Portafoglio/ Per Natale regalatevi i mercati emergenti

Sabato, 21 novembre 2009 - 12:55:00



Sarà anche vero come dice Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank, che i tassi d’interesse negli Stati Uniti (e probabilmente anche in Europa aggiungiamo noi) “rimarranno fermi a lungo, molto a lungo” visto che “con un’inflazione all’1% e una disoccupazione all’8,3% non a fine 2009, non a fine 2010, ma a fine 2011” non c’è alcuna fretta di “normalizzare i Fed Funds” come una parte del mercato sembra temere un giorno sì e uno no. 

Ugualmente è condivisibile l’idea che “con i tassi di policy fermi a zero e una crescita dignitosa dell’economia” non si vede ragione “per cui l’azionario debba abbandonare i livelli raggiunti e tornare mestamente più in basso”. Ma intanto i timori da più parti espresse circa il fatto che il rally partito a inizio marzo e durato fino a poche settimane or sono sia andato oltre il lecito, almeno rispetto all’attuale quadro macroeconomico, sembrano alla fine aver portato a quella pausa di consolidamento da più parti auspicata proprio per smaltire gli “eccessi” che rischiano se non corretti di indurre in un futuro più o meno prossimo nuove crisi dei listini.

Cosa fare da qui a Natale l’abbiamo già indicato, con felice tempismo, su queste stesse pagine nelle scorse settimane: puntare sull’oro, sia in funzione “protettiva” sia come operazione di trading, visto che come dice Mark Mobius (noto gestore americano, a capo di Templeton Asset Management) è improbabile che scenda sotto i mille dollari l’oncia in futuro. Ma non trascurare i bond, sfruttando i momenti di euforia dei listini per acquistare a buon mercato e rivendendo nei momenti in cui l’incertezza riaffiorasse portando ad un rapido recupero delle quotazioni dei titoli di stato e dei bond corporate.

Per la componente azionaria investita sui principali listini occidentali vi abbiamo suggerito di sposarvi su temi più difensivi, semmai scommettendo su qualche nome del comparto petrolifero ogni volta che il petrolio scenderà sotto i 70 dollari al barile o del comparto elettronico o della grande distribuzione per approfittare del possibile rally di fine anno legato all’andamento delle vendite (il giorno dopo il Thanksgiving, a fine mese, in America è detto “black Friday”, venerdì nero, perché riporta usualmente in nero i conti, fino a quel momento in rosso da inizio anno, dei grandi magazzini).

Ma se volete approfittare con maggiore aggressività della probabile correzione dei listini di questi giorni, oltre che riposizionarvi a livello settoriale vi converrebbe rivedere la vostra allocazione geografica, puntando in particolare sui mercati emergenti come quelli del Bric (Brasile, Russia, India e Cina), che tanto piacciono a Mobius per un motivo semplicissimo: persino quest’anno in cui le economie dei 30 paesi dell’Ocse si contrarranno mediamente del 3,5%, i mercati emergenti saliranno in una misura analoga se non superiore, con casi come la Cina in cui il Pil salirà di oltre l’8% (e per il prossimo anno dovrebbe confermarsi in crescita tra l’8% e il 9%).

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