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Telecom Italia torna a far scintille a Piazza Affari, grazie alle ipotesi rilanciate stamane dal Financial Times in merito alla possibile creazione di una rete telefonica paneuropea che le principali compagnie telefoniche del vecchio continente mirerebbero a realizzare per unire i rispettivi mercati nazionali condividendo un’unica infrastrutture e ripartendo così investimenti e costi. Un’ipotesi che i numeri uno di Deutsche Telekom, France Telecom, Telefonica e Telecom Italia avrebbero già illustrato in un incontro privato col Commissario europeo alla Concorrenza, Joaquin Almunia.

Così oggi oltre al gruppo guidato da Franco Bernabè, che a Piazza Affari guadagna oltre 7 punti riavvicinandosi ai 75 centesimi di euro per azione (ma il bilancio di borsa resta ampiamente negativo sia a 12 mesi, -14,4%, sia sull’ultimo trimestre, -11,6%), volano anche i titoli degli ex monopolisti telefonici francese (+5,4% a 8,84 euro), tedesco (+3,4% a 9,14 euro) e spagnolo (+3,8% a 10,82 euro). Di certo, suggestioni a parte, arrivare ad una rete europea delle telecomunicazioni non appare un percorso agevole, visti gli ostacoli sia di carattere finanziario sia tecnologico legati ancora una volta alle profonde divergenze esistenti al momento a livello di infrastrutture e normative tra i singoli membri della Ue.

In compenso, come nota anche il quotidiano britannico, una simile impresa non solo si inserirebbe nel percorso naturale tendente a far diventare l’Eurozona una vera unione politica ed economica (e non meramente monetaria come ora), ma consentirebbe di portarsi alla pari con Stati Uniti e Cina, dove il mercato delle reti è dominato da solo tre o quattro grandi gruppi. Un’ipotesi che piace ovviamente agli incumbent europei, che starebbero cercando di far notare ad Alumnia i possibili risvolti positivi per i consumatori rappresentati dalla probabile omogeneizzazione dei prezzi su quello che a quel punto diverrebbe un mercato unico europeo, più volte auspicato dal capo dell’Antitrust Ue che pure è finora apparso contrario a fusioni che possano ridurre la competitività a livello nazionale.

Se però Almunia dovesse giudicare positivo il nuovo scenario, e sempre tenendo conto delle difficoltà esistenti di cui sopra, una delle ipotesi possibili appare quella della costituzione di una Newco ad hoc in cui accorpare le diverse reti delle singole compagnie e il relativo debito e che poi procederebbe all’integrazione tecnica e gestionale delle stesse. Un tema, quello dello scorporo della rete, di cui si dibatte da tempo in Italia e che ha visto il Cda di Telecom Italia a inizio dicembre dare il proprio assenso all’avvio di colloqui con la Cassa Depositi e Prestiti. Che quindi potrebbe rimanere esclusa dall’affare se andasse in porto il “grande gioco” a livello europeo, superiore a quello nazionale quanto a possibilità di accesso al mercato del credito e dei finanziamenti pubblici, oltre che probabilmente di valutazione degli asset conferiti.

 

Luca Spoldi

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