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Due pesi e due misure: vale più un bimbo ucraino che 21mila palestinesi morti
Gaza

Due pesi due misure: vale più un bimbo morto ucraino che 21mila palestinesi: secondo un nuovo studio apparso su Lancet Israele avrebbe ucciso 186.000 palestinesi, il 7,9% dell’intera popolazione

Le immagini dell’ospedale pediatrico di Kiev devastato lunedì da una bombardamento russo hanno fatto il giro del mondo. Nella parte colpita dell’edificio sono rimasti uccisi due membri dello staff medico. Quello stesso giorno sono morti oltre 40 civili e altri 190 sono rimasti feriti da una serie di bombardamenti russi sul territorio e sulla capitale. La nostra stampa e TG pubblici e privati hanno coperto la notizia con dovizie di particolari e speciali approfondimenti che hanno straziato chi li ha ascoltati e chi li ha letti. Molti giornalisti hanno ricordato in giro per il mondo “quanto sia crudele e spietato Putin”, Sean O'Grady sul The Independent ha scritto che “non dovrebbero essere necessari eventi come questi per riportare in vita le nostre coscienze”. Unanime e compatto il coro delle condanne.

Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per l’Ucraina ha affermato che “È inconcepibile che i bambini vengano uccisi e feriti in questa guerra”. Munir Mammadzade, rappresentante dell’Unicef in Ucraina, ha precisato che “I bambini non sono un obiettivo e devono essere sempre protetti”, e ha inoltre aggiunto che “L’invasione su larga scala da parte della Russia continua ad avere un impatto sproporzionato sui bambini”. Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha detto che “La Russia continua a colpire spietatamente i civili ucraini. L’Ucraina ha bisogno di una difesa aerea ora. Tutti i responsabili dei crimini di guerra russi saranno chiamati a risponderne”.

In neopremier britannico Keir Starmer sul suo profilo di X ha scritto “Attaccare bambini innocenti è la più depravata delle azioni” e ha aggiunto che il sostegno all’Ucraina del Regno Unito “non verrà meno”.  Dall’Estonia gli fa eco l’omologa Kaja Kallas “Le immagini dei missili russi colpiscono l’ospedale Okhmatdyt sono scioccanti”, la quale ha anche aggiunto che “questo attacco ci ricorda perché dobbiamo sostenere l’Ucraina e perché i russi, veri e propri criminali di guerra, devono essere chiamati a risponderne”. Non mancano poi le dichiarazioni della nostra Presidente del Consiglio.

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“Le immagini dei bambini malati oncologici per strada mi sembrano spaventose. Quando si aggredisce così la popolazione civile, e lo si fa con questa veemenza accanendosi sui bambini, i segnali che arrivano sono decisamente altri rispetto a quelli che una certa propaganda russa vorrebbe far passare”. In questa breve carrellata di sdegno e condanna non può mancare l’esternazione del nostro Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che su X ha scritto “Sono colpito dalle immagini dei bombardamenti su Kiev con i quali è stato colpito anche un ospedale pediatrico. Crimini di guerra che vanno condannati da tutta la comunità internazionale. Il governo continuerà a difendere la sovranità dell’Ucraina e del suo popolo”.

Tutto condivisibile, per carità, “non dovrebbero essere necessari eventi come questi per riportare in vita le nostre coscienze”. Per questo, a maggior ragione, colpisce che le stesse parole non siano mai state spese nei confronti dei bimbi e dei morti palestinesi o nei confronti dell’esercito israeliano e Netanyahu. Infatti, nelle stesse ore in cui veniva bombardato l’ospedale pediatrico a Kiev, Israele bombardava furiosamente tutta la Striscia, come fa ogni giorno. Fra i tanti obiettivi che ha preso di mira lunedì, un’attenzione speciale l’ha riservata al cuore del campo profughi di Bureij, nel centro di Gaza. Sappiamo, grazie ai testimoni e ai filmati, che sei dei nove morti erano bambini che stavano giocando per strada.

Le riprese video, verificate dall’agenzia di controllo Sanad di Al Jazeera, hanno mostrato l’arrivo dei corpi dilaniati dei bimbi, sia morti che feriti, mentre venivano trasportati dentro all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir el-Balah. Le immagini erano a tal punto atroci che la testata qatarina ha scelto di non metterle on line. Una strage degli innocenti che si ripete ogni giorno, da nove mesi, su scala industriale. Anche ieri, a Khan Yunis, sono stati uccisi 29 palestinesi, per lo più donne e bambini, vittime di un attacco israeliano a una scuola gestita dalle Nazioni Unite che ospitava famiglie sfollate. La giustificazione dell’IDF è sempre la stessa: era un covo di Hamas. Una strage che si somma a tutte le altre compiute in questi mesi, ospedali compresi, distrutti da Israele in modo sistematico e abietto.

Per questi crimini dovrebbero valere le parole spese per il bombardamento di quello pediatrico di Kiev da Joyce Msuya, sottosegretario generale ad interim dell'Onu per gli affari umanitari al Consiglio di Sicurezza sull'Ucraina "Vorrei ricordare che gli ospedali godono di una protezione speciale ai sensi del diritto internazionale umanitario. Condurre attacchi intenzionali contro un ospedale protetto è un crimine di guerra e i responsabili devono essere chiamati a risponderne". Eppure, non una sola delle testate, telegiornali italiani, non uno solo dei nostri politici e di quelli d’oltralpe che ha pronunciato parole di condanna per i bimbi ucraini si espresso allo stesso modo per le decine di migliaia di quelli Gaza. È così da mesi.

In Ucraina in due anni di guerra sono stati uccisi almeno 559 bambini e altri 1.449 sono rimasti feriti. A Gaza sono decine di migliaia ma nessuno s’indigna, e la stampa nostrana, prona alla propaganda, è complice solidale di questo immondo silenzio e immorale disparità di trattamento. Eppure, il numero dei morti e dei feriti a Gaza è talmente abnorme che dovrebbe occupare d’ufficio tutte le prime pagine dei giornali e avere ampio spazio nelle aperture dei Tg e Radiogiornali nazionali, ogni giorno. Invece nulla di tutto questo accade, se non nelle radio indipendenti e sui canali social, che devono comunque misurarsi con la censura bulgara applicata da Meta la quale, malgrado sia stata criticata per anni per il modo in cui gestisce i contenuti che coinvolgono il Medio Oriente, proprio ieri ha annunciato che inizierà a rimuovere più post che prendono di mira i “sionisti”, termine che ormai per legge è assimilato al popolo ebraico e agli israeliani, piuttosto che ai sostenitori del movimento politico. Anche il dissenso è diventato antisemita. Una distopia che fa rabbrividire.

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Come da brivido è il numero dei palestinesi assassinati dall’esercito israeliano in nove mesi, che oggi ha superato lo stratosferico numero di 38.200 persone, mentre quello dei feriti sfiora i 90.000. Secondo uno studio apparso lo scorso 5 luglio sulla rivista scientifica The Lancet, i morti sarebbero quasi tre volte di più. Nell’articolo, dal titolo “Contare i morti a Gaza: difficile ma essenziale”, basandosi su criteri indicati dall’Office on Drugs and Crime delle Nazioni Unite, è stato calcolato che per ogni decesso diretto ci sono quattro decessi indiretti, causati da malattie, carenze di servizi, ferite incurabili, carestie, portando così il numero complessivo dei morti a 187.000, quasi l’8% dell’intera popolazione di Gaza. E il numero è destinato ad aumentare, ora dopo ora.

Ormai è chiara l’ipocrisia occidentale: sempre e comunque tira più 1 morto a Kiev che 10.000 palestinesi a Gaza. La propaganda russa è esecrabile e Putin è un crudele dittatore, mentre quella israeliana è distillato di verità e Netanyahu un lottatore solitario. Questo, in sintesi, il mantra cucinato dai media che vogliono ficcarci a tutti i costi nella testa a suon di servizi e articoli. Sembra quasi di essere piombati nella Fattoria degli animali di George Orwell, profetico e crudelissimo romanzo distopico, metafora della manipolazione delle masse e della meta comunicazione che, attraverso l’alterazione graduale dei messaggi e l’instillazione del dubbio, raggiunge il sistematico sabotaggio della memoria. E la realtà nella quale siamo immersi ricalca perfettamente ogni singola pagina di quel libro, con l’unica differenza che lì ci sono i maiali e qui ci sono bipedi che hanno perso sanità mentale e coscienza.

Tornando ai numeri, solo ricorrendo a quelli forniti dal Ministero della Sanità di Gaza, contestati dalle autorità israeliane, ma ritenuti veritieri da parte delle Nazioni Unite e dall’Organizzazione mondiale della sanità, in media sono 141 i palestinesi uccisi ogni giorno nella Striscia, il 70% di loro sono donne e bambini. Ad oggi, secondo i dati forniti dal Ministero della Sanità di Gaza, sono più di 17.000 i bambini rimasti uccisi negli attacchi israeliani.

Esperti delle Nazioni Unite hanno dichiarato che alla fine di giugno sono stati trovati bambini anche nelle fosse comuni a Khan Yunis, molti corpi mostrano segni di tortura e esecuzioni sommarie; inoltre stimano che almeno 10.000 persone siano rimaste sepolte sotto le macerie. In un articolo pubblicato lo scorso 25 giugno sul loro sito, Save the Children ha lanciato un tragico allarme “A Gaza 21.000 bambini sono dispersi. Questo dato include 17.000 bambini non accompagnati e 4.000 bambini sepolti sotto le macerie”. Al 22 giugno 34 i palestinesi sono morti di fame, la maggior parte di loro erano bambini. E ieri, 10 esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno apertamente accusato Israele per la grave carestia in atto nella Striscia: “La campagna di fame intenzionale e mirata di Israele contro il popolo palestinese è una forma di violenza genocida e ha provocato la carestia in tutta Gaza”. Israele nega, ma l’accusa è una verità fattuale di prepotente evidenza.

Catherine Russell, Direttore generale UNICEF, di ritorno da una sua missione a Gaza mesi fa scriveva “Ciò che ho visto e sentito è stato devastante. Migliaia di famiglie hanno affrontato ripetuti bombardamenti, perdite e sfollamento. Nella Striscia, 1 milione di bambini non ha un posto sicuro dove rifugiarsi. Le parti in conflitto stanno commettendo gravi violazioni contro i bambini, tra cui uccisioni, mutilazioni, rapimenti, attacchi su scuole e ospedali e la negazione dell’accesso umanitario – tutte cose che l’UNICEF condanna. (…) All’ospedale Al Naser a Khan Yunis, ho incontrato pazienti e famiglie sfollate alla ricerca di un rifugio e sicurezza. Una ragazza di 16 anni dal suo letto in ospedale mi ha detto che il suo quartiere è stato bombardato. Lei è sopravvissuta ma i dottori hanno detto che non potrà più tornare a camminare. Nel reparto neonatale dell’ospedale i piccoli si aggrappavano alla vita nelle incubatrici, mentre i medici si preoccupavano di come far funzionare le macchine senza carburante”.

Dichiarazioni che risalgono allo scorso 15 novembre 2023. Per avere la tara della situazione aggiornata a oggi basta quadruplicare il numero dei bambini morti, che allora erano “solo” 4.600, mentre circa 9.000 erano quelli feriti. Nel frattempo, i neonati che necessitavano di cure specializzate nelle incubatrici sono morti, a causa della mancanza di energia elettrica, degli sfollamenti forzati dagli ospedali e dell’esaurimento delle forniture mediche. Anche mentre scrivo la violenza cieca e feroce dell’esercito israeliano continua a mietere vittime con la stessa facilità con la quale un contadino falcia un campo di grano. Nel corso di tutta la giornata di ieri le forze israeliane hanno intensificato gli attacchi nel nord della Striscia, nonostante siano in corso nuove trattative sul cessate il fuoco; secondo il Ministero della Sanità di Gaza, sono almeno 50 i palestinesi rimasti uccisi nelle ultime 24 ore e decine i feriti.

Dal 7 ottobre 2023, solo a Gaza, sono almeno 3200 le stragi che Israele ha perpetrato impunemente a danno dei civili palestinesi. Di 36 ospedali che c’erano 25 sono stati devastati, distrutti, razziati e messi fuori uso. Sempre dal 7 ottobre Israele ha costretto più di due milioni di palestinesi a sfollare da una zona all’altra almeno 10 volte, obbligandoli a concentrarsi in zone sempre più piccole dove non c’era null’altro che sabbia, senza acqua, senza cibo, senza servizi, senza ospedali. Elencare tutti i crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Israele e dal suo esercito “più morale del mondo” richiederebbe un trattato enciclopedico suddiviso in numerosi tomi.

Altrettanti tomi richiederebbe l’analisi comparata della copertura data dalla stampa e da tutti gli organi d’informazione alla guerra in Ucraina e a Gaza. La quale analisi dimostrerebbe, oltre ogni ragionevole dubbio, lo sconcertante squilibrio fra le due, se non la pressoché totale latitanza e omertoso silenzio degli organi di stampa mainstream. Per non parlare poi del silenzio calato sui fatti sanguinosi e criminali che si succedono in Cisgiordania, diventata in questi mesi il far west dei coloni ultraortodossi a assassini, che con la complicità dell’esercito hanno trasformato tutta la regione in una “tenuta di caccia al palestinese”, e dove la vita dei nativi è diventata un calvario quotidiano, una gimcana infernale fra morte, distruzione e saccheggi di ogni sorta.

Anche la terra sotto i loro piedi gli viene espropriata a suon di migliaia di ettari alla volta. Gli ultimi gli sono stati rubati non più tardi di qualche giorno fa, quando l’Amministrazione Civile israeliana ha dichiarato 2.965 acri nella Valle del Giordano "terra statale", idonea per lo sviluppo futuro. Una notizia che sarebbe passata sotto silenzio se non fosse stata denunciata dall'ong israeliana Peace Now, secondo la quale si tratta della maggiore espropriazione dalla firma degli Accordi di Oslo del 1993, l’ultima di una serie effettuate fra febbraio e marzo scorso. Su quell’immensa porzione di territorio il Consiglio di pianificazione israeliano prevede la costruzione di ben 6.016 unità abitative da realizzare in dozzine di nuovi insediamenti ebraici.

Un fragile spiraglio di luce è offerto dalle trattative in corso per una tregua in corso. Secondo quanto riferisce Haaretz, gli Stati Uniti e gli altri mediatori attribuiscono “un’importanza cruciale” all’incontro negoziale previsto oggi in Qatar, dopo che il Primo Ministro Netanyahu ha pubblicato la sua lista di “punti imprescindibili” per completare un accordo. Secondo Al Jazeera, un notiziario egiziano, Al-Qahera, ha riferito che il meeting di Doha sarà seguito domani da ulteriori negoziati al Cairo. E sempre al Cairo, ieri il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha incontrato il direttore della CIA William Burns per discutere sugli sforzi congiunti per raggiungere un cessate il fuoco a Gaza. Certo che i continui bombardamenti e le stragi di civili nella Striscia non aiutano.

Mouin Rabbani, analista del Medio Oriente e co-editore della pubblicazione online Jadaliyya, non pensa che Netanyahu sia interessato a un cessate il fuoco a Gaza. Ad Al Jazeera ha dichiarato che sebbene sostenga che l’incremento degli attacchi è finalizzato ad aumentare la pressione su Hamas affinché accetti un accordo, in realtà ha come obiettivo quello di “sabotare le prospettive di un accordo senza doversi assumere la responsabilità diretta”. Ha inoltre aggiunto che tra gli obiettivi di Israele c’è quello di “uccidere un numero enorme di persone, sfogando la propria rabbia contro la popolazione civile perché non è in grado di raggiungere i leader dei movimenti di Hamas e di altre fazioni”.

Dall’altra parte della barricata, la leadership politica di Hamas ha detto ai capi delle fazioni a Gaza che le possibilità di raggiungere un accordo di cessate il fuoco/rilascio degli ostaggi sono scarse a causa della lista imposta dal Primo ministro israeliano. "Netanyahu sostiene colloqui senza scadenza per guadagnare tempo", ha detto ad Haaretz un funzionario di una delle fazioni, aggiungendo che l'obiettivo del primo ministro "è rivolgersi al Congresso degli Stati Uniti mentre la guerra è ancora in corso e arrivare alla pausa estiva della Knesset con un accordo" e che "chiunque aspetti una svolta vive nell'illusione". Ma in fondo, come aveva capito anche Einstein, persino “la realtà è un’illusione, sebbene molto persistente”. Quindi tanto vale illudersi che più prima che poi questa lunga notte delle coscienze abbia fine.






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