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Esteri
Telefonata Suga-Xi, Duterte all'Onu, accordo Italia-Corea: pillole asiatiche
(fonte Lapresse)

GIAPPONE-CINA, TELEFONATA TRA SUGA E XI - E' in arrivo il primo contatto tra il nuovo primo ministro giapponese e il presidente cinese. Yoshihide Suga, nominato premier la scorsa settimana (ne abbiamo parlato qui con il professor Toshihiro Nakayama), parlerà con Xi Jinping venerdì, come raccontato dal Nikkei Asian Review. Non di persona, ma alla cornetta. E' infatti in programma un colloquio telefonico, che ci si aspetta possa riavviare il rapporto diplomatico tra Pechino e Tokyo. Un rapporto che era ai minimi termini nel 2012, quando Shinzo Abe prese il potere, e poi lentamente ma incessantemente migliorato. Fino ad arrivare al Covid, che ha causato prima il rinvio e poi la sospensione a tempo indefinito (su richiesta di parte dello stesso partito Liberaldemocratico di Abe e Suga) della visita di Xi a Tokyo. Una visita che avrebbe dovuto segnare il rilancio in grande stile delle relazioni, che invece il virus ha raffreddato sia sul fronte commerciale, con il programma China Exit lanciato dal governo nipponico a sostegno delle imprese con incentivi a lasciare il Dragone, sia sul fronte strategico, con le tensioni in aumento sulle isole contese Senkaku/Diaoyu (e Diaoyutai, contando anche Taiwan).

Prevedibile che l'argomento entri nell'agenda della conversazione di venerdì, che ufficialmente prevede discussioni in materia di contrasto alla pandemia. Si tratterà della prima conferenza telefonica tra Xi e un leader giapponese dal 2018. Tra gli altri temi che hanno creato qualche dissapore, c'è anche la nomina a ministro della Difesa di Nobuo Kishi (ne abbiamo scritto qui), fratello minore di Abe considerato molto vicino al governo di Taiwan. Suga ha garantito che il suo obiettivo è quello di stabilire relazioni stabili con i paesi vicini, Cina e Russia compresi. Negli scorsi giorni ha parlato anche con Donald Trump, mentre Tokyo prosegue la sua politica di diversificazione "asiatica", con ingenti investimenti nel Sud-Est e la cooperazione difensiva con India e Australia (e Vietnam).

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MAR CINESE MERIDIONALE, NUOVA GIRAVOLTA DELLE FILIPPINE - Non è un mistero che, tra i paesi del Sud-Est asiatico coinvolti nelle dispute territoriali del Mar Cinese Meridionale, le Filippine siano quello più imprevedibile. Quantomeno negli scorsi anni, dopo l'avvento del presidente Rodrigo Duterte, che rispetto al passato si è allontanato dall'antico colonizzatore, gli Stati Uniti, e si è avvicinato alla Cina. Tanto da mettere in discussione il rinnovo (poi arrivato in extremis) di un accordo in materia difensiva. Dopo la "chiamata alle armi" di Trump dello scorso luglio sul tema del Mar Cinese Meridionale, Manila era stata la capitale ad adottare l'approccio più morbido nei confronti del gigante cinese. 

Ora, però, è arrivata una doppia presa di posizione che prende le distanze anche da Pechino. Il segretario agli esteri Teodoro Locsin ha dichiarato, infatti, che Manila non seguirà il diktat cinese di tenere le potenze occidentali, Usa compresi, fuori dalle dispute marittime. "Crediamo nel bilanciamento dei poteri e che la libertà dei filippini dipenda dall'equilibrio di poteri nel Mar Cinese Meridionale", ha detto Locsin. E a distanza di poche ore è arrivato il discorso dello stesso Duterte al 75esimo anniversario delle Nazioni Unite. Il presidente filippino ha respinto ogni tentativo esterno di disattendere l'arbitrato dell'Onu del 2016 che aveva dato ragione a Manila in una disputa con Pechino. Si è trattato del discorso più netto in materia da parte di Duterte sin dalla sua nomina a presidente. I suoi rapporti con Xi sono buoni, tanto che Pechino ha promesso alle Filippine un canale prefenziale per il vaccino anti Covid, e alcuni analisti, citati dal South China Morning Post, ritengono che il riposizionamento di Duterte sia motivato dalle critiche interne per la sua politica estera giudicata "troppo morbida" nei confronti della Cina.

moon jae inIl Presidente della Corea del Sud Moon Jae-in

ACCORDO DIFENSIVO ITALIA-COREA - Forse ci siamo. A quasi due anni dall'accordo di cooperazione nel settore della difesa tra Italia e Corea del sud (qui il testo) potrebbe arrivare la ratifica del parlamento italiano. L'accordo era stato firmato a Roma il 17 ottobre 2018 ma finora non era mai stato ratificato. I negoziati erano stati avviati addirittura nel 2011, per essere finalizzati durante la visita del presidente Moon Jae-in a Roma. Ora sembra che i tempi siano maturi. Il sottosegretario di Stato alla Difesa Angelo Tofalo, Movimento Cinque Stelle, è intervenuto in IV commissione alla Camera dei deputati per partecipare alla discussione sulla ratifica ed esecuzione dell'accordo. "L'obiettivo" ha spiegato Tofalo, è quello "di incrementare la cooperazione bilaterale tra le Forze armate dei due paesi, per migliorare le rispettive capacità difensive nel campo addestrativo, tecnologico e industriale". 

Lo stesso Tofalo aveva seguito molto da vicino le ultime fasi che hanno portato all'accordo, visto che era già sottosegretario alla Difesa nel 2018, quando il ministro era ancora Elisabetta Trenta. Nel settembre 2018, Tofalo era stato anche a Seul per partecipare al Defense Dialogue 2018, da dove aveva insistito molto sulla cooperazione in materia di cybersecurity.

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