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Economia
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Piazza Affari recupera lo scivolone di metà giornata con gli indici che chiudono poco distanti dai livelli di ieri in una giornata priva di particolari novità sul fronte Mps (anche oggi in ripresa) e che invece ha visto Saipem soffrire il collocamento privato avvenuto a inizio giornata che ha riguardato poco meno di 10 milioni di titoli (il 2,3% del capitale) ceduti da Bank of America per conto di un investitore istituzionale ad un prezzo che, nonostante indicazioni contrarie iniziali, sarebbe risultato alla fine nella parte inferiore della forchetta 30,65-31,36 euro per azione. Il vero caso del giorno non riguarda tuttavia una blue chip ma una “ex” reginetta della borsa che da una decina d’anni non riesce più a brillare: Seat Pagine Gialle.

Il titolo ha infatti ceduto, dopo qualche sospensione al ribasso, il 41,5% rispetto alla vigilia, crollando a soli 0,31 centesimi di euro per azione, dopo aver annunciato ieri sera a mercati chiusi di non essere in grado di staccare la cedola semestrale sul bond “senior unsecured” Seat Pagine Gialle 10,50% 2017, in pagamento a fine mese per un ammontare totale di 42,2 milioni di euro. Un annuncio che secondo alcuni operatori lascia presagire, scaduto il periodo di grazia (30 giorni) previsto dal regolamento, una successiva dichiarazione di default del gruppo che per questo procederà da un lato ad accertare “la compatibilità prospettica dell’indebitamento complessivo della società con la sua struttura patrimoniale”, dall’altro ad una revisione delle stime sulla cui base è stato stilato il piano industriale.

Nella sostanza il continuo calo della raccolta pubblicitaria rischia di incidere sulla generazione di cassa e sulla liquidità prospettica di un gruppo che dovrebbe aver chiuso il 2012 con un Ebtida (utile operativo lordo) di circa 340 milioni di euro. Così anche se le scadenze finanziarie di breve paiono gestibili da Seat tramite i 200 milioni di cassa che dovrebbero essere tuttora a disposizione del gruppo, per l’azienda potrebbe essere sempre più difficile tenere fede agli impegni sulle cui basi avvenne lo swap debito/capitale per evitare al gruppo di finire in amministrazione straordinaria dello scorso anno, una ristrutturazione del debito (1,3 miliardi di euro) giudicata già pesante per azionisti e obbligazionisti passati anche attraverso un periodo di “default tecnico” che aveva visto la temporanea sospensione del pagamento di due cedole consecutive sui bond (poi pagate).

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