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Esteri
Brasile: reati penali, proposta choc: età minima 16 anni


di Leila Maria Ribeiro  – Affaritaliani Brasile

 

Il 17 giugno a Brasilia, i deputati che compongono la Commissione Costituzionale di Giustizia e Diritti del Cittadino (CCJ) hanno votato la proposta di Modifica della Costituzione (PEC) 171/1993, che propone l’abbassamento della maggiore età penale dai 18 ai 16 anni per i giovani che commettano delitti particolarmente efferati come rapina, stupro, omicidio volontario, lesioni corporali seguite da morte, furto aggravato. La proposta è stata approvata con 42 voti a favore e 17 contrari.

Questa decisione non è definitiva: dovrà ancora essere votata dal Congresso Nazionale in seduta plenaria e, se approvata, potrà ancora essere sottoposta al Supremo Tribunale di Giustizia (STJ).

I difensori dell’approvazione di questa legge si avvalgono di vari argomenti: i giovani commettono reati perché le punizioni previste dalla legge attuale non sono efficaci e lo Statuto dei Diritti del Bambino e dell’Adolescente (ECA) è troppo tollerante e non risponde al desiderio della società di vedere puniti i minorenni colpevoli.

Altri difendono la tesi che l’abbassamento della maggiore età penale proteggerebbe i giovani dall’attrazione esercitata dal crimine organizzato, che recluta minori di 18 anni per utilizzarli nel traffico di droga.  L’argomento contrario è che il crimine organizzato incomincerebbe a reclutare adolescenti e bambini ancor più giovani.
Secondo lo studio approvato dalla Commissione Speciale, l’abbassamento della maggiore età penale avrà un effetto assai ampio, dato che l’80% dei delitti commessi da minorenni si caratterizza come relativo al traffico di droga o come furto aggravato.

Martedì 23 giugno, il Ministero della Giustizia ha divulgato un documento sulla situazione del sistema penitenziario brasiliano: i dati indicano che il Brasile ha una popolazione carceraria di 615.933 reclusi, il 39% dei quali in situazione provvisoria di attesa di giudizio, e un deficit di 244 mila posti nel sistema penitenziario.
In un paese con tante disfunzioni sociali e con una distribuzione del reddito così sperequata, se lo Stato esercitasse la sua funzione di offrire degne condizioni di vita alla popolazione più vulnerabile, la probabilità di ridurre la criminalità incomincerebbe ad apparire come una luce in fondo al tunnel.

È necessario sviluppare politiche pubbliche efficaci, con l’obiettivo di recuperare e reinserire questi giovani nella società, altrimenti la legge di riduzione della maggiore età penale creerà solamente ulteriori problemi al sistema penitenziario, dove oggi la crisi è pesantissima e le carceri sono ridotte a sovraffollate università del crimine.
È un fatto che a volte l’applicazione delle leggi è arbitraria e che pesi e misure non sono usati in maniera equa: anche giovani di classe medio-alta commettono reati molte volte legati al traffico di droga, ma la grande maggioranza riesce a evitare le punizioni previste dalla legge.

La società brasiliana è nettamente divisa in due: l’opulenza e la miseria convivono gomito a gomito, apparentemente ignorandosi reciprocamente.
La criminalità in Brasile è un problema gravissimo che interessa tutti, anche gli strati più umili della popolazione, più facilmente vittime del crimine di strada e in molti casi in favore della proposta di legge per abbassare la maggiore età penale.  Tuttavia, per lo Stato, approvare una legge è meno dispendioso che correggere e riformulare le profonde mancanze del sistema educativo, sanitario e abitativo di un paese che fin dalla sua Prima Repubblica (1889-1930) è dominato dalla teoria ipocrita che l’applicazione punitiva della legge crea l’ordine.

Visto come la situazione si evolve, questa legge non genererà né ordine, né progresso.  Rappresenterà soltanto una misura populista per dare alla società una falsa impressione di maggior sicurezza.

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