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Economia

Riceviamo e pubblichiamo dal lettore Clorindo Manzato (clorindo-manzato@libero.it)

Molte volte con gli amici ci si interroga e si discute delle problematiche odierne, e ci si scontra con opinioni viziate da ideologie, interessi e condizionamenti ambientali.
Solo il sacro discernimento culturale permetterebbe di osservare, oltre la coltra nube delle parole, il disegno del destino dell’umanita’, ma non necessariamente bisogna essere economisti o storiografici.
Mi sia permesso, come semplice uomo di strada, dare voce ad alcuni pensieri.
 
La fine della seconda guera mondiale delineo una situazione geo-politico- economica particolare e cioe’, il condizionamento dei mercati, delle politiche  e delle economie delle nazioni, dall’instaurarsi di due fronti contrapposti basati su altrettante ideologie antogoniste (nascita della guerra fredda). Il risultato, sembrava una sostanziale stabilita’ economico politica globale basata sulla paura di una nuova ed imminente guerra (nucleare), inoltre si e’ visto l’attuazione di un progetto si divisione del popolo tedesco come deterrente psicologico per le future generazioni. Da questa situazione globale l’europa ed il nuovo mondo, spinti dalle menti culturali e sociali dettarono nuove ed ambiziose battaglie sui temi dell’integrazione, della giustizia sociale, dei diritti umani, del nuovo senso di appartenza e di cittadinanza globale.

Cose belle e pure che portarono nel 1990 all’abbattimento del muro di Berlino. Da questo momento in poi si devono ricercare le cause e gli  effetti della nostra attuale crisi che, prima ancora di essere economica e’ soprattutto culturale avendo negato, di fatto, quei principi SOCIALI di integrazione europea e mondiale.
L’Europa invece di integrarsi ha voluto e sta ancora spingendo nella forte competizione finanziaria tra gli stati (di chi sia il merito o il demerito, non lo so ma personalmente vedo nella sola azione della Germana tale spinta disgregante che sta anteponendo il proprio interesse economico  a scapito delle economie di altri Stati meno fortunati che  ricordiamo sostanzialmente diversi culturalmente).
La Competizione che si vede ora,  ed adesso, e’ palese, ed ha genesi nel momento dell’entrata dell’Euro dove la svalutazione della momenta unica permise un forte rilancio dell’industria tedesca e della loro bilancia delle esportazioni (bloccata fino a quel momento da un Marco troppo forte) questo vantaggio per la Germania non viene ricambiato e da qui si ebbe l’inizio dell’emarginazione degli stati considerati “poveri”,  infatti  sull’altare della giustizia ed equita’ fra stati e’  stato sancito il principio del “rigore” dal sapore di una direttiva didattoriale di stampo nazionalsocialista.

Oltre a quando avveniva in europa i mercati finanziari di stile anglosassone,  dopo il superamento  della guerra fredda (che di fatto gli bloccava) videro un nuovo Eldorado, con una corsa all’arricchimento basato sulla speculazione finanziaria.
Da qui tutte le industrie che producevano beni di consumo si affiancarono e crearono le proprie societa’ finanziare che di fatto (operando in regime speculativo) producevano e producono dividendi e guadagni altamente reditizi superiori  alle vendite dei propri beni prodotti. Cosi’ ebbe lugo la speculazione su base globale e l’industra Italiana ne pago’ le conseguenze. In in ragione del risparmio dei costi si ebbe una corsa alla  privatizzazione che posiziono’ i gioielli dell’Italia sulle borse speculative mondiali e di fatto svendendo le nostre eccellenze a quegli stati piu’ ricchi.

Purtroppo noi, ora,  stiamo pagando quella situazione dove il genio dell’italianita’ e’ continuamente e sistematicamente depauperato per la ragion di stato europea.
Il mio rammarico sta nel fatto che, nessun politico e/o statista ebbe, ed abbia ancora, l’illuminazione di porre delle regole al nuovo farwest della finanza. Stiamo pagando quella miopia politica di una Europa fatta di politicanti legati agli interessi della casta finanziaria cioe’ di mercati virtuali che condizionano i mercati reali uccidendo e avvilerndo  i  cittadini degli stati meno competitor.

Quali soluzioni? Rompere il giocattolo finanzario.
Come? Avvisando l’Europa di una imminete disgreazione dell’unita’ dei mercati. Cioe’ uno Stato che abbia il coraggio di uscrire dall’euro.
 
Se l’Italia avesse questo coraggio, cosa succederebbe?  A mio avviso renderemo giustizia ai padri fondatori della stessa Europa.
Noi potremmo ritornare alla Lira, potremmo stampare a nostro piacimento la moneta,  sicuramente andremmo incontro ad una grande inflazione che produrrebbe, nel nostro caso diversi benefici:  la svalutazione del debito pubblico, un aumento dei prezzi compensato dall’acquisto di merci interne, l’inseguimento ed aumento dei salari che avrebbe l’effetto di percezione di una ricchezza interna, i costi alla produzione sarebbero competitivi innescando un effetto di aumento dell’export.ecc., ecc.,
E’questo una progetto di fanta-economia?  Molti economisti lo credono fattibile,  ma pagheremo e getteremo via nel contempo tutti i sacrifici fatti in  una vita per creare la casa europea, allora senza arrivare a questo bisogna essere chiari con gli Stati patner/competitor... il rigore non funziona;  bisogna cambiare strada, bisogna riformulare le regole del gioco finanzario, bisogna inserire in costitiuzione il concetto di “DEBITO PUBBLICO SOCIALE” che non dovra’essere computato nell’esercizio finanziario corrente, inoltre i bilancio degli Stati dovranno essere basati non con una sola voce di costo (indebitamento)  ma similmente alle imprese, che venga inserita la ricchezza  patrimoniale storico arstica .... e qui voglio vedere se ci sono Stati che possano competere con l’Italia.

A conclusione vorrei dire al mondo tutto che l’Italia ha gia’dato all’umanita’ troppe genialita’ scientifiche ed artistiche per le quali ora e per il futuro siamo in credito a tal punto che potremo vivere di rendita per un altro millennio.

 

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