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Esteri
Iraq, allarme Usa: la Diga di Mosul è a rischio cedimento

La Diga di Mosul rischia di crollare. Ad ammetterlo è l'ambasciata americana a Baghdad, ma anche il Governo iracheno, che ha inviato una comunicazione alla popolazione. La diga di Mosul sul fiume Tigri è la più grande diga irachena e la quarta di tutto il Medio Oriente. In passato si chiamava diga Saddam. La sua importanza strategica è rilevante per l'intero stato dell'Iraq, in quanto controlla l'irrigazione di una vasta area del Paese. L'azienda italiana Trevi si è aggiudicata l'appalto per la "riabilitazione e manutenzione della Diga di Mosul" e il Governo italiano è pronto a inviare 450 soldati a difesa dell'infrastruttura e dei lavoratori impegnati nell'opera di ristrutturazione.

Il governo iracheno e l'ambasciata Usa a Baghdad mettono in guardia i residenti lungo il fiume Tigri su un possibile cedimento della diga di Mosul. Il rischio di caduta è "serio e senza precedenti" secondo gli americani, "basso" secondo gli iracheni. Per gli emissari di Washington "un'evacuazione rapida rappresenta lo strumento più efficace per salvare vite di centinaia di migliaia di iracheni", stimando che un crollo della diga potrebbe provocare la morte di quasi 1,5 milioni di iracheni che vivono lungo il Tigri.

Nel un comunicato in cui il Governo di Baghdad annuncia i lavori, nel quale non si cita mai la società italiana Trevi che si è aggiudicata l'appalto per la ristrutturazione, si spiega che "bisogna mettere in sicurezza la struttura e assicurarsi che la diga possa continuare ad operare sia per assicurare una riserva d'acqua al paese, sia per aumentare la potenza energetica in vista della prossima fase di liberazione di Mosul" dallo Stato islamico. Per questo "il governo iracheno ha iniziato i preparativi per la ristrutturazione della diga e la sua messa in sicurezza".

Baghdad ricorda che il governo "si rende conto della grande responsabilità derivante dalla necessità di mettere in sicurezza la diga ed ha pianificato gli interventi necessari per proteggere anche i cittadini e studiare i modi di preparare tutto al meglio. È stato pianificato un piano di emergenza per la salute nazionale che ha coinvolto diverse agenzie governative e che gode del sostegno internazionali per contrastare qualsiasi evento possibile. Abbiamo accertato che i pericoli di cui parlano alcuni rapporti internazionali riguardanti il crollo della diga sono poco probabili eppure i tecnici stanno lavorando per evitare ogni pericolo". Pur essendo bassa, secondo il comunicato della presidenza del consiglio irachena, l'eventualità di un crollo della diga, nel comunicato si legge che rimane il pericolo di un innalzamento delle acque lungo tutto il percorso del fiume Tigri che potrebbe compromettere la sicurezza di diverse città. Si è parlato del possibile innalzamento delle acque di 319 metri, cosa che per il governo iracheno "non accadrà", considerato che l'attuale livello delle acque della diga di Mosul è di 307 metri. La bassa profondità del fiume, che nel tratto più profondo tocca i 15 metri, fa tuttavia sì che eventuali esondazioni potrebbero verificarsi in un lasso di tempo così breve che le autorità non sarebbero in grado di evacuare gli abitanti delle zone limitrofe. Il preavviso di un'alluvione sarebbe di un solo giorno per Tikrit e di due o tre per Baghdad. In vista di ciò, il governo ha assunto una serie di iniziative per prepararsi a possibili esondazioni anche durante la fase dei lavori, in modo da mettere in sicurezza le città interessate avvisando la popolazione per tempo.

Secondo un rapporto reso noto dagli Usa il 30 gennaio e a differenza di quanto sostiene Baghdad, però i rischi di collasso non sarebbero cosi' remoti e rischierebbero di causare un numero elevatissimo di vittime. Ciò a seguito di due motivi fondamentali: il primo è la mancanza di manutenzione regolare della struttura - soprattutto negli ultimi anni a seguito del conflitto con il Daesh che per un periodo ha conquistato la diga -, che avrebbe peggiorato una situazione a livello infrastrutturale già precaria, con interventi-tampone piuttosto che risolutivi. Il secondo è invece legato all'offensiva anti-Isis in corso in tutto il paese, che si sta orientando verso nord. I miliziani dello Stato Islamico sono sempre più sotto pressione in Iraq e si stanno chiudendo a Mosul per organizzare l'ultima difesa e gestire la "ritirata strategica" una volta soverchiati. In questo contesto, pensano di attaccare la diga di Mosul. In primis perche' se la struttura dovesse cedere, loro guadagnerebbero tempo prezioso, in quanto "il nemico" dovrebbe distrarsi per gestire il disastro. Poi, garantirebbe una eco mediatica non indifferente.

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