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Economia


 

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La crisi che sta investendo l'Europa stenta a passare, anche a causa di una repressione fiscale che sta esacerbando le discrepanze macroeconomiche tra il Nord e il Sud Europa anziché ridurle stenta a passare costringendo chi può a spingere l'acceleratore sulle esportazioni per tentare di limitare l'impatto della contrazione della domanda interna. Dall'altra parte dell'Atlantico l'innalzamento temporaneo del tetto al debito sembra avere per il momento allontanato i timori di una brusca frenata dell'economia americana, mentre il via libera a ulteriori stimoli potenzialmente illimitati da parte della Bank of Japan sta già indebolendo lo yen e offrendo un sostegno agli esportatori.

Il saldo complessivo di tutti questi movimenti rischia tuttavia di essere pressoché nullo per l'Occidente nel suo complesso, impegnato a fronteggiare una sfida secolare legata da un lato allo stock di debito accumulatosi che in qualche modo si vuole cercare di ridurre sia in valore assoluto sia in proporzione al Pil di ciascun paese o area economica aggregata, dall'altro all'invecchiamento della popolazione e alla saturazione dei principali mercati di sbocco per i produttori di beni e servizi. Così è e sarà sempre più importante per qualunque azienda occidentale cercare un posto al sole nei mercati emergenti, ancora giovani sia in termini demografici sia economici e pertanto destinati a mantenersi a lungo in espansione, sia pure a tassi via via meno impetuosi rispetto al passato ancora recente.

Tra i settori che sembrano in particolare avere un chanche di sfruttare la crescita d'importanza dei mercati emergenti e il graduale spostamento della domanda da beni e servizi di base a generi sempre più costosi (e dunque redditizi per produttori e distributori) vi è senza dubbio il settore del lusso-moda. Un settore che di recente pure ha risentito della frenata di economie come la Cina, l'India e il Brasile ma che dall'ultima ricerca condotta da Nielsen per Credit Suisse sembra avere nuovamente buone possibilità di fronte a sé.

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