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Economia
Risparmio, come investire in tempo di quantitative easing e far soldi


In realtà Draghi ha già spiegato che non avrà difficoltà a trovare titoli (le cui durate potranno andare dai 2 ai 31 anni), perché il 50% del debito sovrano europeo è detenuto da investitori stranieri, con un'ampia base di investitori di natura non bancaria più che disposta a monetizzare i guadagni già segnati negli ultimi mesi cedendo i titoli alla Bce, che dunque non dovrebbe aver necessità di forzare i prezzi. Morale: salvo alcuni movimenti tecnici che potrebbero verificarsi già nei prossimi giorni ora che i trader sanno con maggiore precisione cosa la Bce acquisterà e cosa no (Credit Suisse ad esempio ribadisce di comprare Bund a 15 anni e suggerisce di chiudere gli eventuali "short" di titoli tedeschi a 30 anni, e di preferire ancora, tra i titoli a lunghissimo periodo, quelli con scadenza 2044 rispetto a quelli con scadenza 2046), l'avvio degli acquisti di Draghi non dovrebbe causare particolari scossoni alle quotazioni dei bond in euro.

Questo significa che se avete investito i vostri risparmi in titoli di stato o obbligazioni corporate tra i 5 e i 10 anni probabilmente fareste bene a tenerle, mentre se volete investire qualcosa è possibile allungare leggermente l'orizzonte e comprare anche titoli a 15-30 anni, sempre con giudizio ossia per un peso in portafoglio non oltre il 15%-20%. Più prudenza è consigliabile sulla parte a breve della curva, che ha già corso molto e ora potrebbe soffrire qualche presa di beneficio, tanto più che negli Usa il clima sta gradualmente cambiando e ormai un rialzo dei tassi della Federal Reserve è nell'aria, anche se probabilmente non interverrà prima di giugno (ma il mercato sta già adeguandosi alla prospettiva, tanto che un T-bond a 10 anni rende ormai oltre il 2,2% e uno a 30 anni sfiora il 2,8%).

Se, infine, più che titoli a reddito fisso preferite puntare su strumenti gestiti, vi converrebbe concentrarvi per il momento ancora su fondi ed Etf che investono in emissioni in euro governative o aziendali sempre a medio-lunga scadenza (5-15 anni), perché i monetari riescono a malapena a coprire le commissioni di gestione e ancora per un altro anno non dovrebbero offrire alcun rendimento: ci sono decisamente "parcheggi" migliori, come gli stessi conti di deposito, che su scadenze di 2 anni offrono ormai rendimenti lordi annui tra l'1,5% e il 2%.
Un portafoglio ideale per un investitore in euro potrebbe anzi essere composto per un quarto di depositi vincolati, per il 50% di titoli a medio termine (o fondi/etf che investano su tali scadenze) e per il restante 25% su titoli a lungo o lunghissimo termine. E il dollaro? Pare destinato ad apprezzarsi ulteriormente, ma non è detto che sia sufficiente a compensare il rischio di ulteriori cali delle quotazioni sia dei T-bond sia, dopo la lunga corsa vista in questi mesi, di Wall Street: se già siete investiti non avete molto di che preoccuparvi, se non lo siate non è il caso che corriate domattina a investire.

Luca Spoldi

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