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Bologna - “La prospettiva da cui abbiamo potuto vedere la vita e la società in questi ultimi quindici anni è la più positiva e costruttiva che possiamo immaginare, grazie a Luca e grazie a tutti coloro che con noi hanno creduto ad un sogno che doveva e deve sempre diventare realtà”. Sono passati quindici anni da quando Luca De Nigris è morto a sedici anni dopo un periodo tra coma e stato vegetativo durato ben 240 giorni, e un’operazione che allora fu definita “perfettamente riuscita”. Fulvio De Nigris e Maria Vaccari, i genitori di Luca, lo ricordano oggi, insieme a molti amici e conoscenti, che assieme a loro hanno partecipato alla nascita dell’associazione “Gli amici di Luca”, nata proprio con lo scopo di provvedere alle cure di Luca all’estero, prima, e divenuta promotrice in un secondo momento della ”Casa dei risvegli Luca De Nigris”, primo centro pubblico rivolto a giovani e adulti con esiti di coma e stato vegetativo, attivo da fine 2004 nell’area dell’ospedale Bellaria di Bologna, e diretto dal professore Roberto Piperno.

“Luca ci ricorda quotidianamente il nostro impegno nei confronti delle persone con esiti di coma e delle loro famiglie - continua il commosso discorso dei genitori -. Lui è nello sguardo di queste persone, nei loro desideri, nelle loro speranze, in quello che per lui e andato perduto ma ancora possibile da recuperare per chi ogni giorno vive la lunga difficile battaglia per la ripresa della vita. Noi siamo convinti di questo e del ruolo, nostro come di tanti, di "familiari esperti" che sostengono nella forza propulsiva dei tanti volontari e nell'impegno degli operatori non sanitari dell’associazione, l’eccellente lavoro dei professionisti dell’Azienda Usl di Bologna. La vicenda di Luca insegna anche questo: che il dolore non è mai chiuso in se stesso, che l’emotività e l’umanità non è mai isolata ma che è possibile farla interagire con professionalità diverse in una forma di alleanza terapeutica che nei rispettivi ruoli rafforza l‘obiettivo comune. Dalla “Casa dei Risvegli Luca De Nigris” sono passate oltre 153 persone, la maggior parte delle quali sono tornate a casa, ad una vita attiva e consapevole. A dimostrazione che il “miracolo” non é solo fede, ma anche ricerca, informazione, condivisione”. Martedì 8 gennaio gli amici e i parenti si ritroveranno alle ore 18 nella chiesa Sacra Famiglia del Meloncello in via Irma Bandiera 24, a Bologna, per celebrare una messa in suo ricordo. (elena marchese)

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