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Economia


 

Borsa Affari (3)

Ventiquattrore da brivido per Saipem a Piazza Affari: se ieri il titolo ha chiuso la seduta in rosso del 3,5% a 30,45 euro, 1,11 euro per azione meno della chiusura precedente, sulle voci di un collocamento curato da Bank of America Merrill Lynch per conto di un "investitore istituzionale" proprio nelle ultime battute della seduta di lunedì sera e che avrebbe riguardato circa 10 milioni di pezzi (poco più del 2,2% del capitale), stamane il titolo è rimasto a lungo sospeso senza riuscire neppure ad aprire per eccesso di ribasso, per poi aprire la giornata a 20,75 euro, tra scambi volatilissimi che hanno visto il prezzo prima crollare fino a un minimo di 18,61 euro e poi sfiorare nuovamente i 20,9 euro per azione.

Causa di questa ulteriore tempesta sarebbe stato il "warning" lanciato dalla società, anche in questo caso nella serata precedente, circa i risultati 2012 e le previsioni per il 2013: l'anno appena concluso dovrebbe essersi chiuso con ricavi pari a 13 miliardi di euro, un Ebit di 1,5 miliardi e un utile netto di 0,9 miliardi, contro precedenti indicazioni ufficiali che parlavano di un Ebit di 1,6 miliardi e un utile netto di 1 miliardo.
Una limatura che certo può incidere sui corsi di borsa di un titolo attraverso una revisione di stime e giudizi degli analisti (puntualmente arrivati in queste ultime ore) ma non causare un terremoto di queste dimensioni.

Il colpo del ko è venuto semmai dalle nuove previsioni per il 2013, che il gruppo prevede possa chiudersi con ricavi attorno ai 13,5 miliardi di euro (dunque in crescita di altro mezzo miliardo rispetto all'esercizio appena concluso), un Ebit di 750 milioni e un utile netto a 450 milioni (in questo caso i valori sarebbero invece dimezzati anno su anno), contro un consensus che indicava un Ebit a 1,6 miliardi e un utile netto di 1 miliardo (dunque stabili rispetto alle precedenti attese che il mercato esprimeva per il 2012).

Nel corso di una conference call il nuovo Ceo Umberto Vergine (arrivato ai vertici della società nel bel mezzo di un'altra tempesta, questa volta giudiziaria, l'inchiesta sulle presunte tangenti in Algeria, che aveva indotto l'ex numero uno Pietro Franco Tali, ieri raggiunto da un formale avviso di garanzia per la vicenda, a rassegnare le dimissioni) ha provato a spiegare come l'improvvisa caduta della redditività nel 2013 sia legata all'aumento della concorrenza ed allo slittamento di alcuni importanti progetti, cercando di rassicurare gli investitori circa il "significativo recupero" previsto sin dall'anno prossimo.

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