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Economia
Rousseau, Sassoli e la proposta folle sul debito italiano…

Nel Ventesimo Secolo, fra i tanti tentativi di trovare una strada per l’arte, ci fu il “teatro dell’assurdo”. La tesi fondamentale della “Cantante calva”, per esempio, fu che: “Quando bussano alla porta, dietro la porta non c’è nessuno”. E credo di ricordare che la pièce dimostra l’assunto: suonano, i personaggi discutono quel principio per una mezz’ora, infine decidono una verifica concreta ed effettivamente dietro la porta non c’è (più) nessuno.

Nel Ventesimo Secolo ancora si scherzava, nel Ventunesimo si fa sul serio. Infatti molti considerano i debiti “quella cosa che si contrae ma non si paga”. La pensa così anche il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Dato che, nel mondo, i debiti degli Stati hanno superato il prodotto interno lordo, ha proposto di azzerarli tutti. E così ha dimostrato che il ridicolo non sempre uccide.

A questo punto normalmente, dovrei spiegare perché quella proposta è folle, ma non lo farò. Se qualcuno crede che pagare i debiti sia un optional, perché deluderlo? Mi occuperò piuttosto del problema cercando di rispondere a questa domanda: come si è potuti arrivare a formulare una proposta come quella di Sassoli, senza suscitare scandalo e sarcasmi? Insomma è il fatto che questa illusione sia tanto corrente che va spiegato.

Tutto nasce, probabilmente, dall’idea che ci si possa comportare male senza conseguenze. Un po’ come, a scuola, si considera cattivo il professore che boccia chi non studia e dunque buono, e nel giusto, quello che promuove anche chi non sa niente.

La nostra società è imbevuta di rousseauismo e di sociologia da quattro soldi. Secondo Rousseau, l’uomo nasce buono e la società lo corrompe. Dunque, se è corrotto, la colpa è della società, non sua. Il sociologismo d’accatto sposa in pieno questa deresponsabilizzazione e concepisce qualunque colpevole come una povera vittima da aiutare. È il giovane incosciente che si presente al proprio padre e dice: “È vero, ho combinato un grosso guaio. Ma ormai è andata. Che vuoi farmi, mi vuoi uccidere? Sono tuo figlio, ricordalo. E soltanto un ragazzo. Dunque è tuo il dovere di rimediare a tutto, non mio. E se ho sbagliato è colpa tua, che non hai saputo educarmi” .

L’errore di Rousseau fu quello di non notare che la sua “società cattiva” è composta da “nati buoni”. E l’errore si perpetua nell’atteggiamento oggi corrente. Perché il padre dovrebbe pagare i debiti del figlio, se a sua volta è figlio di suo padre, al quale potrebbe girare i debiti del nipote? Comunque Rousseau, imperituro modello di virtù, questo problema lo risolse alla radice affidando i suoi figli neonati, contro il parere della madre, all’assistenza pubblica, come orfani. Tutti e cinque. Insomma non gli perdonò neanche di essere nati.

L’assurdo consiste nel dimenticare che col tempo i giovani divengono vecchi e i vecchi cadaveri. Nel dimenticare che non esistono per natura i creditori e i debitori, i ricchi e i poveri, i buoni e i cattivi, ma nel corso del tempo ognuno può più volte passare da una categoria all’altra. Il buonismo scervellato dimentica che il ragazzo scapestrato non sarà sempre un ragazzo e il creditore non sarà sempre un padre o un amico. Se capita che sia la mafia, può anche conseguirne una sentenza di morte.

Tornando ai debiti, Sassoli non si è mai preso la briga di porsi queste semplici domande: chi sono i creditori? E quali sarebbero le conseguenze, per loro, dell’ammanco? E come reagirebbero ad esso? E quali sarebbero le conseguenze per gli stessi insolventi, per le banche, per gli Stati? Nella realtà bisogna scordarsi il quadro irenico ed evangelico della remissione dei peccati. Nel caso di un evento come quello ipotizzato da Sassoli ci sarebbero pianto e stridor di denti, sanguinosi tentativi di vendetta, squalifiche ultradecennali, terremoti sociali e umani. Soltanto persone prive di esperienza e di fantasia si permetterebbero di giocare con idee del genere. E soltanto un secolo demente e disorientato come il nostro può dire pubblicamente sciocchezze tanto spropositate.

Ma in questo secolo la stupidità è ormai divenuta un diritto inalienabile. Fino al giorno in cui la realtà, prima di bocciarli, non deciderà di insegnare anche agli ultimi della classe come stanno le cose.

 

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