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Esteri
Salman al vertice dell'Arabia Saudita. Un diplomatico nemico di Isis e Iran

Garante degli equilibri interni nella famiglia reale, artefice della costruzione di Riad, motore della nuova diplomazia saudita anti-Iran ed acerrimo nemico dei jihadisti dello Stato Islamico (Isis): questo è Salman bin Abdulaziz al-Saud, divenuto nuovo sovrano dell’Arabia Saudita e Custode delle due Moschee di Mecca e Medina dopo la scomparsa del fratello Abdullah.
 
Salman, 79 anni, è anzitutto uno dei “Sudairi Seven” ovvero dei sette figli che il fondatore del regno wahabita, Abdulaziz IbnSaud, ebbe da Hassa al-Sudairi la moglie a cui fu più legato. Fra gli oltre 40 figli avuti, Abdulaziz scelse i “Sudairi” per guidare il regno e la successione dimostra la conferma di tale elemento di stabilità interna, tantopiù che Abdullah, prima di morire, ha designato anche il successore di Salam - ora nuovo principe della corona - in Muqrin bin Abdulaziz ovvero il più giovane dei “Sudairi”. Ciò significa aver scelto di rinviare l’arrivo al potere dei figli avuti dal fondatore con altre mogli oppure dei nipoti dei “Sudairi”: una decisione presa da Abdullah nella consapevolezza della precarietà di salute di Salman come anche della pericolosità politica della fine del dominio dei “Sudairi” sull’intera famiglia reale, composta di migliaia di persone spesso in conflitto di interessi fra loro.
 
I sauditi identificano Salman con l’artefice della trasformazione di Riad da un piccolo centro nel deserto ad una metropoli: divenuto sindaco quando aveva appena 19 anni, l’ha guidata per 44 anni e poi è stato governatore della sua regione. Ciò significa che la costruzione della capitale del regno, con i suoi centri di potere politico, militare e finanziario, ha visto Salman nel ruolo di regista dei delicati equilibri interni, facendone emergere le doti di diplomatico e negoziatore che spinsero Abdullah a sceglierlo come ministro della Difesa, nel 2011, e come erede designato.
 
Da quel momento Salman è stato l’interprete del nuovo approccio dell’Arabia Saudita alle relazioni internazionali, uscendo dalla precedente posizione di passività - dovuta alla ricchezza petrolifera ed all’alleanza con Washington - per diventare una potenza pro-attiva in Medio Oriente come a livello globale. I viaggi a Washington, Londra, New Delhi e Pechino hanno fatto di Salman il volto di un’Arabia Saudita determinata a ostacolare la svolta pro-sciita dell’amministrazione Obama, nemica giurata del nucleare iraniano e del regime siriano di Assad, protesa a cercare in Asia nuovi mercati per sostituire il calo di domanda dagli Stati Uniti, convinta della necessità di sradicare Fratelli Musulmani e Isis dal mondo arabo come anche dal bisogno di caute riforme interne per rispondere al vento delle “Primavere Arabe”. E’ Salman ad aver deciso l’intervento militare nella coalizione anti-Isis in Iraq e Siria, ad aver ordinato la costruzione del vallo anti-Isis ai confini iracheni e ad aver voluto il più fermo sostegno all’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi, nemico spietato dei fondamentalisti sunniti. Da qui lo scenario di un’Arabia Saudita ancora più determinata a difendersi dagli avversari che teme di più: l’Iran, che si è appena preso lo Yemen grazie al golpe degli houti, e il Califfo dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi.

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