Economia
Portafoglio/ Borsa, Argentina e rischio inflazione. Come investire sotto l'ombrellone
Risultato eccellente che però in assenza di crescita significa veder salire il debito/Pil ulteriormente e verosimilmente anche non veder scendere il deficit/Pil sotto il 3%. Cosa che rischia di indurre il governo a varare nuove manovre "correttive" che a loro volta minerebbero la ripresa, rischiando di produrre un perverso avvitamento dell'economia reale e dei conti pubblici. Per evitarlo servirebbe almeno un poco d'inflazione visto che in tali rapporti il Pil viene considerato al nominale (ossia la variazione del Pil reale viene aumentata dell'inflazione annua). Quanta? Fate voi i calcoli sapendo che con un 2% di inflazione basterebbe, si fa per dire, crescere dell'1%-1,5% all'anno per mantenersi nei limiti e non dover varare altre misure "draconiane", dando magari tempo di vedere finalmente varate le riforme "strutturali" di cui da tempo si son perse le tracce (l'unica che possa dirsi almeno in parte tale è il "job act", la cui approvazione appare sempre più precaria e comunque non è prevista prima dell'autunno).
Riassumendo: le tensioni generate dal "default tecnico" dell'Argentina, che però avrebbe un asso nella manica, scadendo a fine anno la clausola che obbliga Buenos Aires a usare parità di trattamento per tutti i suoi obbligazionisti (e dunque potendo a quel punto anche rimborsare integralmente gli 1,5 miliardi di dollari chiesti dai fondi hedge americani senza dover sborsare altri 120 miliardi di dollari per rimborsare altrettanto integralmente quanti, e tra questi 400 mila risparmiatori italiani, avevano aderito alla ristrutturazione dei "tango bond" che tra il 2005 e il 2010 ha mediamente tagliato il debito pubblico argentino del 70%), non dovrebbero generare un "effetto contagio" immediato ma rischiano comunque di innervosire i mercati. L'Italia (con la Spagna) è il paese più a rischio in Europa, trovandosi per di più a pagare lo sconto di una deflazione sempre più evidente (e non potrebbe essere diversamente visto che origina dalla "cura" adottata, che sta passando sempre più evidentemente per un taglio dei salari più che della spesa pubblica, con tutte le implicazioni che questo comporta in termini di prolungata crisi della domanda interna italiana). Nell'immediato i titoli di stato a medio-lungo termine potrebbero perdere terreno.
Un'occasione d'acquisto o il segnale che "la festa è finita"? Questo dipenderà quasi del tutto da un lato da come saprà e potrà agire la Bce in autunno, dall'altro dall'avvio, finalmente, di vere riforme strutturali. Sempre che nel frattempo l'euro continui nel suo graduale calo contro il dollaro e le altre valute mondiali ridando fiato alle esportazioni europee (ed italiane in particolare). Se scommettete sulla possibilità dell'Italia di risollevarsi e volete scommettere sull'azionario comprate titoli di aziende molto esposte verso il dollaro e il mercato statunitense in genere (da Fiat a Luxottica, piuttosto che Stm o Gtech), meglio se in giornate storte dei mercati che probabilmente non mancheranno in queste settimane d'agosto; se siete fiduciosi ma non ve la sentite di puntare sull'azionario comprate sulla debolezza titoli di stato a 3-5 anni; se infine pensate che l'Italia rischi grosso non perdete tempo e vendete subito titoli di stato, specie se siete in guadagno e specie se si tratta di scadenze a 5 o più anni, le cui quotazioni sono maggiormente volatili.