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Mps, non è solo il titolo a procedere a ritmo spedito in Borsa. Anche le indagini condotte dai magistrati della Procura di Siena fanno dei passi avanti, acquisendo nuovi documenti utili a far luce sull'intera vicenda che ha portato la banca toscana prima a strapagare nel 2007 l'istituto nordestino AntonVeneta e a stipulare poi complessi contratti finanziari con Deutsche Bank e Nomura Bank negli anni successivi per salvaguardare la redditività del gruppo.

Su delega della Procura, la Guardia di Finanza di Siena ha infatti acquisito l'atto di vendita del Palazzo dei Normanni a Roma. Secondo una fonte, si tratta  di "accertamenti conoscitivi" sulla cessione dell'immobile che Banca Mps ha venduto nel 2011 a un fondo immobiliare gestito da Mittel, la finanziaria fino a poco tempo fa presieduta da Giovanni Bazoli, per circa 130 milioni di euro. Cessione, sospettano gli inquirenti, messa in atto con il presunto scopo di contenere le perdite del conto economico.

La trattativa si sarebbe conclusa sulla base di un prezzo concordato di 142 milioni, una cifra differente da quella di cui si è sempre parlato, ovvero 130 milioni. Scostamento che ha attirato l'attenzione dei magistrati che starebbero ora cercando di mettere in relazione quell'operazione con l'utile da 42,2 milioni riportato dalla banca senese nel terzo trimestre del 2011.L'altro filone delle indagini, che cerca di ricostruire i movimenti finanziari sui 17 miliardi complessivi (acquisto più trasferimento dei debiti) partiti dal Montepaschi per mettere a segno l'acquisto di AntonVeneta e dietro i quali potrebbe essersi nascosta una maxi-tangente, cerca di ricostruire il percorso seguito da otto bonifici destinati a istituzioni finanziarie con base a Londra, Amsterdam e in Svizzera.

Sempre secondo le indiscrezioni, un'altra pista battuta è quella di presunte retrocessioni o "premi" pagati a manager e dirigenti della banca, tra cui l'ex responsabile dell'area finanza Gianluca Baldassari, che sarebbe indagato per truffa ai danni degli azionisti insieme all'ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari. Un filone collegato alle complesse operazioni finanziarie su derivati Alexandria e Santorini e una somma di 20 milioni che Baldassarri avrebbe riportato in Italia approfittando dell'ultimo scudo fiscale. Nella vicenda Mps, in tutto, quindi, i reati ipotizzati al momento sarebbero tre: truffa, ostacolo all'attività di vigilanza e manipolazione di mercato, reati, quest'ultimi due, contestati già dalla Procura senese nella primavera scorsa.

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