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Economia
Bufera sull' app Uber . "E' un'azienda sessista"

Forse essere fra le aziende più influenti e note della Silicon Valley può dar alla testa. E' il caso dei vertici di Uber, la startup da oltre 17 miliardi di dollari nata per ordinare auto con conducente via smartphone che ha fatto infuriare i tassisti di mezzo mondo. Società sbarcata nel nostro Paese anche con la controllata Uber Italia e che non è nuova alle controversie, come mostra il suo atteggiamento nei confronti di governi e taxi, ma anche le tattiche aggressive per strappare e rubare autisti alla sua maggiore rivale americana, Lyft.

Finita nel mirino delle critiche legittime della stampa per un approccio sessista al proprio business, il vice presidente della società californiana Michael Emil si è reso protagonista di una gaffe dal quale è stato immediatamente costretto a fare marcia indietro formulando le pubbliche scuse con un cinguettio su Twitter. 

Oltretutto, la gaffe arriva in un momento cruciale per la società, che ha iniziato il secondo round di raccolta di investimenti in sei mesi, in cui punta infatti a raccogliere più di un miliardo di dollari. Come ha raccontato il portale americano BuzzFeed, venerdì scorso, durante una cena alla Waverly Inn di New York, Emil, che oltre ad essere considerato uno degli uomini più influenti della Silicon Valley è anche consigliere del Pentagono,  ha suggerito di creare un team dedicato a scavare nel privato dei giornalisti che parlano male della società, giusto per far provare loro "un assaggio della loro stessa medicina". Allo scopo metterebbe a disposizione un milione di dollari.

Tra i giornalisti “scomodi”, Emil ha citato Sarah Lacy del sito Pando Daily della Silicon Valley, colpevole di aver accusato Uber di sessismo e misoginia. La penna che ha infastidito i vertici di Uber aveva prima denunciato le molestie subite da alcune clienti da parte di autisti che durante il percorso facevano allusioni al loro modo di vestire, definendolo “provocante”.

Più recentemente a fine ottobre, dopo che lo stesso BuzzFeed aveva segnalato la presenza, sul sito di Uber, di una promozione nata da un accordo tra Uber Lione e un’agenzia online di sedicenti modelle (Avions de Chasse) in base alla quale i clienti avrebbero potuto ordinare come autista una delle modelle (per una corsa che non avrebbe dovuto superare i 20 minuti- con una escort?), la Lacy scrisse che avrebbe cestinato la app di Uber. Risultato: immediata rimozione del banner di Uberavions.

L'ennesima denuncia di  BuzzFeed di qualche giorno fa ha nuovamente inchiodato Uber (la Lacy ha definito le affermazioni “orribili”, una “bomba”): subito dopo l’articolo, infatti, sono arrivate le scuse di Emil che si è detto dispiaciuto, soprattutto per i commenti indirizzati a Sarah Lacy.

“Le affermazioni che mi sono state attribuite nascono dalla frustrazione sulla copertura media sensazionalistica della società per cui sono orgoglioso di lavorare, non riflettono né i miei punti di vista e non hanno nessun rapporto con la visione e l’approccio della società. Erano sbagliate. Non indagheremo sui giornalisti. Le affermazioni non hanno alcun fondamento, rispetto al nostro approccio. Mi scuso”, ha scritto il manager. Ma c'è già chi attende un'altra perla, non più solo sessista.

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