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Economia

di Bud Fox

toro

Le banche non sono aziende normali, si reggono su principi odiosi ai più, ma abbadonarne una senza gravi motivi si rischia di veder crollare l’intero castello” parola di Enrico Cuccia, ed è per questo che MPS non fallirà, e se a dirlo è il papa della finanza italiana, possiamo crederci. Enrico Cuccia non è più ai vertici del potere italiano, è morto ormai da anni, ma il suo marchio e la sua saggezza sono indelebili, probabilmente se fosse ancora vivo, al timone di Mediobanca, il sistema bancario italiano non sarebbe caduto nelle trappole disseminate nella giungla di questa finanza selvaggia.

MPS non fallirà, nessuna banca può fallire in un sistema sempre più bancocentrico, con un legame a doppio filo morboso tra banche e società. Negli Stati Uniti hanno tentato l’esperimento (Hazard Bank, azzardo bancario) con la Lehman Brothers e conosciamo tutti l’esito e possiamo stare tranquilli che non ci riproveranno più.

Diversa rimane la situazione per le società industriali, sono in molti ora a tentare il paragone con lo scandalo Parmalat, incalzando “MPS farà la stessa fine”, possiamo catalogare il tutto come linguaggio da campagna elettorale, il perché ce l’ha spiegato sopra Enirco Cuccia che in proposito aggiungeva: “A mio parere i bilanci aziendali in Italia sono tutti falsi”,quanto successo oggi non è quindi una novità.

L’abbiamo amaramente scoperto con il caso Saipem, titolo affossato del 34% in un solo giorno, un brutto risveglio per i piccoli risparmiatori da tempo abituati alle ottime performance del (ex) “gioiellino”, sbalzi di questo tipo a Wall Street sono una normalità, non a Piazza Affari, dove la norma rimane la totale latitanza dei controlli della Consob.

Presto sapremo chi è stato il grande investitore, dotato del divino dono della premonizione, liberandosi con sole poche ore di anticipo di Saipem, prima che il titolo affogasse nell’inchiostro rosso. Ai piani alti si gioca con le carte truccate, non dovremmo stupirci di questi situazioni, la finanza è sempre stata selvaggia, quello che invece porta l’amaro in bocca è la continua disparità di trattamento che la Consob ha verso i piccoli e grandi risparmiatori.

Grazie a Saipem è finalmente arrivata la correzione salutare, che i mercati fino a ora non erano riuscitia a raggiungere: le bizze della Corea del Nord, la recrudescente tumultuosa Primavera Araba, le indecisioni sul Debito USA, i claudicanti bilanci delle big americane, le esternazioni della politica italiana e nemmeno lo scandalo MPS era riuscito nell’impresa. Ci è voluta la cannonata di Saipem (uno dei titoli con maggior peso sul nostro listino) per portare l’affondamento di Piazza Affari, e subito è tornata la paura e il pessimismo, pochi si sono accorti che da inizio anno, in un solo mese, la borsa di Milano aveva già messo in cascina un rialzo del 10%, un rendimento da ottima annata in stile anni Novanta. Tempi ormai passati, macinati e triturati dalla grande crisi finanziaria che solo pochi ancora ricordano, quelli che sono già a cavallo del toro incipiente.

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