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Economia

di Pasquale Della Torca

Ma quale alba della terza repubblica! Guardando i dati sulle intenzioni di voto degli italiani alle elezioni politiche di Febbraio emerge che un governo con una maggioranza larga potrebbe esserci, ma solo mettendo insieme forze molto variegate, per cultura, obbiettivi politici e civili, elettorato. Il Governo che verrebbe fuori dall’accoppiamento tra PD, Lista civica di Monti, UDC, SEL e altri avrebbe più o meno le stesse caratteristiche dei molti governi dell’era democristiana (di breve durata e sostenuti da quattro-cinque partiti diversi). Ma per restare più vicini, se guardiamo la durata dei governi nei quali è centrale la presenza di partiti di sinistra (periodo ulivista) emerge che la loro durata media è stata di un anno. Quindi nei cinque anni di governo della coalizione ulivista (dal 1996 al 2001) si sono susseguiti i governi Prodi 1 (maggio 1996-ottobre 1998), il D’Alema 1 (ottobre 1998-dicembre 1999), il D’Alema 2 (dicembre 1999-Aprile 2000) e il governo Amato 2 (aprile 2000-giugno 2001). Il Prodi 1 è quello che fu “deposto” da Rifondazione Comunista. L’ultimo governo Prodi ebbe più o meno uguale sorte.

Ma la cosa più importante emerge dall’analisi dei risultati di queste esperienze di governo a partire dalle politiche economiche e finanziare fortemente antipopolari; ricordiamo il costo imposto agli italiani per sostenere l'entrata nell'Euro, i continui rialzi delle tariffe controllate per servizi e beni di prima necessità come acqua, luce, gas, telefono, fognature, rifiuti, i balzelli locali e le addizionali Irpef per regioni e comuni introdotte proprio in quegli anni oltre lo stillicidio delle leggi finanziarie e delle manovre aggiuntive che hanno pesato enormemente sui bilanci familiari. Così mentre le famiglie venivano spolpate, quei governi riducevano con diverse forme le tasse alle imprese, forse con la speranza che queste assumessero di più: cosa che non solo non si è mai verificata ma addirittura ha portato ad aumentare il tasso di disoccupazione. E proprio in questo delicato campo, i governi di centro-sinistra gettarono le fondamenta della piena liberalizzazione e privatizzazione del "mercato del lavoro'' tramite la "politica dei redditi'' che portava direttamente a una sorta di "patto sociale'' per lo sfruttamento dei lavoratori. Opera che si è irrobustita oggi con la Legge Fornero, cui il PD non ha opposto resistenza credibile.

Ma è proprio il trattamento cui fu sottoposto lo "Stato sociale'' il punto negativo qualificante di quell’esperienza governativa, con la privatizzazione dei servizi sociali ma soprattutto il famoso “scippo” del Tfr.

In questo senso la somiglianza con il governo Monti è impressionante e l’andamento della politica italiana verso le prossime elezioni politiche non fa presagire nulla di buono per l’Italia e i ceti medio bassi anche perché i partiti sono stati esentati dal presentare programmi agli elettori, tanto sono già stati scritti e resi cogenti dalla UE.

Si parta dall’osservare che dal primo gennaio di quest’anno sono diventate operative le nuove norme dettate dal cosiddetto Fiscal Compact ("Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'unione economica e monetaria"). Ratificato anche dal governo Monti, il trattato prevede l'obbligo di pareggio di bilancio - inserito nelle Costituzioni nazionali degli Stati firmatari o in leggi egualmente vincolanti. Questo trattato stabilisce un percorso a tappe forzate per la diminuzione del rapporto debito/Pil, che dovrà scendere di almeno un ventesimo l'anno. La gravità della ratifica sta nel fatto che il Fiscal Compact di fatto toglie le politiche economiche dalle mani dei governi, riducendole alla mera applicazione di una regola di pareggio di bilancio che verrà strettamente sorvegliata dalla Commissione europea e dalla Corte Europea di Giustizia. Cosa significa questo? Che il liberismo diventa il grande fratello, legge suprema dei governi europei voluta per compiacere il capitale e la finanza internazionali e che produrrà per gli anni a venire un maggiore impoverimento dei cittadini medi, maggiore recessione e disoccupazione e più ricchezza per i ricchi e le banche.

Ma la statuizione più odiosa che la Ue stabilisce è quella che prevede che anche quando un paese è in recessione economica il governo non potrà attuare politiche volte a sostenere l'economia, ma dovrà con qualsiasi mezzo chiudere il bilancio annuale in pareggio o in avanzo, sanzionando di conseguenza i paesi colpevoli di avere una forte spesa pubblica. E’ evidente che le conseguenze più pesanti le pagheranno i cittadini che saranno tartassati e pelati con le cure che già il governo Monti ha mostrato di saper ben applicare.

Le sciocchezze dette per dare valore e credibilità al trattato, vantato come misura necessaria per rafforzare la disciplina fiscale e porre argine alla crisi economica e finanziaria europea sono quelle della cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo la quale il trattato sarebbe una pietra miliare "per la risoluzione delle crisi dei debiti sovrani perché induce gli Stati a mantenersi sul cammino del consolidamento delle finanze pubbliche"; dello stesso parere sono il tecnocrate liberista Monti e il segretario del PD Bersani che, a scanso di equivoci, assicura di non voler "rinegoziare il fiscal compact né alcuno degli accordi raggiunti nell'ultimo anno".

Ma il punto più deprimente di tutto è che questa misura fortemente plutocratica, imposta dal liberalismo sfrenato che va sempre più impossessandosi delle leve del potere, è che le crisi economiche o i rallentamenti economici produrranno ex lege riforme delle pensioni, riduzione del salario e delle protezioni contro il licenziamento, ridimensionamento del welfare, precarietà e ulteriore disoccupazione.

Ecco dunque quali sono le chiavi di lettura per discernere correttamente l’orientamento e la strada che sta prendendo la politica italiana, che propone una sorta di “blocco” sinistrocentrico fortemente orientato verso Monti e la sua famigerata agenda. E basta vedere la composizione delle liste di Monti e da chi è supportato (es.: Italiafutura che fa capo a Montezemolo) per comprendere che questa volta l’assalto alla diligenza del potere lo stanno attuando i rappresentati del liberalismo sfrenato, le classi agiate e la plutocrazia. Da ciò non sortirà nulla di buono per i destini dei cittadini e, dunque del paese reale.

E’ evidente la non credibilità delle promesse che Monti, con sicumera e sistemi da politico democristiano consumato, va facendo perché deve, è obbligato, a rispettare i dettami della UE per cui governo, Parlamento, cittadini, Costituzione sono totalmente alla mercé della stessa e del capitalismo internazionale. E come scrive Paolo Barnard nel suo blog a proposito della perdita di sovranità politica e costituzionale degli stati occidentali: “Oggi, nel caso dell’Eurozona, quella perdita è totale. Ciò significa che nessuno degli uomini o delle donne che oggi si azzuffano nelle liste elettorali, premier o parlamentari, vi potrà governare nei prossimi 5 anni. Essi eseguiranno solo ordini impartiti da tecnocrati europei, dai Trattati europei, e dai mercati finanziari, fine. Fra Vendola e Monti lo spazio di manovra è non più dello 0,1%, se consideriamo le politiche nazionali che contano. Grillo ancora meno, perché il suo team è talmente scadente che neppure riuscirebbe a capire come si paga uno stipendio di un bidello, meno che meno cosa siano le Collective Action Clauses sui titoli del Tesoro o il Correcting Macroeconomic Imbalances. Inutile votare questi politici, inutile leggerne i programmi, guardare i dibattiti tv. Essi sono figure virtuali, impotenti al 99,9%, sono morti viventi”. (http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=541).

 

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