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Economia

 

Slovenia (6)

- LEGGI IL REPORT DI INTESA SULL'AREA CENTRO-EST EUROPA E SULLE BANCHE SLOVENE

- LEGGI IL REPORT DI INTESA CON FOCUS SULL'ECONOMIA SLOVENA

twitter@andreadeugeni

"E' una nazione dai fondamentali pessimi, i peggiori degli Stati dell'area dell'Europa Centro Orientale. Basta guardare al debito estero. Negli anni passati, le imprese e lo Stato hanno finanziato la crescita ricorrendo troppo ai capitali privati senza far sviluppare il risparmio privato interno. La situazione è peggiorata con la recessione del 2012 che ha fatto esplodere le sofferenze bancarie e nell'ultima settimana, dopo lo scoppio della crisi cipriota, il quadro sta assumendo toni preoccupanti, perchè i mercati pensano che la Slovenia sia il nuovo malato d'Europa, il prossimo Paese a dover ricorrere agli aiuti della troika Fmi-Ue-Bce. Gli investitori esteri stanno scappando. Basta vedere l'allargamento della forbice dello spread".

Commenta così con Affaritaliani.it un banchiere italiano che opera nella vicina Slovenia, un Paese piccolo con un Pil di 36 miliardi di euro, ammontare uguale al reddito prodotto dalle Marche, ma con due milioni di abitanti e un sistema bancario in forte tensione. Sistema da cui si approvvigionano anche molte imprese italiane: 218 (sopra i 2,5 milioni di euro di fatturato) su 6.000 aziende presenti in tutta l'area Central-East Europe (Cee), una presenza importante (486, per fare un confronto illuminante, sono le imprese operanti nell'estesa e più promettente Russia) che impiega circa 4.500 dipendenti. Numero cresciuto del 50% dal 2005 a oggiMolto esposte sono anche le banche italiane che complessivamente hanno impiegato nella piccola repubblica ex comunista circa 7,6 miliardi, più del 20% del Pil del Paese (1,3 miliardi è invece il totale dell'esposizione degli istituti italiani verso Cipro).

Fra le prime quattro banche slovene (dominanti nell'intero comparto), tre infatti sono statali e una è a capitale privato, ma sempre di Lubjiana e non come gli altri Paesi dell'area Cee dove i principali gruppi bancari sono sì a capitale privato, ma estero. Un sistema chiuso che rischia di avvitarsi su se stesso a causa di  sofferenze bancarie (crediti ormai inesigibili) che hanno toccato quota 7 miliardi di euro, il 14,4% del totale dei crediti erogati (cifra che peggiora e cresce a oltre il 30% considerando solo le banche pubbliche). Gli istituti sloveni sanno, cioè, che prestando 100 euro, oltre 14 non verranno restituiti. Trend che li ha spinti a tirare i cordoni della borsa (credit crunch), politica che peggiora ulteriormente la congiuntura economica dell'ex Tigre balcanica.

 

L'ultimo report di Intesa-Sanpaolo, che a Lubiana controlla Banca Koper (nel Paese c'è anche UniCredit con UniCredit Bank Slovenjae di cui Affaritaliani.it ha preso visione, spiega infatti che "nel 2012 in Slovenia il sistema bancario ha subito una contrazione del 6% del totale attivo. In particolare, il calo degli impieghi (-5,1% anno su anno nel settore privato) ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi del 2012 anche per effetto di un incremento delle perdite su crediti. Le sofferenze hanno raggiunto i 7 miliardi di euro (fonte Thomson-Reuters) ovvero pari al 14,4% degli impieghi (dall’11,2% nel 2011), ma al 20,5% nelle tre maggiori banche (dove circa 1/3 degli impieghi alle imprese è in sofferenza (fonte Fmi)". 

Così, proseguono gli analisti del gruppo Intesa, "nel corso dell’anno sono diminuiti sia gli impieghi alle famiglie (-1,9% anno su anno) sia soprattutto quelli alle imprese (-6,5% sempre anno su anno)". A fine 2012, le banche slovene hanno "chiuso l’esercizio in perdita, per il terzo anno consecutivo, seppure con differenziazioni tra le pubbliche e le private, con un risultato ante imposte pari nel complesso a -664 milioni di euro, soprattutto a causa delle perdite su crediti e degli accantonamenti che sono stati pari a 470 milioni di euro".

Insomma, un sistema che ha già ricevuto un'iniezione di liquidità per un miliardo di euro, visto la creazione di una bad bank alla spagnola (progetto bocciato però dalla Corte Costituzionale e dunque in stanb-by) e che avrà bisogno di un secondo round di ricapitalizzazioni. Operazione che rischia di far lievitare, in stile irlandese, ancora il debito pubblico, che è poco inferiore al 55% del Pil, ma in forte crescita dal 35% del 2008. Spazi per indebitarsi dunque ci sono, ma chi ci metterà i soldi se gli investitori se ne stanno andando a gambe levate anche perché la recessione non mollerà la presa nemmeno quest'anno? L'unica via d'uscita sembra quella della troika (il Fmi di Christine Lagarde, oltretutto, è odiatissimo a Lubiana). L'ennesimo bailout in Europa o un intervento alla spagnola ad hoc sul sistema bancario.

 

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