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I partiti si accapigliano sulla questione patrimoniale. Ma, in realtà, una mini-patrimoniale c'è già: l'ha introdotta il governo Monti con il decreto Salva-Italia e peserà molto di più sui piccoli risparmiatori che sui milionari. Non solo: con una logica distorsiva, il provvedimento tende a favorire i conti correnti e i BancoPosta a scapito degli investimenti. E' l'accusa mossa, tra gli altri, dal segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi e da Alberto Foà, tra i promotori di "Risparmiamocelo".

La patrimonialina consiste in una imposta di bollo sui prodotti finanziari. Una "gabella", come la definisce Foà, proporzionale all'investimento, pari a una quota dell’1 per mille per il 2013 e dell'1,5 per mille dal 2014 in poi. Dal prossimo anno, chi ha investito un milioni dovrà sborsare 1500 euro. Chi ne ha investiti 50 mila, sarà costretto a pagare 75 euro.  

Il balzello, quindi, rispetta la regola della proporzionalità? Non proprio. Perché il Salva-Italia fissa un importo minimo di 34,2 euro. Una sorta di franchigia che penalizza i piccoli risparmiatori, in particolare coloro che hanno investimenti inferiori ai 22.800 euro. Basta avere 100 euro su un conto deposito per dover pagare il bollo, pari a un prelievo del 34,2%. Sul sito di "Risparmiamocelo", Foà descrive un paio di esempi: un giovane che investe 50 euro al mese in un piano di accumulo rateale, alla fine dell’anno avrà 600 euro: dovrà pagare 34,2 euro, cioè il 6-7%. Al contrario, più la quota si alza e più la percentuale diminuisce. Altro caso: il bollo rischia di mandare in fumo gli investimenti dei piccoli risparmiatori che, ad esempio, hanno puntato 100 euro sui Btp Italia. Questi ultimi hanno un rendimento annuo intorno al 2,5%: significa 25 euro ogni 12 mesi. Se l'imposta minima è 34,2 euro, il calcolo è presto fatto: si perdono 9 euro.

A questi squilibri se ne aggiunge un altro: se il bollo sugli investimenti prevede aliquote precise (1 e 1,5 per mille) e la soglia minima di 34,2 euro, i buoni postali fruttiferi e i conti correnti bancari sono assoggettati a un’imposta di bollo forfettaria (quindi, per qualsiasi importo) di 34,2 euro. Anche in questo caso, i piccoli risparmiatori avranno la peggio: essendo lineare, il balzello peserà più sui piccoli depositi che su quelli milionari. Con una ulteriore "distorsione": chi non investe i propri risparmi ma li affida a banche o Posta, non dovrà alcun bollo se il deposito è inferiore a 5 mila euro. Foà parla di "favore alle banche": "Gli investimenti sono tassati di più rispetto ai depositi. Se io tasso di più le macchine rosse rispetto alle macchine verdi, non aumento gli incassi dello Stato: aumento le vendite delle macchine verdi". Se la metafora automobilistica non è abbastanza chiara, Foà specifica: "Non siamo contro la patrimoniale. Siamo contro la patrimoniale che colpisca i piccoli risparmiatori. Contro una patrimoniale che favorisca banche, Posta e assicurazioni"

 

 

 

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