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Esteri
G20: Obama in campagna elettorale. Ratificato l’accordo di Parigi

Di Giuseppe Vatinno

Il presidente Usa Obama e il suo omologo cinese Xi Jinping hanno consegnato nelle mani del presidente dell’Onu Ban Ki-moon la ratifica del trattato di Parigi (Cop21) che sostituisce il protocollo di Kyoto per la lotta ai cambiamenti climatici. Usa e Cina sono responsabili insieme del 38% delle emissioni mondiali di gas serra.

Affinché il trattato entri in vigore è necessario che sia ratificato da 55 Paesi responsabili del 55% delle emissioni globali.

Si tratta in pratica della stessa formula del Protocollo di Kyoto che ha condotto una prima fase di riduzione dei gas serra intorno al 5% solo che questa volta è più vago l’orizzonte temporale e cioè la seconda metà del XXI secolo.

Con una riduzione di 2 gradi (con un obiettivo di 1.5) di temperatura rispetto ai livelli preindustriali da attuarsi riducendo l’emissione dei gas serra.

Al di là degli aspetti tecnici si tratta di un accordo che non agisce più come il protocollo di Kyoto sulle emissioni dei gas clima - alteranti ma direttamente sulla temperatura (le due variabili sono collegate) e per questo risulta più vago e meno vincolante ed inoltre ha un orizzonte temporale di tutta tranquillità per non impensierire troppo le grandi aziende inquinanti prima del voto di novembre.

Infatti gli Usa non hanno mai ratificato il precedente Protocollo di Kyoto (mentre la Russia lo aveva fatto) che pure fu voluto da loro ed anche la Cina si è sentita di potersi impegnare pur essendo in passato stata sempre molto ostile visto il suo massiccio utilizzo di fonti fossili.

Il Protocollo di Kyoto prevedeva dei meccanismi flessibili per cui la riduzione può avvenire in qualsiasi parte del mondo (essendo un problema globale) e non solo localmente, anche se qualcuno, anche tra i giornalisti scientifci, ha le idee molto confuse, come Matteo Dalla Casa  di Wired che "protesta" perchè l'Italia ha acquisito crediti dalla Polonia.

L’ Ue –di cui fa parte l’Italia- deve ancora ratificare il trattato.

Il presidente Obama a tale proposito -dimenticando quanto avvenuto- in passato ha detto che anche gli altri Paesi (finora sono 24 quelli che hanno ratificato, pari all’ 1% delle emissioni totali) devono ratificare al più presto il trattato di Parigi.

In questo modo Obama prepara un colpo ad effetto per l’opinione pubblica democratica che aveva sempre contestato al presidente di non aver fatto molto per l’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici in particolare –tradizionale cavallo di battaglia del loro partito- nonostante l’argomento figurasse come principale nel suo programma elettorale.

 

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