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Esteri
Afghanistan, ora Trump vuole privatizzare la guerra

 

La proposta, arrivata sul tavolo di Steve Bannon e sottoposta anche al consigliere e genero di Trump, Jared Kushner, viene direttamente da Erik D. Prince e Stephen A. Feinberg, rispettivamente a capo di due giganti dell'industria militare privata, la Blackwater worldwide e la Dyncorp International: appaltare la guerra in Afghanistan alle compagnie militari private, togliendo l'incombenza alle Forze armate statunitensi. In un recente pezzo sul Wsj, Prince delinea piu' precisamente la sua proposta: l'esercito di mercenari dovrebbe essere guidato da una sorta di "vicere'", che riferirebbe direttamente a Trump, e concentrerebbe in se stesso tutti i poteri, sul modello del Generale McArthur nel Giappone post seconda guerra mondiale. La sua missione consisterebbe nel "pacificare" l'Afghanistan a ogni costo: niente piu' ordini da parte di burocrati, o regole di ingaggio restrittive sui militari. Non e' chiaro a chi si stia pensando nei panni di questa figura. Probabilmente anche lo stesso Prince, e cio' non sarebbe sicuramente di buon auspicio: sotto la sua stessa guida i contractor della Blackwater aprirono il fuoco in una piazza di Baghdad nel 2007, uccidendo 16 civili. Prince ha una mentalita' apertamente colonialista, e nel suo recente op-ed ha scritto di considerare la compagnia delle Indie orientali un modello per le operazioni militari americane in Afghanistan: come noto, la compagnia delle Indie fu per secoli il principale strumento di colonizzazione dell'India da parte degli inglesi, al cui capo c'era un vicere' con poteri monarchici e' un esercito privato per reprimere la popolazione locale.

Insomma, l'analisi e' le soluzioni offerte da Prince e Feinberg, e giunte probabilmente alle orecchie del presidente Trump, sono di tipo neo-Colonialista. Non solo, esse sembrano non tenere conto di aspetti economici e gestionali: McArthur fu infatti rimosso dal presidente Truman per abuso di potere, mentre gli eserciti della compagnia delle indie finirono per far andare in bancarotta la stessa compagnia, costringendo i britannici a salvarla nel 1770, e piu' di cento anni dopo il governo inglese a prenderne il pieno controllo. La Blackwater 2.0 sarebbe una formidabile opportunita' d'affari per uno con le connessioni istituzionali di Prince, la cui sorella Betsy deVos e' nel governo, segretaria all'istruzione. In questi anni, dopo il fiasco in Iraq, Prince ha aiutato Abu Dhabi a mettere in piedi un esercito segreto che operasse nel deserto e ha aiutato anche i cinesi in Africa. Sembra che lo scorso gennaio sia stato lui a organizzare incontri segreti alle Seychelles per stabilire poi un contatto "laterale" tra Trump e Putin. In molti, nell'industria militare americana, spingono per la soluzione Blackwater: non solo Bannon. Ovviamente, e' il profitto, piu' che la sorte degli afghani, a guidarli. Il messaggio collaterale dietro a questa proposta e' che se dovesse essere adottata, il mercato dei mercenari potrebbe vivere un boom, generando un enorme flusso di soldati fai da te. Anche se e' certamente vero quanto afferma sull'Atlantic un ex contractor (oggi analista), Sean McFate, il quale - nel criticare l'iniziativa di Prince - ricorda anche che in molti casi gli eserciti privati possono vantare una grande efficienza e preparazione. Che poi e' uno dei motivi per cui gli affari delle compagnie militari private vanno a gonfie vele.

Secondo McFate, in sostanza, i Paesi stanno facendo ricorso in misura crescente alle compagnie militari private per risolvere alcuni rebus militari, e spesso lo fanno in gran segreto. Due anni fa e' stato il turno del governo nigeriano, che ha appaltato ad alcuni mercenari - con elicotteri e forze speciali - una parte della guerra a Boko Haram, riuscendo in poche settimane laddove l'Esercito nigeriano aveva fallito. Lo stesso hanno fatto in tempi recenti, e nei confronti di formazioni terroristiche, la Russia, gli Emirati Arabi Uniti e l'Uganda. In un certo senso, l'iniziativa di Prince avrebbe solo l'effetto di rendere palese una tendenza che gia' esiste - ma normalmente viene tenuta segreta - da decenni. Tuttavia, le ragioni per cui in Afghanistan una simile strategia non funzionerebbe sono molte. Anzitutto, come scrive McFate Parlando della sua esperienza personale, c'e' sempre il rischio della formazione di incontrollabili (anche per il vicere') eserciti di pretoriani, come quelli che nell'Antica Roma assassinarono vari imperatori. Cosa accadrebbe, poi, se la Russia o la Cina offrissero al potenziale esercito privato delle condizioni economicamente piu' vantaggiose? Sono gli enormi rischi dell'appaltare conflitti alle logiche di mercato. Probabilmente vedremmo nascere moltissimi signori della guerra, pronti a vendersi al miglior offerente. La questione sta nella dimensione dell'esercito privato: un piccolo esercito privato ben monitorato, sotto piena sorveglianza e incaricato di occuparsi di precisi compiti puo' essere utile; un grande esercito privato, o addirittura piu' eserciti privati in totale sostituzione di quelli convenzionali nella gestione dell'Afghanistan, come propone Prince, potrebbe rivelarsi una tragedia.

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