora una volta le scelte che prenderà Draghi,  la BCE si riunisce il 7 febbraio per le nuove decisioni sui tassi, avranno un effetto irruente sui mutui a Tasso Variabile che hanno beneficiato di un trimestre con un "supervantaggioso" Euribor inchiodato allo  0,11%. 
Si spera un'altra volta in "Super-Mario (Draghi)".
 

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