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Esteri
Il Papa: "Riconciliazione in Corea"

Pace e riconciliazione per il popolo coreano e auspicio che costruisca il suo futuro anche nella attenzione ai più deboli e nella solidarietà. Così il Papa nella messa celebrata nella cattedrale di Myeong-dong, a Seul, costruita nel luogo di preghiera delle prime comunità cristiane sin dal 1784, messa che ha concluso il viaggio di 5 giorni in Corea del pontefice, che ha poi preso il volo per tornare a Roma.

All'arrivo in cattedrale il Papa è stato accolto dall'arcivescovo di Seul Andew Yeom che insieme ad alcuni vescovi coreani lo ha accompagnato davanti al palazzo della vecchia curia dove, prima della messa, il Pontefice ha incontrato un gruppo di rappresentanti delle diverse religioni presenti in Corea. Tra le "benedizioni" di questa esperienza in Corea, papa Bergoglio ha messo al primo posto "la presenza dei tanti giovani pellegrini provenienti da tutte le parti dell'Asia".

La messa è stata specificamente intitolata "per la pace e la riconciliazione", dato il desiderio di papa Francesco di affidare il problema della divisione del popolo coreano in due Stati prima di tutto alla preghiera e alla buona volontà delle persone e dei popoli. Papa Bergoglio ha ricordato "la divisione e il conflitto che dura da oltre sessanta anni" ricollegandola alla lettura biblica del giorno, che parla della "promessa di Dio di restaurare nell'unità un popolo disperso dalla sciagura e dalla divisione".

 Il dono della riconciliazione, dell'unità e della pace - ha osservato papa Francesco richiede anche "una trasformazione del cuore che può cambiare anche il corso della nostra vita e della nostra storia, come individui e come popolo". L'arcivescovo di Seul, cardinale Andrew Yeom Soo-jung, salutando il Papa in cattedrale, gli ha chiesto "di pregare per noi affinché ci impegniamo per realizzare la piena pace nella nostra penisola e nel mondo". E lo ha ringraziato perché "in ciascun momento - ha detto il cardinale - lei ha mostrato l'aspetto migliore della Chiesa".

Il Papa ha invitato a "respingere con fermezza una mentalità fondata sul sospetto, sul contrasto e sulla competizione, e a favorire piuttosto una cultura plasmata dall'insegnamento del Vangelo e dai più nobili valori tradizionali del popolo coreano". Ha inoltre chiesto "impegno evangelico per i disagiati, per gli emarginati, per quanti non hanno lavoro o sono esclusi dalla prosperità di molti".

Bergoglio ha anche incontrato un gruppo di "confort women", donne coreane che durante la Seconda guerra mondiale furono rese schiave sessuali dai giapponesi per "dare conforto" ai loro soldati in guerra. Quella delle "donne conforto" è una sofferenza ancora molto sentita in Corea, dalle superstiti di quegli anni di schiavitù, che sono una cinquantina. Oggi in cattedrale ce ne era un piccolo gruppo. Attraverso la Chiesa coreana hanno chiesto di poter incontrare il Papa e questi ha accettato volentieri. Papa Bergoglio le ha abbracciate mentre con paramenti liturgici si avviava all'altare per la celebrazione, accompagnato dal suono dell'organo.

Intanto, Corea del Sud e Usa hanno dato il via alle esercitazione militari congiunte annuali per verificare la capacità di risposta in caso di un attacco di Pyongyang, nel giorno della partenza di Papa Francesco da Seul dopo 5 giorni di visita. Denominate Ulchi Freedom Guardian, le manovre avranno durata di 12 giorni, coinvolgendo sofisticate simulazioni al computer, 50.000 soldati di Seul e 30.000 di Washington. Ieri la Corea del Nord ha minacciato attacchi "preventivi spietati" contro il Sud per le "contestate" manovre.

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