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Spettacoli
Fast & Furius 7 dal 2 aprile nei cinema

Di Francesco Bricolo

Quando mio figlio mi ha chiesto di poter vedere Fast & Furius, sugli schermi c'era il sesto episodio, era dunque il 2013 e mio figlio aveva sette anni. Gli ho detto di no e siamo andati a vedere Need for speed. Ora so già che tornerà all'attacco per vedere Fast & Furius 7 e mi sa che gli dirò di sì.

Certo Need for speed non ha né la spettacolarità né il blasone di Fast & Furius e, in fin dei conti, ha avuto poco senso dire di no Fast & Furius e di sì a Need for speed. Ma è andata così, poco male.
Vale la pena ricordare che questa saga cinematografica che oggi festeggia il suo settimo capitolo, nasce nel 2001 producendo sette episodi con un ritmo frenetico: 2001, 2003, 2006, 2009, 2011, 2013, 2015.
Siamo certi di una cosa. Questa è l'ultima volta che vedremmo Paul Walker che è morto il 30 novembre 2014 in un incidente automobilistico proprio nello stesso periodo in cui c'erano le riprese del film. Ma non credo che al film serva questo espediente per fare successo al botteghino. La serie è talmente una garanzia che quando Justin Lin, il regista del terzo, del quinto e del sesto episodio, ha storto io naso dicendo che la produzione era diventata diventata un po' troppo stretta nei tempi e non si riusciva a farla bene, in quattro e quattr'otto è stato scelto James Wan che nel suo curriculum ha film come Saw (2003) e Insidius (2005). Tanto quello che conta in queste mega produzioni non è certo il regista. Deve essere bravo e soprattutto deve sapere fare quel genere di film, ma che ci sia uno o l'altro non fa una gran differenza.

Tom Cruise, per esempio, non ha esitato nel 2006 a dare la direzione della sua Mission Impossible III a J.J. Abrams che prima di allora aveva diretto solo serie TV del tipo Alias e Lost.
Sono macchine gigantesche e ben rodate che, una volta avviate, vanno avanti da sole producendo dei bei dollaroni verdi verdi. Gli spettatori sono fidelizzati e s'impara a non deluderli si può andare avanti veramente a lungo. Il contratto suona un po' così, ridotto all'osso. Se tu mi dai quella roba lì, io pago il biglietto.
Coloro che vanno al cinema non per divertirsi, ma per riflettere e pensare, di solito guardano a questi film con un certo disprezzo. Film senz'anima, stupidaggini, trame inesistenti, insomma fatte per gli scemi e questo per essere gentili. La versione più feroce di queste critiche arriva a dire che le produzioni hollywoodiane hanno l'obiettivo di creare una sorta d'inconscio collettivo, un mega gregge che segue come imbambolato questi eventi, li attende, li consuma, se ne nutre e un po' diventa come loro e ha bisogno di nutrirsene ancora.
Mi sono fatto un giro su http://www.fastandfurious7-ilfilm.it per farmi un'idea del film e ho visto la solita scena in cui le leggi della fisica vengono fragorosamente infrante. Puoi far vedere tutti i documentari che vuoi e dimostrare che quel salto non è possibile e che quello sparo non produce quell'effetto così plateale, ma non gli frega nulla a nessuno. Lo spettatore che ama quell'intrattenimento vuole vedere proprio quelle cose lì, poco conta che siano verosimili. I produttori sanno che per vedere quelle cose lì il gregge paga e così il gregge viene pascolato.
E' tutto molto triste e questa tristezza viene peggiorata dall'impressione di non avere vie d'uscita. Vince la forza travolgente del più forte e il più piccolo sembra quello scemo che fa il sofisticato e se la tira pure.
Capolavori assoluti come Million Dollar Baby (2004), solo per fare un esempio, sono stati possibili da parte di coloro che nella loro vita artistica prima hanno riempito le tasche delle multinazionali con prodotti da botteghino e che poi sono riusciti a farsi produrre pellicole più impegnative e meno facili da vedere.
Chissà, magari i nostri figli vedranno un Vin Diesel o un Dwayne Johnson fare film stupirci e farci commuovere in film drammatici.
Anche se il film è una commedia e non un melodramma e tutti lo ricordano per la presenza di John Travolta e Uma Thruman che ballano di nuovo assieme per la prima volta dopo Pulp Fiction (1994), Be Cool (2005) ha al suo interno un Dwayne Johnson che è riuscito a farmi pensare che, oltre ai pettorali e ai bicipiti, forse ha qualcosa d'altro da dire.
Staremmo a vedere.

 

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fast & furius 7cinema
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