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Economia
Jobs Act, Camusso: "Partita non chiusa". La protesta invade le piazze

Manifestazioni e disagi: sono oltre venti i cortei organizzati in tutti Italia per lo 'Strike Sociale', una mobilitazione promossa da Fiom, Cobas e sindacati autonomi, studenti e precari, attivisti per i diritti civili, esponenti dei centri sociali e delle "occupazioni culturali". A Milano la manifestazione più ampia organizzata da Fiom-Cgil, che per oggi ha indetto uno sciopero dei metalmeccanici in tutto il Centro-Nord contro il Jobs act e la legge di stabilità. Dietro lo striscione 'Lavoro legalità uguaglianza democrazia, sciopero generale', hanno sfilato uno di fianco all'altro il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e quello della Fiom, Maurizio Landini.

Con giovani e precari sfila anche Pizzinato. Antonio Pizzinato, 82 anni, già segretario generale Cgil dopo Luciano Lama, ha percorso l'intero corteo da Porta Venezia a piazza Duomo. ''Oggi difendiamo i diritti per cui abbiamo lottato in passato'', ha commentato, aggiungendo che ''il mio primo corteo lo feci nel 1947 davanti alla Prefettura di Milano''. Pizzinato si è detto ''molto impressionato dalla presenza dei giovani a questo corteo''. ''Bisogna assicurare diritti a tutti - ha affermato - e bisogna consolidare ed estendere i diritti già conquistati''. ''La prima battaglia sui precari la facemmo nel 1954 - spiega - per far assumere 700 giovani a contratto trimestrale alla Borletti''.

Mobilitazione in tutta Italia. A Roma in programma cinque manifestazioni. Si prevedono disagi per il traffico. Stamani tanti Super Mario, il celebre idraulico della saga di videogames, hanno occupato l'atrio dell'Acea, l'azienda comunale che si occupa di acqua e energia elettrica, per protestare contro "privatizzazioni e i distacchi". Vestiti come tanti Super Mario, caschetto rosso e chiavi inglesi, alcuni manifestanti sono entrati nell'atrio nella sede della municipalizzata al grido di "l'acqua è vita non si stacca" e "acqua bene comune".

A Genova cinque i cortei che creano disagi alla circolazione, dalle periferie, al centro, dove, in piazza Caricamento, al Porto antico, si terrà il comizio finale.

Camusso: "La partita non è chiusa". "La partita non è chiusa, non è un voto di fiducia che cambierà il nostro orientamento, la nostra iniziativa". Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, non arretra e risponde al premier Matteo Renzi che sul Jobs act si è detto pronto a chiedere il voto di fiducia. Il segretario Cgil 'boccia' poi la mediazione raggiunta all'interno del Pd: "Non ci pare che quella mediazione sia una risposta per mantenere la difesa dei diritti che noi facciamo. Siamo in tantissimi - ha sottolineato Camusso - e questa è la conferma di quello che diciamo da sempre: c'è bisogno di un grande investimento pubblico che crei lavoro e rimetta in sicurezza il Paese. Il governo Renzi dovrebbe decidere di investire per creare lavoro, invece che continuare in una ricetta di riduzione dei diritti". Alla leader Cgil ha risposto il presidente del Pd, Matteo Orfini: "Questa volta ha ragione @SusannaCamusso: la mediazione del Pd sul jobs act non difende i diritti. Li estende", ha scritto su Twitter.
 
Landini: "Renzi contro lavoratori, così va a sbattere". Quello che arriva dalla piazza, secondo il segretario generale Fiom, è un messaggio che la gente che lavora lancia al governo: "Dice che non è questa la strada e siamo pronti ad andare avanti fino infondo. Chi è in piazza non parla solo al sindacato, ma al Paese, al governo perché devono capire che per risolvere i problemi bisogna farlo con chi lavora", ha aggiunto Landini, che ha sottolineato che le posizioni del governo sono quelle di Confindustria: "L'attacco assurdo allo statuto dei lavoratori, la riduzione delle tasse senza garanzie sugli investimenti: queste sono le richieste di Confindustria. Ma così si va a sbattere. Abbiamo offerto il dialogo a Renzi, ma lui lo rifiuta. Lui ha scelto un'altra strada, noi gli diciamo- ha concluso Landini- che c'è bisogno di unire il Paese, non di dividerlo". Anche il segretario Fiom è duro sulla mediazione del Partito democratico: "La possibile mediazione che il Pd ha trovato è una presa in giro dei lavoratori perché serve solo a quei parlamentari di conservare il proprio posto. Non serve ai lavoratori e alla difesa dei loro diritti". Poi, rivolgendosi al premier, ha detto: "Vogliamo che gli 80 euro di Renzi vengano estesi a tutti, ma lo ringraziamo perché ci servono a scioperare contro di lui, per contestare le politiche che sta sbagliando". Dopo aver ribadito che "qualcuno frequenta persone che spendono mille euro per una cena perde il senso della realtà", Landini ha spiegato che "le persone che hanno scioperato oggi hanno rinunciato allo stipendio, lo sciopero costa e noi difendiamo anche i diritti di quelli che non scioperano".

L'accordo non convince. Ma i sindacati non sono i soli a criticare il Jobs act. "Neanche io sono molto contenta di questo accordo. Adesso lo guarderò, ma non so se in quelle modifiche sono previste le risorse e voglio capire come viene cambiato l'articolo 18. Io credo che non andasse toccato, specie dopo la fatica fatta con la Fornero che non era sicuramente un interlocutore tenero. Non ho proprio capito perché si sia messo mano a questo testo", ha detto la presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, rispondendo alle domande dei giornalisti sull'accordo raggiunto all'interno del Pd. "Mi riprometto di leggere il testo - ha aggiunto - io non avevo approvato le conclusioni della direzione, se si tratta del mero recepimento e per di più senza risorse del deliberato della direzione faccio fatica a ritrovarmi in quel testo". Un vero e proprio ultimatum arriva a Renzi da Renato Brunetta: "Caro Matteo Renzi ti sfido! Se il primo gennaio i decreti legislativi del Jobs act non saranno in vigore, ti dimetti? Gradita risposta", ha scritto su Twitter il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
 
Scettica anche Scelta civica: "Il senatore Ichino è l'autore del codice semplificato del lavoro, sul quale si dovrà basare la riforma. Abbiamo anche sostenuto l'accelerazione del percorso alla Camera, per assicurare che la nuova normativa entri in vigore contestualmente alla Legge di stabilità, in modo da rendere più efficaci gli incentivi alle nuove assunzioni", si legge in una nota di Gianluca Susta e Andrea Mazziotti, capigruppo al Senato e alla Camera di Scelta Civica. "Comprendiamo la necessità per il Pd di avere un dibattito su questi temi al proprio interno, ma ci aspettiamo che Matteo Renzi non ceda alle pressioni della sinistra del partito democratico, che tenta di tornare a un'impostazione arcaica e superata della disciplina del lavoro".

Scontri e disordini. Non sono mancati momenti di tensione durante i cortei. Nella Capitale c'è stato da parte dei manifestanti il lancio di uova e fumogeni contro il Ministero dell'Economia. Durante il blitz le forze dell'ordine sono intervenute con azioni di contenimento. Alcuni manifestanti denunciano di essere stati manganellati. Il corteo dello sciopero sociale si è fermato anche sotto l'ambasciata tedesca a Roma, lanciando petardi e uova contro i cancelli: "Una settimana fa qua i lavoratori dell'Ast Terni sono stati malmenati da un governo che non ha rispetto per i lavoratori". Lancio di uova anche a Palermo: il corteo degli studenti è partito intorno alle 10 da Piazza Castelnuovo. Alcuni manifestanti hanno acceso dei fumogeni. A vegliare sulla manifestazione, un forte spiegamento di forze dell'ordine. Giunti in via Ruggero Settimo, nei pressi dell'Unicredit, alcuni manifestanti hanno lanciato delle uova contro la sede dell'Istituto di Credito. Alcuni giovani che hanno partecipato al corte, hanno indossato maschere di "Anonymous".

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