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BOLOGNA – “Lo sballo dell’alcol è solo uno degli aspetti dell’anoressia nervosa”. Sono le parole di Emilio Franzoni, direttore di Neuropsichiatria infantile del S. Orsola di Bologna e del Centro regionale per i disturbi del comportamento alimentare. La drunkanoressia, così chiamata dai più ma che non rappresenta una diagnosi medica, consiste nel bere alcol al posto di mangiare, calcoli delle calorie alla mano. “Ne vediamo pochi di questi casi, non tanto perché non ci sono ma perché sono più difficili da riconoscere”. La variabile alcolica infatti sembra essere solo una scelta fatta dai giovani per ottenere consenso sociale, integrandosi a pieno titolo tra i bevitori. Oltre alla drunkoressia, tra le forme nuove di disturbi alimentari ci sono la bigoressia, diffusa tra gli amanti della palestra che ingeriscono solo proteine, e l’ortoressia ovvero l’essere ossessionati dal voler mangiare solo cibo biologico. Poi ci sono quelli che mangiano solo di notte, socialmente accettati, e quelli che dicono di non riuscire a mangiare, accusando disturbi gastrointestinali.

Un americano a Roma Alberto
 

“Chi beve magari si preoccupa delle calorie tanto che alcuni fanno abbuffate alcoliche per poi non bere per un lungo periodo – dice Franzoni – Abbiamo tanti nomi ma la matrice è unica e denota un forte disagio, magari, in futuro, ci saranno altri aspetti”. Il fenomeno, insomma, cambia di anno in anno. Dati alla mano sono in aumento i maschi che fino a qualche anno fa rappresentavano il 2 per cento, mentre oggi arrivano al 10. Anche l’età si abbassa sempre di più. Tra gli 11 e i 24 anni le persone con anoressia nervosa sono lo 0,5 per cento mentre dai 16 ai 24 si parla di bulimia nervosa per l’1 per cento. Sono però anche i più piccoli ad avere bisogno di aiuto. A Bologna, nella fascia 0-11 anni, sono in cura 250 bambini per disturbi legati all’alimentazione.

“Secondo me – sottolinea Franzoni – i primi 3 anni di vita sono fondamentali per quello che avverrà in futuro. In ogni caso è importante che ci siano strutture adeguate per gli adolescenti e le loro famiglie che hanno bisogno di sostegno”. Quello dei disturbi del comportamento alimentare è, infatti, un fenomeno sociale che distrugge i nuclei famigliari e, aggiunge Franzoni, “in Italia ci sono davvero pochissimi servizi dedicati agli adolescenti e in molte strutture convivono ragazze di 14 anni con donne di 30”.

 

Solo in Emilia-Romagna, su una popolazione femminile in fascia d’età 14/24 anni di 194 mila soggetti, si contano circa 19.400 potenziali persone affette da disturbi comportamentali alimentari (Dca), di cui poco meno di 4 mila potrebbero necessitare di trattamenti anche residenziali. Secondo i dati più recenti della Conferenza nazionale di consenso sui Disturbi del comportamento alimentare (2012), in Italia, pur non esistendo una rilevazione precisa, si stima che l’incidenza di questi disturbi sulla popolazione sia di circa il 10 per cento nella fascia d’età compresa tra 14 e 24 anni. (irene leonardi)

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