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Austria, Hofer vicino al trionfo. Presidenziali, la destra al 51,9%
Austria, Hofer vicino al trionfo. Elezioni presidenziali, la destra al 51,9%

"Per i risultati dovremo aspettare domani", ha detto Norbert Hofer, dato per favorito dopo il trionfo al primo turno, e oggi in perfetta parità con lo sfidante ecologista Alexander Van der Bellen. Il testa a testa nel voto per le presidenziali austriache secondo le proiezioni a chiusura delle urne è serratissimo, al 50%. Decisivi nella volata finale tra i due candidati saranno i voti per corrispondenza che rappresentano il 14% degli elettori, circa 900 mila persone.

Ma secondo i dati reali, Hofer è in vantaggio con il 51,9% (1.937.863 voti) contro il 48,1% di Van der Bellen che avrebbe ottenuto 1.793.857 voti a favore. Lo scarto sul filo è di 144 mila voti.

A favore della sua politica anti migranti, nel Tirolo Hofer ha raggiunto il 50,7%. La questione su cui punta il candidato di estrema destra è molto sentita nella regione. Già il ministro della difesa austriaco Hans Peter Doskozil aveva avvertito, poco tempo fa, che se l'Italia avesse continuato a far passare i migranti e la Germania a monitorare il suo confine, sarebbe stato "un serio problema in Tirolo" che si sarebbe così trasformato in una "sala d'attesa".
Sono stati circa 6,4 milioni i cittadini chiamati a votare e l'affluenza è stata record.

Il secondo turno delle elezioni presidenziali che si è giocato oggi in Austria ha escluso per la prima volta i partiti socialdemocratico e popolare, assieme al governo. In tutta Europa, ma anche negli Stati Uniti dove avanza Donald Trump, ci si chiede se trionferà il populismo anti immigrati o se gli elettori si coalizzeranno per fermare la sua avanzata.

Al primo turno del 24 aprile, Hofer è stato a sorpresa il più votato con il 35,1%, seguito ad una certa distanza da Van der Bellen, ex professore di università di 72 anni ed ex leader dei verdi austriaci, con il 21,3%. I candidati del partito socialdemocratico e popolare hanno avuto entrambi un umiliante 11%.

Quello del primo turno delle presidenziali è stato in gran parte un voto di protesta. L'arrivo di 90 mila migranti nel 2015 ha rafforzato le paure del ceto meno abbiente e meno istruito che teme di essere messo da parte dalla globalizzazione. E' quello stesso elettorato, prevalentemente maschile, che sta facendo il successo di Donald Trump alle primarie repubblicane negli Stati Uniti. Non a caso le elezioni austriache sono molto seguite dai grandi giornali americani.

Hofer si è mostrato in parlamento esibendo all'occhiello un fiordaliso, simbolo nazionalista che veniva usato anche dai nazisti. Ed erano note le simpatie per Adolf Hitler di Joerg Haider, defunto leader del FPÖ. Nel 2000 l'Austria, che non ha mai fatto pienamente i conti con il passato nazista, fu ostracizzata in Europa per l'ingresso del FPÖ in un governo con il partito popolare, un presidente di questo partito creerebbe molti imbarazzi a livello internazionale.

"Preoccupa l'esito di questa elezione in Austria: ci auguriamo che prevalga il buonsenso degli austriaci: chi propina muri o l'invio dell'esercito alla frontiera non fa il bene del proprio Paese e dell'Europa", ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, intervistata da RaiNews24 a Schengen, dove si trova per un incontro con i presidenti delle Camere di altri 14 paesi europei: "Qui c'è una certa apprensione per l'esito di questa elezione" ha ribadito.

In Austria il presidente non interviene nella gestione quotidiana del Paese ma dispone di prerogative importanti come quella di revocare il governo. Hofer ha già fatto sapere che potrebbe ricorrere al suo potere di sciogliere le camere se il governo "causerà grave danno", ovvero se non riuscirà a controllare l'immigrazione. In questo caso si tornerebbe probabilmente alle urne e molti prevedono una avanzata del FPÖ. Hofer ha poi ridimensionato la sua minaccia, ma intanto il suo successo al primo turno ha già provocato un terremoto nella politica austriaca, con le dimissioni del cancelliere socialdemocratico Werner Faymann.

L'elezione di Hofer sarebbe un brutto segnale per chi teme un successo del Front National alle presidenziali in Francia e l'ascesa di partiti populisti euroscettici in altri Paesi europei. Tanto più in vista di un voto cruciale per il futuro dell'Europa come il referendum sulla Brexit il prossimo 23 giugno in Gran Bretagna.

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