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Economia


Di Mario Centorrino, Pietro David, Margherita Billeri*

Nei commenti relativi ai risultati elettorali, scritti, come si dice in gergo giornalistico, a “caldo”, l’attenzione è concentrata sull’aumento considerevole di voti conseguito dal Movimento 5 Stelle. Dal punto di vista mediatico, usando sempre termini di gergo, il fenomeno Grillo ha “cannibalizzato” un’altra evidenza: le regioni meridionali hanno compiuto precise scelte politiche votando a favore del centro destra, di una coalizione cioè fondata sull’alleanza tra il partito di Berlusconi e la Lega Nord rispetto alle elezioni del 2008 ed aumentando il loro tasso di astensione (-8% Campania 2, -8% Calabria, -10% Sicilia). Dovremo subito trarre una prima considerazione: il Mezzogiorno ritiene le politiche economiche del movimento 5 Stelle e del centro-destra più efficaci per il superamento del divario che lo separa dalle altre regioni italiane. Più volte, nel corso del dibattito, si era auspicato che il voto del Sud premiasse l’offerta politica che sembrasse mostrare maggiore sensibilità al problema della coesione. Tenendo conto di alcuni dati drammatici: tra il 2007 e il 2011, ci ha ricordato in questi giorni la Svimez, il PIL meridionale ha subito una riduzione del 6% a fronte del 4% del Centro Nord. E l’asimmetria si è fatta ancora più drammatica nel 2012 con il PIL del Sud che segue -3,5% rispetto al -1,4% del Centro Nord. Un quadro è bene ricordare, aggravato dall’effetto recessivo delle quattro manovre effettuate nel 2012 e nel 2011 che sul PIL del 2012 è stimabile in -0.8% o del PIL nel Centro-Nord e -2,1% al Sud.

 Se così è stato restano di difficile spiegazione –lo diciamo senza alcun intento polemico- due aspetti: quali punti dell’offerta Berlusconi-Grillo siano apparsi più centrati di altri sulla soluzione della questione meridionale?
 Forse, può ipotizzarsi la volontà dichiarata di procedere ad una detassazione ed a misure generalizzate di condono, interventi giudicati come capaci di generare occupazione. Anche se, non mirate a determinare soluzioni alle criticità del mercato del lavoro specifiche del Sud (sommerso, precario). In ogni caso attraenti per il popolo degli evasori e degli abusivi (Berlusconi).

Ma quale peso si è attribuito al proposito di una delle componenti principali del centro-destra, la Lega Nord, di costituire una macro-regione che dovrebbe mettere insieme la “polpa” del sistema produttivo italiano (Veneto, Lombardia, Piemonte) e di riservare alla Lombardia (principio che verrebbe esteso poi a tutta la macro-regione) il 75% delle imposte pagate allo Stato? È opportuno aprire una “finestra” su quest’ultimo punto prima di proseguire.

Oggi, come è noto, i territori del Nord ricevono ovviamente assai meno di quanto finanziano ed il contrario accade al Sud. C’è dunque una redistribuzione, che si realizza attraverso il bilancio dello Stato, mirata a sostenere in misura più o meno omogenea, su tutto il territorio, politiche pubbliche nazionali, come la scuola e la sanità. La regola del 75% applicata a tutte le regioni vanifica questa omogeneità. La Lombardia non cederebbe come oggi 24 miliardi allo Stato ma solo 6 miliardi. La Sicilia oggi riceve 17 miliardi, mentre con la regola Lega Nord ne riceverebbe meno di due. In sostanza si verrebbero ad avere regione per regione livelli diversi di sanità e di istruzione scatenando flussi migratori insostenibili, ad esempio, tra la Sicilia e la Lombardia.

 

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