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Esteri
Reporter Usa decapitato, Obama: Is vuole genocidio

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è intervenuto con un breve discorso in diretta tv sulla morte di James Foley . "Il mondo è inorridito dalla sua morte" , ha detto Obama. "Gli Stati Uniti continueranno a fare tutto il possibile per proteggere il proprio popolo", ha assicurato."l’Isis" ha aggiunto "non parla di religione. Le sue vittime sono per la maggioranza musulmane, e nessuna fede insegna alla gente a massacrare gli innocenti. Nessun Dio potrebbe mai giustificare quel che è stato fatto".

NyLa prima pagina del New York Post
 

La portavoce del Consiglio nazionale per la Sicurezza della Casa Bianca, Caitlin Hayden, ha affermato che il video "è autentico". L’intelligence Usa, ha spiegato, "ha analizzato il video in cui vengono mostrati i cittadini americani James Foley e Steven Sotloff" e "abbiamo raggiunto il giudizio che si tratta di un video autentico".Nel video "Messaggio all’America" diffuso dagli jihadisti sunniti dello Stato Islamico in cui viene decapitato il reporter americano James Foley il boia, totalmente vestito di nero, con il volto coperto, parla con uno spiccato accento londinese. Elemento questo che fa temere si possa trattare di uno dei tanti sudditi di Sua Maestà aggregatisi agli jihadisti in Siria e Iraq tanto che il primo ministro britannico David Cameron ha interrotto all’improvviso le vacanze in Portogallo per tornare a Londra à aggregatisi agli jihadisti in Siria e Iraq. "Se vero, è un omicidio sconvolgente e turpe", ha commentato l’ufficio del primo ministro.

Il capo della diplomazia britannica ha precisato che "tutti i segni indicano che sia originale" e anche l’Fbi ritiene che il video sia autentico. È necessario, ha poi sottolineato il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond, che gli esperti verifichino se l’uomo - che nel video è vestito di nero, con il volto coperto e parla con un accento britannico - che ha ucciso Foley sia effettivamente del Regno Unito. "Da tempo che c’è un numero significativo di cittadini britannici in Siria e in Iraq che operano con organizzazioni estremiste". Secondo funzionari britannici, alcune centinaia di cittadini del Regno Unito sono partite in Siria per unirsi all’opposizione armata e alcuni di loro hanno attraversato il confine dell’Iraq durante l’avanzata dello Stato islamico. Oltre ai combattenti britannici, in Siria ci sarebbero anche 1.300 cittadini francesi e tedeschi che lottano al fianco dei ribelli. Il video, è l’opinione degli esperti, è di buona qualità e girato da qualcuno che conosce la tecnica video.

Ieri sera i miliziani jihadisti dello Stato Islamico (Is) hanno pubblicato online un video che mostra un uomo con il volto coperto e vestito di nero che decapita un prigioniero. Si tratta di James Foley, un giornalista americano di 40 anni, originario di Boston, scomparso in Siria il 22 novembre del 2012, nel giorno del Ringraziamento. Il gesto è stato rivendicato dai jihadisti in difesa del Califfato islamico proclamato dal leader dello Stato Islamico Al-Baghdadi e in risposta alla decisione degli Usa di bombardare l'Iraq per fermare l'avanzata dei jihadisti.

Nel filmato si vede, presumibilmente, Foley vestito con una tuta arancione, come i carcerati di Guantanamo. Il giornalista prima di essere ucciso si rivolge alla sua famiglia e ai suoi amici accusando Obama e gli Usa di essere i diretti responsabili della sua esecuzione, ma molto probabilmente si tratta di una "confessione" estorta in punto di morte.

La madre di Foley ha scritto su Facebook di essere fiera di suo figlio: "Ha dato la vita per raccontare al mondo la sofferenza del popolo siriano". Diane Foley ha anche lanciato un appello ai responsabili della morte del figlio quarantenne di risparmiare la vita degli altri "ostaggi innocenti". "Ringraziamo Jim per tutta la gioia che ci ha dato. È stato straordinario, come figlio, fratello, giornalista e persona" .

Il video - caricato su Youtube con il titolo "un messaggio all'America", ma poi rimosso - si conclude con l'inquadratura dell'esecutore vicino ad un altro prigioniero e con il monito: "La vita di questo cittadino americano, obama, dipende dalla tua prossima decisione". Nelle mani dei miliziani dell'Is ci sarebbe infatti anche Steven Joel Sotloff, corrispondente del magazine Time, scomparso in Libia nel 2013. Ed è mistero anche sulla sorte di un terzo giornalista americano, Austin Tice, scomparso in Siria nel 2012 e la cui famiglia ha espresso nelle ultime ore le condoglianze ai genitori di Foley. Nel 2002 un altro giornalista americano, David Pearl del Wall Street Journal, venne decapitato in Pakistan dagli estremisti islamici.

Nel video di ieri, però, non viene fatta nessuna menzione di Tice, 33 anni, scomparso il 14 agosto 2012 a nord di Damasco e a ridosso del confine con il Libano, in una regione che all'epoca era contesa tra forze del regime di Bashar al Assad e ribelli locali. Prima di intraprendere la professione di giornalista, Tice aveva servito come marines americano in Afghanistan e in Iraq. Tice, però, probabilmente non è nelle mani degli estremisti islamici., Alla fine di agosto 2012, il Washington Post, giornale per il quale Tice lavorava, citava fonti "bene informate" affermando che il giovane freelance era stato catturato da forze governative e detenuto nei pressi di Damasco dalle forze di Assad.

reporter americano decapitato (5)Fonte: dal webGuarda la gallery

Le agenzie di intelligence Usa stanno verificano la "autenticità" del video diffuso dall'Is in cui gli jihadisti hanno decapitato Foley. Il presidente Barack Obama è stato informato dell'esistenza del filmato mentre era a bordo dell'Air Force One, di ritorno a Martha's Vineyard. "Se il video fosse autentico, siamo inorriditi dal brutale assassinio di un giornalista americano innocente ed esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici", ha affermato la portavoce del Consiglio nazionale per la sicurezza della Casa Bianca Caitlin Hayden. Secondo il ministro degli Esteri, Philip Hammond, "il video sarebbe autentico".

Cresce intanto lo sdegno internazionale, di fronte alla furia dei jihadisti dello Stato islamico. In un'intervista a Le Monde, il presidente francese François Hollande ha invocato per settembre una conferenza internazionale per discutere su come affrontare la minaccia degli estremisti islamici. "Il vecchio discorso intervenire o non intervenire non regge più. Dobbiamo immediatamente delineare una strategia globale per combattere questo gruppo che ha una struttura forte, importanti finanziamenti, armi molto sofisticate e che minaccia paesi come Iraq, Siria e Libano. E' la situazione più grave dal 2001".

E a questo proposito, la Germania esce allo scoperto. Dopo le accuse più o meno velate di alcuni paesi, come lo stesso Iraq, oggi Berlino ha indicato esplicitamente il Qatar come il vero finanziatore del gruppo jihadista sunnita dello Stato Islamico (Is). "Storie come queste hanno sempre una storia. Chi finanzia queste truppe? Suggerimento: il Qatar", ha affermato il ministro per gli Aiuti allo Sviluppo Gerd Muller, in una intervista alla ZDF. L'orrore del video di ieri ha scosso anche la Germania, negli ultimi tempi su una ferma linea non-interventista nel mondo. E così, notizia di oggi, anche Berlino invierà armi ai curdi contro gli estremisti islamici.

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