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Economia
Renault, scure da 2 miliardi sul lavoro. Via anche 4.600 tute blu in Francia

La scure da due miliardi di risparmi di Renault si abbatte anche sulle tute blu francesi. Al termine di una settimana di fuoco per l’alleanza franco-nipponica, in cui le tre case automobilistiche Renault, Nissan e Mitsubishi legate accordi di cooperazione industriale e da intreccia azionari hanno annunciato le nuove strategie globali nell'era post-coronavirus con un taglio degli investimenti fino al 40% per ridurre modelli e volumi produttivi, la casa della Losanga ha alzato per ultima il velo sul proprio piano di savings. Un piano elaborato dal presidente Domenique Senard che prevede la soppressione di circa 15 mila posti di lavoro nel mondo, 4.600 dei quali in Francia. Sforbiciata su circa 180.000 persone impiegate in tutto il mondo dal gruppo (in 40 stabilimenti), a cui seguirà la riduzione della capacità produttiva di quasi un quinto. 

Oltralpe, dove l'azionista pubblica è presente in prima posizione nel capitale con il 15%, Renault dunque ridurrà di circa il 10% il totale dei propri addetti nel Paese d’origine, mentre più di 10.000 altri posti di lavoro saranno eliminati nel resto del mondo. Un intervento che è stato preceduto da un dibattito nel Paese con prese di posizione del ministro dell'Economia del governo Macron, Bruno Le Maire, che ha fatto sapere di appoggiare il management (c'è in ballo anche un prestito statale di 5 miliardi di euro), impuntandosi solo contro la chiusura ipotizzata dello stabilimento di Flins, a nordovest di Parigi, che con i suoi 2.600 lavoratori assembla l'utilitaria elettrica Zoe e la Nissan Micra. 

Nel comunicare le nuove strategie a borsa chiusa, il gruppo ha fatto sapere che non ricorrerà a licenziamenti, ma a uscite volontarie, misure di mobilità interne o riconversioni. “Le difficoltà incontrate dal gruppo, la grande crisi attraversata del settore automotive e l'urgenza della transizione ecologica sono gli imperativi che inducono la società ad accelerare la sua trasformazione”, ha indica il comunicato emesso prima dell’apertura delle negoziazioni del titolo sul Cac 40

Il piano poi prevede “un miglioramento dell'efficienza e una riduzione dei costi di impiantistica per circa 800 milioni di euro", “l'ottimizzazione della produzione" con risparmi per circa 650 milioni con una revisione della capacità di produzione globale da 4 milioni di veicoli nel 2019 a 3,3 milioni nel 2024 e una “maggiore efficienza delle funzioni di supporto" per 700 milioni. Il costo stimato per la realizzazione del piano è di 1,2 miliardi di euro, ha precisato la casa della Losanga, ex promessa sposa dell'italo-americana Fca.

In un contesto fatto di incertezze e complessità, questo progetto è vitale per garantire una performance solida e duratura”, ha sottolinea la ceo ad interim, Clotilde Delbos, anche chief financial officer che dal primo luglio tornerà ad occuparsi full time della direzione finanziaria della Renault, lasciando la guida operativa del gruppo all’ex Seat Luca De Meo a cui spetterà il disegno delle strategie per il futuro dopo che Senard ha adattato anche finanziariamente Renault al nuovo contesto di mercato

In Francia, la casa automobilistica sarà organizzata su "aree strategiche che hanno un futuro promettente": i veicoli elettrici, i veicoli commerciali leggeri, l'economia circolare e l'innovazione ad alto valore aggiunto, ha precisato l'azienda. Più nel dettaglio, il piano prevede a livello di "ottimizzazione della produzione", la sospensione dei progetti di aumento della capacità in Marocco e Romania, lo studio dell'adattamento delle capacitaà di produzione in Russia, lo studio della razionalizzazione della produzione delle scatole del cambio nel mondo.

Oltralpe, saranno sei gli impianti coinvolti nella ristrutturazione e "le ipotesi di lavoro" saranno soggette a "profonde consultazioni" con tutte le parti interessate, in particolare i sindacati e le autorità locali". Nel sito di Flins, il gruppo prevede "la creazione di un ecosistema di economia circolare, incluso il trasferimento delle attività di un altro sito, quello di Choisy-le Roi".

E' prevista "una riflessione sulla riconversione" dello stabilimento di Dieppe, una volta terminata la produzione della Alpine A110. Per le fabbriche di Douai e Mabeuge si prevede la creazione di "un centro di eccellenza" per i veicoli elettrici e i veicoli commerciali leggeri. Quanto alle Fonderie de Bretagna, "Renault sta avviando una revisione strategica". Il piano prevede anche il trasferimento della quota di Renault nella Dongfeng Renault Automotive Company in Cina alla Dongfong Motor Corporation e la cessazione delle attività sulle auto termiche a marchio Renault nel mercato cinese.

Le nuove strategie arrivano all'indomani del downgrade da parte dell'agenzia di rating Moody's che ha ridotto il merito di credito di Renault da Ba1 a Ba2, alla luce del peggioramento dei saldi finanziari dovuti alla grande flessione della domanda aggravata dalla crisi del Covid-19. Flessione che secondo gli analisti porterà il gruppo, dopo aver già chiuso in perdita lo scorso anno (il primo rosso in dieci anni), a chiudere il bilancio con un Ebitda adjusted sotto il -3% dallo 0,8% registrato nel 2019. La borsa di Parigi ha accolto male il piano (giù sui listini azionari europei tutto il settore dell'automotive) con un calo del titolo del 3,2% a 21,19 euro, uno dei maggiori dell'indice, che cede lo 0,77%. Nelle primissime battute della seduta la flessione della quotazione è stata superiore anche al 5%.

@andreadeugeni

 

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