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Economia


 

obama giuramento (12)

Il dipartimento alla Giustizia americano ha intentato causa civile contro Standard & Poor's Rating Services, divisione di McGraw-Hill. A dare la conferma ufficiale è stato il ministro della Giustizia Eric Holder, che ha spiegato che la Giustizia americana punta ora a fare pagare a S&P danni per 5 miliardi di dollari, la cifra più alta mai chiesta per un procedimento legale di questo tipo collegato alla crisi finanziaria.

Immediata la reazione di S&P, che ha fatto sapere in una nota che "si difenderà in modo vigoroso" da "accuse senza fondamento" da parte del Governo e ha ribadito di avere sempre assegnato valutazioni "che riflettono il giudizio migliore possibile in ogni data occasione". Holder, durante la conferenza stampa in cui ha parlato delle circa 120 pagine depositate presso il tribunale di Los Angeles, ha tenuto a precisa che il procedimento legale "non ha legame con il downgrade degli Stati Uniti", deciso nell'estate 2011 dall'agenzia di rating che per la prima volta ha tolto a Washington la "tripla A" sulla scia del braccio di ferro sul tetto del debito.

Bensì l'accusa è di "avere gonfiato valutazioni" assegnate a bond collegati a mutui prima della crisi del 2008 e di avere "sottostimato il rischio legato ai titoli", nel tentativo di aggiudicarsi un maggior numero di clienti tra le banche che emettevano i bond in questione. L'indagine su S&P era iniziata nel 2009, ovvero prima del downgrade, e la causa è legata al fatto di "avere consapevolmente gonfiato le valutazioni assegnate".

L'accusa non riguarda l'incapacità di prevedere la tempesta finanziaria del 2008, hanno precisato i vertici del dipartimento alla Giustizia, cosa che invece aveva detto S&P in una nota di commento. "Stiamo andando al cuore della crisi", ha detto Holder, commentando il documento di 119 pagine presentato presso il tribunale federale di Los Angeles. La causa non riguarda persone singole e per il momento non coinvolge le altre due maggiori agenzie di rating, Moody's e Fitch ratings.

S&P, RICHIESTA GOVERNO INGIUSTIFICATA E PRIVA DI BASE LEGALE - Secondo Standard & Poor's, la causa civile intentata dal dipartimento Usa alla Giustizia all'agenzia di rating e' "ingiustificata e "totalmente priva di base fattuale o legale". E' quanto si legge un una nota rilasciata da S&P e relativa al procedimento avviato dal governo statunitense, che chiede oltre 5 miliardi di dollari a Standard & Poor's, accusandola di aver valutato in modo errato i mutui alla base dei derivati finanziari che fecero esplodere la crisi del 2007. Dire, sostiene l'agenzia, "che noi abbiamo deliberatamente mantenuto i rating alti, mentre essi avrebbero dovuto essere piu' bassi e' semplicemente non vero. Ci difenderemo vigorosamente contro queste affermazioni infondate". S&P sostiene di essersi sempre impegnata a "servire l'interesse degli investitori e di chi agisce sui mercati fornendo opinioni indipendenti sulla qualita' del credito, basete su informazioni dimostrabili. I nostri rating hanno sempre rispecchiato i nostri migliori giudizi sui RMBS e sui CDO in questione. Sfortunatamente, come chiunque altro, non hanno previsto la velocita' e la severita' della crisi in arrivo e quanto essa avrebbe inciso sulla qualita' del credito". "Anche se ci dispiace profondamente che questi CDO 2007 non abbiano avuto le prestazioni previste, questo non e' una base sufficiente per assumere un'azione legale contro la nostra buona fede di professionisti. I rating di S&P si basavano sugli stessi dati disponibili sui mutui subprime a disposizione del resto del mercati, inclusi quelli su cui esponenti del governo Usa hanno pubblicamente detto nel 2007 che i problemi del mercato dei mutui subprime sembravano essere contenuti".

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