Economia
Bankitalia, il monito di Panetta: “In Germania i laureati guadagnano l’80% in più. L’Italia deve investire sul capitale umano"
All’inaugurazione dell’anno accademico a Messina il governatore di Bankitalia lancia l’allarme su salari bassi, merito e futuro dei giovani

Economia ferma, poca innovazione e carriere lente: perché sempre più laureati scelgono l’estero invece dell’Italia
L’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università di Messina ha offerto l’occasione per una riflessione ampia sullo stato dell’economia italiana e sul futuro delle nuove generazioni. Ospite d’onore della cerimonia è stato il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, che ha tenuto la prolusione toccando temi chiave come crescita, produttività, salari e fuga dei laureati.
La cerimonia si è svolta nell’aula magna del Rettorato e ha segnato l’avvio del 478° anno accademico dalla fondazione dell’Ateneo. Dopo l’intervento della rettrice Giovanna Spatari, hanno preso la parola anche la rappresentante del personale tecnico-amministrativo Clorinda Capria e il rappresentante degli studenti Fabrizio Sbilordo.
Nel corso dell’evento non è mancato un momento musicale, affidato al coro d’Ateneo diretto dai maestri Umberto e Giulio Arena. L’apertura dell’anno accademico è avvenuta in un clima segnato anche dal cordoglio per la recente uccisione in Iran di Yasin Miurzaei, studente iraniano di 31 anni iscritto all’Università di Messina.
Panetta: “Economia migliorata, ma la crescita ora sarà modesta”
Nel suo intervento, Panetta ha riconosciuto che negli ultimi anni l’economia italiana è migliorata e ha mostrato una capacità di adattamento superiore alle attese, con una dinamica del Pil in linea con la media dell’area euro. Tuttavia, ha avvertito che questa fase positiva si è recentemente affievolita.
“La crescita si è recentemente indebolita, come in altri paesi europei e per i prossimi anni sarà modesta”, ha spiegato il governatore. Un rallentamento che, secondo Panetta, riporta al centro le fragilità storiche del sistema economico nazionale: “produttività che ristagna e bassa innovazione”, fattori che continuano a comprimere redditi e salari.
Laureati in fuga: non solo stipendi bassi, pesa la scarsa meritocrazia
Un passaggio centrale della prolusione ha riguardato la mobilità dei giovani qualificati. Panetta ha sottolineato che non sono soltanto i bassi salari a spingere molti laureati italiani a cercare opportunità all’estero.
A incidere è anche “la ricerca di ambienti di lavoro in cui il merito sia pienamente riconosciuto attraverso contratti stabili, impieghi coerenti con le competenze e percorsi di carriera più dinamici”. Un esempio emblematico è il confronto con la Germania, dove – ha ricordato – un giovane laureato può guadagnare fino all’80% in più rispetto a un coetaneo italiano, beneficiando al tempo stesso di prospettive professionali più rapide e strutturate.
Panetta ha riconosciuto che la mobilità internazionale può essere un valore, perché “favorisce l’accumulazione di esperienze e arricchisce il bagaglio culturale individuale”. Ma ha anche messo in guardia: quando l’emigrazione è causata dalle carenze del contesto di partenza, diventa una perdita per l’intero Paese. Se i giovani formati nelle università italiane non rientrano, ha concluso, “la perdita riguarda l’intera collettività”, rendendo ancora più urgente un investimento deciso sul capitale umano, sulla meritocrazia e sulla qualità del lavoro.
