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Economia
File come nell'era dell'Urss. La verità sulla crisi russa

Tre rivenditori hanno confermato al quotidiano economico Vedomosti, che, per esempio, Jaguar Land Rover - che già a novembre aveva aggiustato i prezzi a rialzo del 15% - ha sospeso le forniture alla Russia. Un altro top manager ha parlato di un deficit di auto straniere sul mercato.

Secondo il personale di alcuni dei principali rivenditori, le operazioni di vendita sono "completamente sospese" e i concessionari hanno smesso di comprare Bentley, Volkswagen e Jaguar Land Rover. Tutte e tre le case automobilistiche avrebbero congelato le consegne fino a una revisione dei prezzi. Per ora non ci sono commenti ufficiali alla notizia.

Anche le Big Corp occidentali, dal canto loro, stanno cercando di correre ai ripari per non vedere intaccato drammaticamente il valore delle vendite in divisa locale. E' il caso ad esempio della Apple, società dal maggior valore borsistico del mondo, e simbolo del consumismo di stampo occidentale. Mentre Barack Obama studia nuove sanzioni per la Russia, la società di Cupertino ha infatti annunciato la sospensione delle vendite online di iPhones, iPad e computer perchè il crollo del rublo mette in difficoltà i venditori di beni importati, che devono fissare i prezzi.

Il colosso dell'elettronica al consumo a stelle e strisce ha sottolineato che la sospensione è temporanea e dipende esclusivamente dalla crisi valutaria, che ha determinato un calo del 20% del rublo in due giorni. "A causa delle fluttuazioni estreme del valore del rublo, il nostro store online in russia è attualmente non disponibile mentre rimoduliamo i prezzi. Ci scusiamo con i clienti per il disagio" ha detto una portavoce. I negozianti russi hanno problemi ha fissare i prezzi in rubli dei beni importanti, dall'elettronica al vino, mentre i consumatori russi si affrettano a fare spese prima di un netto aumento dei prezzi.

L'annuncio dello stop agli iPhone è arrivato solo tre giorni dopo un tentativo di star dietro alla corsa dei prezzi, che aveva portato a un aumento del valore di listino dello smartphone di circa un quarto. Convertito in dollari, il prezzo dell'iPhone ha subito un tracollo da 847 a 585 dollari.

Anche McDonald's ha provato a rincorrere il crollo del rublo alzando il prezzo del Big Mac di oltre due punti percentuali, ma dovuto comunque incassare una 'svalutazione' del suo panino più famoso da 1,77 a 1,35 dollari, se trasferito nella valuta americana.

L'elenco delle compagnie che stanno faticando di fronte alla turbolenza finanziaria di Mosca e dintorni non si ferma qui. Il gigante tedesco della distribuzione all'ingrosso, Metro, ha sospeso a tempo indeterminato la quotazione di una catena russa sua controllata. Inditex infine ha chiuso il negozio principale della capitale e MediaMarkt sta rilevando che le sue superfici di vendita sono attualmente sovradimensionate rispetto alle reali necessità.

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