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Esteri

Nell'attacco di un commando jihadista a un impianto per il trattamento del gas del sud-est dell'Algeria sono morti 37 ostaggi e 29 terroristi. Il bilancio ufficiale e' stato fornito dal premier algerino, Abdelamalek Selal, 48 ore dopo il blitz delle forze speciali algerine che ha messo tragicamente fine al sequestro nello stabilimento vicino al confine con la Libia.

Ai 37 lavoratori uccisi, di otto nazionalita' diverse, se ne aggiunge uno algerino mentre di altri cinque stranieri non si hanno ancora notizie. Tre terroristi sono stati catturati vivi e arrestati. Il premier Selal ha spiegato che la maggior parte dei 32 membri del commando (provenienti da Canada, Egitto, Tunisia, Mali, Nigeria e Mauritania ma c'erano anche tre algerini) erano entrati in Algeria dal nord del Mali. Durante l'assalto condotto sabato dalle teste di cuoio algerine sono stati liberati 792 lavoratori, 107 dei quali stranieri. Durante il blitz, ha riferito il premier, i terroristi hanno giustiziato diversi ostaggi sparandogli un colpo alla testa. L'opposizione algerina del partrito Rcd ha definito il blitz "un fallimento diplomatrico, mediatico e di intelligence dello Stato e dei suoi apparati".

Resta da capire come i terroristi siano riusciti ad entrare nell'impianto. Un interrogativo che potrebbe trovare risposte dall'interrogatorio di alcuni dipendenti del sito, comprese quattro guardie della sicurezza e due cuochi. Quel che e' certo e' l'offensiva delle forze francesi contro i salafiti che controllano il nord del Mali ha accresciuto la minaccia contro l'Occidente. Le brigate Mulathameen, che hanno rivendicato l'attacco di In Amenas, hanno minacciato di colpire ancora i poteri occidentali, se Parigi non ritirera' i suoi soldati. "Promettiamo che tutti i Paesi impegnati nella crociata contro la regione maliana di Azawad che colpiremo ancora se non torneranno indietro", minaccia un comunicato delle Brigate.

Sul fronte maliano, le truppe francesi e locali sono entrate a Diabaly, citta' nel centro del Paese conquistata dai salafiti solo una settimana fa. Un convoglio composto da 30 veicoli armati con 200 soldati tra francesi e locali era partito da Niono, 60 chilometri a sud di Diabaly (400 chilometri a nord della capitale Bamako). L'alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Catherine Ashton presiedera' una conferenza internazionale sulla crisi il 5 febbraio, con la partecipazione dei rappresentanti dell'Unione africana, dell'Ecowas e dell'Onu.

Racconti atroci quelli degli ostaggi sequestrati in Algeria. Un vero e proprio inferno da cui alcuni sono riusciti ad uscirne vivi. I rapiti sono stati  costretti a indossare cinture esplosive, sono stati usati come scudi umani per frenare l'avanzata delle truppe algerine e obbligati a recitare il corano per evitare la morte. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, come quella di Abdelkader,  gli algerini finiti nelle mani degli jihadisti,  sono stati trattati meglio, mentre gli occidentali hanno subito delle atroci torture psicologiche: "I terroristi ci hanno detto fin dall'inizio che non avrebbero fatto del male ai musulmani, ma che erano interessati solamente ai cristiani e agli infedeli. 'Li uccideremo', hanno detto"

Alexandre Berceaux, è dipendente della società CIS Catering racconta: “Sono rimasto nascosto per quasi 40 ore nella mia camera. Ero sotto il letto, ho sparso delle assi di legno ovunque. Avevo qualcosa da mangiare e da bere, non sapevo quanto tutto questo sarebbe durato. Mercoledì mattina, quando gli islamisti hanno attaccato il sito – ha raccontato – ho sentito tanti spari. È partito l’allarme che ci diceva di non muoverci, di restare dove eravamo. Non sapevo se era un’esercitazione o se era vero. Nessuno se lo aspettava il sito era protetto, c’erano dei militari sul posto”. L’uomo ha riferito di essere rimasto nascosto sotto il letto per ore prima di essere messo in salvo da militari, “penso che fossero soldati algerini”

C'è chi poi ha attraversato il deserto per ore ed è riuscito dopo 15 ore di cammino a raggiungere il centro abitato più vicino a In Amenas

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