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Economia



La Germania "cinesizzata" ha anche finito col tagliare (come purtroppo accaduto anche in Italia) anche gli investimenti, passati dal 24% del Pil nel 1991 al 18% attuale, e si ritrova con infrastrutture pubbliche sempre più vecchie che andranno rinnovate nei prossimi anni (il che apre un'opportunità interessante per chi saprà approfittarne, gruppi italiani compresi) con un prevedibile incremento della spesa pubblica e del debito. Insomma: prima o poi la Germania "tutto export" dovrà tornare a stimolare la propria domanda interna, anche per evitare ricadute nel momento in cui i mercati emergenti dovessero (come già si vede in Cina) puntare meno sulle esportazioni e più sulla soddisfazione della propria domanda interna come fattore trainante della propria crescita.

Borsa


Ma questo e la possibilità che l'inflazione "salariale" torni sia pure moderatamente a salire dopo anni di stagnazione finirà col riflettersi sui Bund, il cui rendimento già a inizio settembre ha brevemente superato il 2% a livello di titoli decennali, complice anche l'attesa per il "tapering" della Federal Reserve (il rallentamento degli acquisti di bond sul mercato) che è stato solo rinviato da Bernanke ma dovrà comunque partire nei prossimi mesi.

Così non poche case d'investimento hanno già iniziato a suggerire agli investitori di "buttare il cuore oltre l'ostacolo" e tornare a investire sui bond dei "periferici" europei, Spagna e Italia in testa, mentre quelle stesse banche che certa aneddotica politica italiana voleva sino a pochi mesi fa impegnate a "disfarsi" di nascosto dei nostri titoli pubblici in vista di un "improcrastinabile" (gli scongiuri sono consentiti) default del debito pubblico italiano, stanno gradualmente tornando a parcheggiare la propria liquidità sui nostri Btp.

Così lo spread, nonostante le rituali minacce di dimissioni del ministro Saccomanni, le levate di scudi pro o contro l'Imu e l'aumento di un punto dell'Iva, le "piazzate" dei supporter dell'uno o dell'altro dei partiti di maggioranza, continua lentamente a calare. Per fortuna, viene da aggiungere, visto che con oltre 1.800 miliardi di debito pubblico rappresentato da titoli di stato (contro i quasi 2.100 miliardi tedeschi) ogni punto base in meno di interessi sono circa 185 milioni di euro di interessi in meno che finiscono ogni anno sulle spalle dello stato, ossia dei contribuenti italiani. E scusate se è poco.

Luca Spoldi

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